Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Università degli Studi Roma Tre

Parola di Pollicina

di Valentina Pescatore

Cosa può offrire di nuovo un corso di Didattica Generale ad una carica di matricole?
Sulla scorta di Serres, deve essere questo l’interrogativo che ha animato la professoressa Ornella Martini quando si è trovata di fronte una schiera di Pollicini e Pollicine, già pronti a sfoderare i loro magici smartphone come antidoto alla noia. Un vento di cambiamento ha investito già la prima lezione: i confini gerarchici sono saltati e l’insegnante, in giro tra i banchi, ha dimenticato il suo ruolo ex cathedra e ha restituito una voce agli alunni. Il primo tema da affrontare, attraverso una comunicazione che fosse etimologicamente un “mettere in comune, condividere”, è legato alla forma (non solo materiale, ma anche mentis) del libro: Pollicina e Pollicino sono disposti ad abbandonare le frontiere sicure del libro cartaceo, avventurandosi su sentieri più liberi e selvaggi di parole, attraverso i formati digitali?
Questa provocazione è rimasta sospesa, mentre le lezioni successive hanno visto in cattedra Kung Fu Panda, Topolino, un ricercatore amante dei fumetti e, attraverso un rovesciamento quasi carnevalesco dei ruoli, gli stessi studenti del corso hanno tenuto alcune lezioni; non sono stati offerti contenuti di cui riempire le teste, ma bagliori attraverso cui illuminare percorsi didattici da re-inventare.
Il filo rosso che ha legato un’ora all’altra sembrava essere un ennesimo interrogativo: si può imparare attraverso un cartone, un fumetto, un’app di gioco e un qualsiasi altro strumento diverso dal libro, canonico e secolare depositario del sapere?
Tutti gli studenti del corso, insegnanti di bambini che forse non sono ancora neppure nati, sono stati chiamati a riflettere su quale voce conferire alla propria didattica: una voce autoritaria che proceda ad un monologo, nel tentativo di sedare tutti i bisbigli di sottofondo o una voce che muti continuamente di intensità e sfumature e lasci anche il giusto spazio alla realtà che ciascun bambino porta con sé?
Come Papert suggerisce, si tratta spesso di scegliere tra “un insegnamento pulito” e un “insegnamento sporco”, ben esemplificati dal film Dirty Dancing; quando Baby impara il fox-trot lo fa attraverso un apprendimento di passi ben definiti, schematici, mentre con l’istruttore di ballo, al quale la lega una tensione erotica che cresce progressivamente, sperimenta il modello di “apprendimento sporco”. Ascolta la musica e ne segue il ritmo attraverso i battiti cardiaci, cerca di acquisire equilibrio e postura camminando su un ponte stretto e i luoghi di apprendimento ampliano così i loro confini, non coincidendo più esclusivamente con la sala da ballo.
Il corso di Didattica Generale si è orientato, senz’altro, più su questo secondo tipo di apprendimento, tentando anche di vincere i limiti fisici e temporali della lezione in aula, attraverso l’apertura di un forum di discussione online; agli alunni non è stato offerto un metodo da seguire, ma sono state svelate alcune tecniche e possibilità da esplorare, in una realtà volubile e fluttuante come quella torre immaginata da Serres, al posto dell’irraggiungibile e immobile Eiffel. È stato tempo quindi di moltiplicare idee ed interrogativi, e forse non ancora di rispondere: parola di una giovane Pollicina.

 

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Informazioni su ornellamartini

Vivo e lavoro tra città e campagna: Roma e Rieti. Insegno all'Università e cucino al Fienile di Orazio. Lavoro la creta, leggo, organizzo attività educative all'insegna dell'emozione per bambini e ragazzi. Adoro stare là da noi in campagna, ascoltare l'Opera, chiacchierare con mio marito e mia figlia. E poi mi piace fare e comprare bigiotteria creativa, camminare, andare a cavallo e tante altre cose che non c'è bisogno di dire tutte qui.

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