Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Università degli Studi Roma Tre

Brucare libri

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di Roberto Maragliano

“<No, io leggo solo su carta. Vuoi mettere il profumo dei libri?>: questo è quello che mi dice l’80% di quelli con cui parlo di ebook. Io ero (cioè, in parte lo sono ancora) una capra: le mie letture andavano a stagioni e variavano in funzione della mia vicinanza a una libreria. Adesso (post Kindle) sto diventando una lettrice vorace anche se un po’ disordinata. Mi viene da domandarmi se gli ebook siano un sostituito dei libri di carta o se in realtà servano a incoraggiare le capre (come me) alla lettura”.

capra libro

Questa frase m’è capitata sotto gli occhi, grazie al motore di ricerca. L’ha messa su Facebook quasi due anni fa Rossella Cenini, alla quale ho chiesto, assieme all’amicizia, l’autorizzazione a riportarla qui, come ulteriore tassello di un discorso sulle metamorfosi in atto della forma libro.
Perché, quelli che ci seguono lo sanno, questo blog si propone, tra gli altri,  l’obiettivo di sdrammatizzare la questione “libro cartaceo contro libro digitale”, e lo fa sostenendo che c’è posto per tutto e per tutti, almeno nella fase di trasformazione delle pratiche del comunicare che stiamo tutti attraversando, i volenti così come i nolenti. Sempre che, sia per consapevole prevaricazione sia per ignoranza subita o praticata, questo spazio di confronto non lo si voglia escludere a priori negando e negandosi la possibilità di porre le due opzioni sullo stesso piano, e dunque di individuare e soppesare e mettere serenamente a raffronto i vantaggi e i limiti dell’una come dell’altra soluzione.
Se si supera questo pregiudizio, e per riuscirci occorre fare i conti non solo con le sue matrici ideologiche ma anche con i molto materiali interessi cui risponde, tutto uno spazio di analisi e di confronto viene a delinearsi e, con esso, si aprono squarci di indubbio interesse su un reale presente più che su un ipotetico futuro .

È come con il Brexit, verrebbe da pensare. I giovani, interrogati a scuola e all’università, rispondono di preferire la carta. Ma fuori di lì sono rintracciati? Gli è stato chiesto, fuori, qualcosa dei loro consumi librari? No, i pochi tra i giovani che hanno votato, in Inghilterra, l’hanno fatto a favore della non uscita, gli altri non sono andati alle urne. Per riprendere la metafora di Rossella Cenini, è così sicuro che le capre quando leggono, quando si sentono veramente libere di scegliere, e al limite di contravvenire alle regole piratando, sono per il remain, sono per l’aroma della carta? Personalmente ho qualche dubbio. E mi conforta, in questo, la politica non solo commerciale, ma anche comunicativa dei pochi editori nostrani che, come Newton Compton, a quel tipo di utenza prioritariamente si rivolgono.

Anche questo lo sa chi ci segue, il nostro gruppo cerca di affrontare il tema in tutte le sue facce: ci confrontiamo con la questione del libro digitale non solo come studiosi dei media e della loro valenza educativa, non solo come utenti lettori (se mai vi interessa, il mio rapporto attuale di acquirente e utente fra libro di carta e libro di bit è di uno a cinque), ma anche come autori e produttori interessati ad esplorare le nuove opportunità che il libro digitale apre a chi è interessato a cogliere nel rapporto fra media ed educazione elementi di mobilità e di reciproco condizionamento. Tema quest’ultimo, delle metamorfosi nei regimi del sapere e del comunicare, che dovrebbe attrarre e coinvolgere più di ogni altro chi si occupa di editoria scolastica e universitaria, e che invece, da noi, è inteso come una turbativa, un incidente di percorso, un qualcosa che dev’essere ridimensionato o rimosso.

studiolo

“In quella libraria i libri tutti sono belli in superlativo grado, tutti iscritti a penna, e non ve n’è ignuno a stampa, chè se ne sarebbe vergognato, tutti miniati elegantissimamente, et non v’è ignuno che non sia scritto in cavretto”. Ecco, memori e allo stesso tempo immemori della biblioteca di Federico da Montefeltro di cui dice Vespasiano da Bisticci, nella loro, di biblioteca, l’intellettuale e ancor più il funzionario dell’intellettualità nostrana (a cominciare dall’accademico) vogliono “libri in superlativo grado” tutti a stampa, perché se ce ne fosse uno di digitale fattura se ne vergognerebbero.

Si sa, anche se spesso lo si vuole ignorare: la storia non è lineare, bensì circolare. E a volte le cavrette ritornano.

Informazioni su Roberto Maragliano

Il Piccolo dizionario delle tecnologie audiovisive, scritto assieme a Benedetto Vertecchi, è del 1974. Da allora non ho smesso di occuparmi di quelle cose. Da persona che sta dentro il rapporto tra formazione e media, non sono le tecnologie che mi preoccupano, ma gli atteggiamenti superficiali di tanti nei confronti delle tecnologie.

4 commenti su “Brucare libri

  1. Pingback: Brucare libri | Laboratorio di Tecnologie Audiovisive | Lim e dintorni

  2. soudaz
    1 luglio 2016
  3. jeanpaul27
    9 luglio 2016

    L’ha ribloggato su ePUBpublishing.

  4. jeanpaul27
    9 luglio 2016

    Grazie Roberto. Condivido lettera per lettera! ‘Il profumo della carta’ e ‘il bello del digitale’ sono quasi sempre scuse che mascherano il fatto che si legge poco. Sia di qua che di là.

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Questa voce è stata pubblicata il 1 luglio 2016 da in Incazzature con tag , , , , , , , , , , , .

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