Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Università degli Studi Roma Tre

Tutti al Mare

IMG_20160713_164703Questo post racconta come io e Irene abbiamo vissuto la partecipazione a “Mare di libri”, il Festival dei ragazzi che leggono, dalle aspettative alla delusione. Resta comunque il fatto che la manifestazione è molto particolare, significativa, illuminante, soprattutto perché rivela che esistono tante ragazze e tanti ragazzi che leggono per piacere, e tantissimi bei libri, conosciuti tra i ragazzi, che non bucano sempre la cortina di ferro dell’informazione che insegue la fama.
Straordinario, dunque, il merito di Mare di libri, il Festival dei ragazzi che leggono, iniziativa nata nel 2008 da un’idea delle libraie della libreria dei ragazzi ‘Viale dei Ciliegi 17’ (per chi non dovesse ricordare è l’indirizzo della casa dove si svolge Mary Poppins) di Rimini, con la collaborazione della casa editrice Rizzoli, e cresciuta negli anni con la partecipazione di sponsor importanti della zona. Il centro storico della città, per 3 giorni intorno alla metà di giugno, ogni anno supporta attivamente la realizzazione del Festival. Il sito racconta tutta la storia, dall’idea alla creazione dell’Associazione “Mare di libri”, dal rapporto con gli autori alla forza più importante e significativa: il gruppo di 100 volontari, tutti ragazzi e ragazze, che concretamente fanno il Festival.
Mi sembrava una iniziativa così entusiasmante che siamo partite a febbraio, prima per inviare il curriculum di Irene per la selezione dei volontari, poi per chiedere l’accredito stampa per documentare e raccontare sul blog quello che avrei visto e ascoltato e, infine, per prenotare l’albergo.
Una delusione è arrivata quasi subito, quando la responsabile ha informato Irene che il numero dei volontari era già coperto. Poi abbiamo capito il perché: i ragazzi sono tutti della provincia, visto il coinvolgimento delle scuole, delle amministrazioni locali e degli sponsor; il Festival è organizzato e gestito con la stessa logica imprenditoriale e commerciale che fa della riviera romagnola una delle industrie più remunerative di tutta l’economia italiana. “Mare di libri” ormai è un marchio locale che lavora tutto l’anno per la libreria, la città, la Provincia.
Tutto bene, ma non del tutto. Provo a spiegare perché la penso così.
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IMG_20160617_101417Un selfie di inizio ci voleva, per comunicare tutta la nostra fiducia. Di buon mattino, venerdì 17 giugno 2016 ci siamo messe in cammino dal mare a “Mare di libri”, nel centro città, dove il Festival si articola in sedi diverse e tutte molto belle.
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Qui, al punto Informazioni, ho avuto il primo pensiero negativo quando, seguendo l’interazione tra Irene e le volontarie (i volontari vengono formati e utilizzati secondo un criterio industriale, cioè scolastico: a ognuno la sua funzione specifica e parziale), ho pensato: “Uhm, forse potrebbero essere più espansive con una ragazza venuta apposta fino qui, magari regalarle la spilletta del Festival, salutandola con un: ‘Ciaooo, da dove vieni? Benvenuta al Festival! Tieni la spilletta e fai da testimone.’ Bla bla bla. Io farei così”.
La spilletta costa 1 euro. La maglietta e lo shopper non ricordo ma sono tra i 10 e i 15. Ogni evento almeno 3 euro e se tu prima non saldi quelli che hai prenotato, lascia perdere; così i volontari sono addestrati a scrivere le ricevute, darti i biglietti e colorare le caselline di una griglia che, evento per evento, misura la corrispondenza tra prenotazioni e biglietti venduti. Vabbe’, è il business, bellezza.
Il secondo passaggio è stato il ritiro del pass Stampa per me, semplice ma poco comunicativo; leggermente fastidioso perché c’erano limiti di accesso per gli adulti, anche addetti stampa, agli eventi, alcuni addirittura proibiti come, ad esempio, le colazioni con gli autori. Altro pensiero. Chissà perché mi immaginavo una situazione colorata, rumorosa, solidale, amichevole, calorosa, partendo dall’idea che, se lasci ragazzi e ragazze fare delle cose da adulti, le fanno a modo loro e non possono che essere rumorose, calorose, amichevoli. Se tu, invece, li addestri come simil-adulti, seri e compassati, ne annulli la vitalità, magari pressapochista e un po’ confusa, e li rendi fantoccini poco credibili. Sarò io esagerata ma mi sentivo quasi imbarazzata a comportarmi da adulta con finti-adulti, pure contenti di sostenere quel ruolo. Ora so che, addirittura, fra i tanti premi che costituiscono la liturgia del Festival, c’è anche il premio alla volontaria, barra volontario, migliore.
Vabbe’, forse sono io che non capisco.
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DSC_0080Eccoci qui, all’unico incontro piacevole al quale ho partecipato tra i numerosi, francamente noiosi, incontri con gli autori previsti dal programma: Licia Troisi, dottore di ricerca in astrofisica, ormai scrittrice affermata di saghe Fantasy come I regni di Nashira, Il mondo emerso, La ragazza drago (mi piacerebbe ragionare sull’estetica delle copertine di tutti i suoi libri), ha raccontato l’astrofisica come ‘geografia’ dei suoi romanzi. L’ha raccontata molto bene, con accento romano e grande capacità divulgativa. Alla fine, come ogni volta, il rituale della fila per avere l’autografo.
Non ho mai nutrito questo bisogno né il desiderio di incontrare gli autori dei miei libri (anche perché molti di questi sono classici i cui autori sono defunti da un pezzo); non comprendo, quindi, il piacere di collezionare autografi, l’unico in tutta la mia vita, superando una vergogna paralizzante, l’ho chiesto per Irene a Gigi Proietti, seduto lì, al tavolino accanto al mio nel giardino del Globe Theatre a Roma. Irene non mi avrebbe mai perdonata!
Non ho mai capito che cosa l’incontro con un autore, per di più intervistato da un unico mediatore già scelto e con domande preparate, possa offrire alla lettura e al rapporto d’amore e di piacere con un libro. Ci penso sempre, ovviamente ci ho pensato intensamente durante quelle sedute, cercando una spiegazione anche nel bisogno dei lettori giovani di amplificare l’atto di lettura con testimonianze, rituali, presenze, contatti, fisici, che vivificano l’immaginario dei libri. Ci ho provato ma non ci sono riuscita: per me, gli incontri con gli autori sono noiosissimi e inutili.
A “Mare di libri”, in particolare, ho pensato, e qui, ormai, ero ai ferri corti con la visione complessiva del Festival: ‘Scusa, ma se hai 100 volontari tra i 15 e i 17 anni a cui fai fare tutti i servizi di servizio, perché non fai fare loro anche le interviste agli autori, invece che affidarle ad altri autori, oppure ad esperti o boh, a chissà chi, comunque adulti? Scusa, se i volontari, ragazze e ragazzi, fanno il Festival, fallo fare a loro completamente, non li usi solo come guardiani o portatori di microfono, mettendoli nelle prime file a riempire’.
Vabbe’, allora sono proprio io.
Gli incontri con gli autori erano noiosi, la gara di lettura tra le classi di scuola media coinvolte troppo scolastica, i laboratori pratici vietati agli adulti (Irene ha partecipato a quello sulla scienza in cucina e le è piaciuto), i giochi tipo Quidditch, inventati in un’altra saga dai suoi due autori, di nuovo vietati. Un sacco di appuntamenti, dibattiti e incontri con gli autori: per fare cosa? Per cosa comprendere, scoprire, inventare? IMG_20160618_122309

