Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Università degli Studi Roma Tre

Il POLIticamente scorretto

di Roberto Maragliano

Insomma, sembra proprio che, proprio nell’anno dell’anniversario, Shakespeare non se la passi bene. L’ultima conferma della sua pericolante situazione ci viene dall’Università di Pennsylvania, dove gli studenti hanno rimosso la sua immagine per sostituirla con quella di una poetessa lesbica (vedi qui). In gioco ci sarebbe una questione di correttezza politica, o, se vogliamo, pedagogica. Certo il Bardo non è campione di politesse idiomatica. Ma è altrisì evidente che il  ‘politicamente corretto’ non smette di fare proseliti nelle istituzioni culturali ed educative, laggiù, e pure quaggiù. Il che dà adito a comportamenti a dir poco imbarazzanti.

Certo, lo sappiamo bene che le risorse della stupidità umana sono infinite. Ma attenzione, sarebbe scorretto (appunto!) che ci sbarazzassimo di quello come di altri sintomatici avvenimenti con una semplice scrollata di spalle. C’è dell’altro.

Andrebbe infatti riconosciuto che fenomeni come l’inattesa affermazione di Trump negli USA o, in casa nostra, il coinvolgimento della collettività in un confronto referendario a bassissimo tasso di elaborazione politico/culturale possano essere intesi come esplicite, lampanti affermazioni del ‘politicamente scorretto’. I ‘corretti’ che dalle loro linde tribune danno per certi determinati esiti e la realtà sporca che si incarica di smentirli: questo sarebbe lo scenario. Diventa difficile, allora, scartare l’idea che il verbo della correttezza così massicciamente coniugato possa anche aver generato e generare il suo contrario. Poi, visto che ci siamo, come  non inscrivere in questa fenomenologia la recente decisione della Presidente della Camera Laura Boldrini di rendere pubblici non solo alcuni dei messaggi oltraggiosi a lei rivolti nei social ma anche l’identità dei loro estensori? Nel produrre quella stessa aggressività personale che si vorrebbe denunciare e combattere non si rischia una volta di più di trasformare il corretto in scorretto? Comunque, per quest’ultima vicenda rimando all’equilibrata presa di posizione di Giovanni Boccia Artieri che non a caso ci vede un problema di educazione e soprattutto di autoeducazione, anche ai social.

Quel che preme, qui, è additare il risvolto ideologico della questione, e mettere noi tutti in guardia da uno dei più gravi e ricorrenti rischi di una certa pedagogia verbaiolesca, vale a dire quell’ipocrisia che il conformismo linguistico finisce perlopiù col generare e legittimare. Che sia giunto il momento di reagire a questo andazzo lo mette in evidenza anche la stessa voce Politicamente corretto di Wikipedia, che dedica più spazio e impegno di elaborazione alla pars destruens che a quella costruens  (detto fra parentesi: se vogliamo ‘testare il mondo’ per come è configurato oggi, stiamone certi, Wikipedia ci dà più risorse e informazioni di quanto non faccia la più autorevole delle enciclopedie profumate dalla carta). E allora, come evitare di pensare che quella “sorta di pensiero unico che limita la libertà d’espressione”, quella “forma di ipocrisia istituzionale, che si limita a cambiare la ‘forma’, cioè le parole, senza intervenire sostanzialmente sul problema”, come non pensare che tutto questo ‘correttume di faccciata’ abbia intaccato e intacchi anche l’area dell’educativo, così sensibile alle questioni di lingua?


politically-correctness-3

Personalmente per anni ho visto caterve di studenti prendere appunti da lezioni cattedratiche e poi sottoporsi a testi analitici su argomenti come creatività e costruttivismo, senza che quel che si chiedeva loro di riprodurre potesse (anzi dovesse) andare al di là di un giusto e corretto parlare pedagogico. Ragion per cui non mi sorprendo se ora anche su un tema delicatissimo come quello del titolo di studio universitario e della certificazione che sancirebbe di terminate competenze stiano emergendo accenti di manifesta scorrettezza, come quello documentato qui, nel cui spirito pienamente mi riconosco.

Dunque, si tratta di una questione serissima. Nel rappresentarsi un mondo bello e pulito il politicamente (e il pedagogicamente) corretto si illude che esso corrisponda alle sue parole e questo gli impedisce di vederlo per quel che veramente è. Non solo, è da mettere in conto che il diffondersi di un tale atteggiamento, soprattutto nelle sue forme più estreme, possa generare una reazione contraria da parte della realtà esterna, o possa esso stesso produrla.

Come uscirne? Poiché siamo prossimi al periodo festivo permettetemi di celiare, ma nemmeno troppo. Io una formula ce l’avrei,  ed è questa: ‘cultura, leggerezza, ironia’. Si tratta di una terna virtuosa, dove, com’è evidente, ciascun elemento poggia sull’altro, non potendo  sopravvivere senza. Da dove la ricavo? Semplicissimo: è inscritta nell’inizio delle due parole chiave che ho richiamato qui: ‘politicamente’, ‘politesse’. L’avrete capito: è il ‘poli’ con la maiuscola, il grandissimo Paolo Poli, è suo prezioso quanto inusuale insegnamento del ‘lasciatemi e lasciatevi divertire‘.

Guardatevi questa intervista del 2007. Godetevi le espressioni del volto alle domande ‘corrette’ e il tono delle risposte ‘scorrette’. Teatro puro. E tanti auguri!

 

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Informazioni su Roberto Maragliano

Il Piccolo dizionario delle tecnologie audiovisive, scritto assieme a Benedetto Vertecchi, è del 1974. Da allora non ho smesso di occuparmi di quelle cose. Da persona che sta dentro il rapporto tra formazione e media, non sono le tecnologie che mi preoccupano, ma gli atteggiamenti superficiali di tanti nei confronti delle tecnologie.

Un commento su “Il POLIticamente scorretto

  1. Elena Ferro
    17 dicembre 2016

    Ciao, ho trovato la bugia della Fedeli una brutta pagina nella storia delle donne che raggiungono posizioni di potere. Non era necessario per lei mentire, sarebbe diventata ministro lo stesso. Chi non ha stima di se stessa non può dirigere la scuola. Grazie per il video di Poli, lui è sempre un gigante

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