Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Università degli Studi Roma Tre

Risorse didattiche open a scuola

di Andea Patassini

L’acronimo OER probabilmente è familiare per chi si occupa di didattica, sta per Open Education Resources e indica tutte quelle risorse aperte, e quindi prive delle limitazioni imposte dal diritto d’autore, dedicate a specifici ambiti disciplinari. Le OER possono essere remixate, ovvero è possibile mettere mano su una risorsa e modificarla e integrarla in base alla propria necessità. Infine le OER trovano la loro forza nel fatto che possono essere ridistribuite e offerte liberamente ad altri che ne vorranno fare uso. Senza dubbio è grazie alla natura digitale che una OER garantisce facilità di uso, di remix e di distribuzione. Ma quali contenuti possono essere OER? Cito un passaggio di un post di Andreas Formiconi proprio sulle OER:

Una OER può essere tante cose. Un intero corso universitario, con dispense in formato pdf, con audio o video delle lezioni del professore, con riferimenti, esercizi e soluzioni, magari laboratori virtuali. Può essere una lezione sulla teoria della relatività generale di un fisico famoso o una lezione su di un argomento molto più elementare, come per esempio la derivata. Una OER può essere una voce enciclopedica, per esempio di Wikipedia. La pagina di un blog su di un certo argomento. […] Potrebbe per esempio essere la descrizione di un argomento fatta da uno studente allo scopo di chiarirsi le idee […] Potrebbe anche essere un video che ti spiega come utilizzare l’accessorio per fare occhielli con la macchina da cucire o come fare un certo formaggio o come aggiungere un feed a un aggregatore e un’infinità di altre cose.

La logica open nel campo delle risorse didattiche non facilita solamente gli aspetti tecnico-logistci, ma favorisce fortemente le pratiche di condivisione e collaborazione per la costruzione e la diffusione di sapere. Tematiche per nulla banali. Provare a far uso di OER comporta anche un cambiamento delle metodologie adottate nella didattica da parte dell’insegnante e allo stesso tempo un approccio differente allo studio dello studente.

Immagine tratta dal sito Oer Worshop http://o-know.org/?page_id=428

Immagine tratta dal sito Oer Workshop

Nel nostro paese da diverso tempo se ne parla. Possiamo annoverare iniziative di autoproduzione, alcune di queste molto conosciute, condotte da istituti scolastici non sempre pienamente open. Altre frutto dell’impegno di singoli docenti. Ma nella sostanza la cultura open a scuola ad oggi non trova grande spazio. Ultimamente lo stesso MIUR è intervenuto sul tema, lo scorso aprile ha di fatto aperto ufficialmente all’uso di contenuti didattici prodotti dagli insegnanti in sostituzione dei testi scolastici. Il Ministero reputa essenziale la registrazione delle opere didattiche con licenza che ne garantisca la condivisione e la distribuzione gratuita. Insomma, il riferimento a parte delle caratteristiche riscontrabili nelle cosiddette OER è esplicito.

Nella recente consultazione da poco conclusa proposta dal MIUR e denominata #labuonascuola, c’è stata anche la proposta di Italian Linux Society e Wikimedia Italia (con grande sostegno da parte dei partecipanti alla consultazione) per aprire la scuola alla cultura open con progetti specifici come, ad esempio, l’adozione di testi liberi con licenza open che possano essere rielaborati dai docenti e organizzati a seconda delle necessità didattiche.

Produrre contenuti didattici non è cosa semplice. Richiede tempo e fatica. Gli insegnanti che intraprendono questa strada dedicano forze e disponibilità nel progettare e sviluppare risorse didattiche alternative ai libri di testo. Non solo, mettono in gioco le loro competenze tecniche ma anche, e soprattutto, metodologiche. Ci ha raccontato la sua esperienza a riguardo Anna Rita Vizzari nel blog.

remix_oer

La sensazione, ad oggi, è che attorno l’applicazione reale delle logiche open nella scuola emergano con forza degli ostacoli non ancora superati. Quali? Senza dubbio la presenza di infrastrutture che garantiscano una connessione di qualità in tutte le classi favorirebbe la crescita di queste pratiche. E i dati, purtroppo, parlano di quasi la metà delle aule scolastiche italiane prive di connessione alla rete e un rapporto studente per computer troppo basso (1 ogni 15 studenti in primaria, 1 ogni 11 studenti alla secondaria di primo grado, 1 ogni 8 studenti alla secondaria di secondo grado).

Produrre OER costa tempo e fatica. La sostenibilità di un’operazione simile deve prevedere un modello che sappia non solo valutare la qualità delle risorse prodotte ma anche un riconoscimento (economico e istituzionale) da parte delle MIUR per gli insegnanti e gli istituti impegnanti nella produzione e diffusione di OER. Difficile poter pensare che l’offerta degli editori di testi scolastici possa essere sostituita e trasferita sulle spalle del singolo docente. Le istituzioni devono contribuire offrendo sostegno, collaborazione e informazione soprattutto nella fase di avvio del progetto. Certo, qualora si sviluppasse una rete di insegnanti e istituti scolastici capaci di condividere e collaborare nello sviluppo di risorse didattiche, un’operazione simile potrebbe essere considerata sostenibile. Ma ad oggi restano molti i punti interrogativi. Ne parla ampiamente Paolo Ferri analizzando come per l’attuale anno scolastico:

pochissime scuole si sono avvalse della possibilità di non adottare libri di testo, o di renderne opzionale l’adozione e meno ancora hanno adottato “Libri digitali” o sarebbe meglio dire “Basi dati digitali” per l’apprendimento. La stragrande maggioranza degli insegnati ha mantenuto il “vecchio sistema” cartaceo gutemberghiano e nelle liste di adozione delle scuole, consegnate ai genitori, figurano, ancora tutti i libri di tutte le materie come acquisto “obbligatorio” per i genitori.

L’analisi di Ferri analizza i diversi fattori che a suo parere determinano l’attuale stallo del progetto. E di certo non farebbero miracoli, ma se il MIUR riuscisse a diffondere le linee guida destinate a docenti e istituti scolastici per illustrare nel dettaglio come muoversi nella produzione di risorse didattiche, già sarebbe qualcosa. Accennate nella nota dello scorso aprile e promesse entro la fine del precedente anno scolastico, ad oggi le linee guida ancora non sono presenti.

Informazioni su andreapatassini

Andrea Patassini detto Patassa si occupa di tecnologie per l'apprendimento, e-learning, coding e pensiero computazionale. Appassionato di fumetti (in tutte le salse), deve capire come far entrare in libreria tutti i numeri del Topo.

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Questa voce è stata pubblicata il 21 novembre 2014 da in Uncategorized con tag , , , , , , , , .

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