In piazza Cavour, comunque, i caffè sono ben forniti, seppure parecchio costosi, e gli aperitivi molto belli.
Alla fine, sedute sugli scalini del Palazzo del Podestà, aspettando l’ultimo degli incontri a cui eravamo disposte a presenziare, quello con Jennifer Niven, l’autrice di Raccontami di un giorno perfetto, vincitrice del premio “Mare di libri” 2016, ci siamo guardate e dette che ci eravamo rotte. Ce ne siamo andate prima del previsto, mentre pensavo: ‘ Scusa, d’accordo che fai il Festival secondo le usanze perché se hai a che fare con i libri mica puoi  osare più di tanto; d’accordo che hai messo sù una macchina che fa girare e ammucchiare parecchi soldini; d’accordo, ma se investissi questa straordinaria forza d’urto che sono i tuoi volontari giovani lettori in un programma di performances di lettura: sulle spiagge, dentro gli hotel, in piazza, nei caffè, nei parchi gioco, inventando giochi e attività insieme a loro, testimonial entusiasti ed esperti, lavorando a diffondere i semi del piacere di leggere, alla fine non guadagneresti di più? I produttori di ciliege e di pesche delle campagne a ridosso del litorale, però, erano andati sulle spiagge a offrire la loro frutta invitando i vacanzieri super-attivi o super-pigri ad andare a visitare le loro aziende; non si potrebbe fare una cosa simile con i libri? Forse qualche autore in meno compenserebbe minori entrate dagli incontri con gli autori, e così via.
I volontari giovani giovani come uccelli in libertà che aiutano l’impollinazione del seme del piacere di leggere. Io la farei così’.
‘Mamma. MAMMA. SMETTILA. Smettila di pensare a cosa si potrebbe fare, tanto nessuno ha la voglia di fare di più’.
Ecco Irene e il suo richiamo al senso di realtà.
Eppure, tanti di quei libri sono così belli! Prendi la cinquina di quelli selezionati dai giovani lettori per il premio “Mare di libri” 2016, vinto proprio da Jennifer Niven.
Quante cose si potrebbero fare diversamente! Eppure, sono contenta che “Mare di libri” esista.
Partiamo.
Foto da Ornella ­ƒîÀ
Un selfie di fine ci voleva per comunicare la nostra delusione.

Informazioni su ornellamartini

Vivo e lavoro tra città e campagna: Roma e Rieti. Insegno all'Università e cucino al Fienile di Orazio. Lavoro la creta, leggo, organizzo attività educative all'insegna dell'emozione per bambini e ragazzi. Adoro stare là da noi in campagna, ascoltare l'Opera, chiacchierare con mio marito e mia figlia. E poi mi piace fare e comprare bigiotteria creativa, camminare, andare a cavallo e tante altre cose che non c'è bisogno di dire tutte qui.

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