Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Università degli Studi Roma Tre

Saggezza di Panza

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di Ornella Martini
Di mattina presto presto, mentre scendevo dal cucuzzolo per andare a Roma, ho ascoltato l’ultimo capitolo di Don Chisciotte. Sublime. Così, per il momento, mi sono congedata da lui, dal ‘vero’ Don Chisciotte  e da quella che, come recita il suo epitaffio, “fu sua avventura viver pazzo e morir rinsavito”.
effdd3263752480f4b3d7c0c9f888d11Al momento, ho lasciato anche Sancho Panza, affranto per la perdita del suo padrone ma, in fondo in fondo, sereno e contento per l’eredità ricevuta. E ora, proprio di lui e della sua saggezza pratica ho bisogno per andare là dove voglio andare con questo post.

La casa era tutta in subbuglio, ma, ciò nonostante, la nipote mangiava, la governante beveva e Sancho Panza se la godeva, perché il fatto di ereditare cancella un po’ o attenua il rimpianto e la pena che è naturale il morto lasci.

Sancho è analfabeta e contadino, sveglio e pratico delle cose della vita; ha un naturale buon senso e capacità intuitiva di comprendere ciò che è meglio, buono, utile. Sancho sa ascoltare e imparare, ingentilendo la sua abilità comunicativa, immergendosi nell’immaginazione fantastica di Don Chisciotte, senza per questo perdere nulla della sua irriducibile visione realistica.
Sancho è saggio, di quella saggezza appresa dall’esperienza e dall’osservazione cruda e diretta del mondo.

E questi rispose ch’era vero quanto diceva il suo avversario, ma che gli aveva offerto solo quattro reali, perché spesso gliene dava altrettanti, che quelli che aspettano la mancia devono essere cortesi e prendere con lieto viso ciò che si dà loro, senza mettersi a fare i conti con chi ha vinto, a meno che non sappiano di certo che sono bari e che il loro guadagno è disonesto; e che non c’era prova migliore ch’egli era un galantuomo, e non un ladro come diceva quello, del non aver voluto dargli nulla, perché i bari devono sempre pagare il tributo a chi assiste al giuoco e li conosce.
– È vero, – disse il maggiordomo. – Veda la signoria vostra, signor governatore, che cosa si deve fare di questi uomini.
– Bisogna fare questo, – rispose Sancio, – voi, che avete vinto, galantuomo o mascalzone o né l’uno né l’altro, date subito a questo vostro contendente cento reali, e inoltre dovrete sborsarne trenta per i poveri del carcere; e voi, che non avete né arte né parte e in quest’isola siete la maggior parte, prendete subito quei cento reali ed entro domani partite da qui, bandito per dieci anni, sotto pena, se doveste violare il bando, di compierli nell’altra vita, perché io vi impicco e vi metto alla gogna o per lo meno lo farà il boia per mio comando; e nessuno mi contraddica, altrimenti sarà castigato.
L’uno contò il denaro, l’altro lo ricevette; questi partì dall’isola, se ne tornò a casa sua, e il governatore restò lì dicendo:
– O io non ne ho il potere, o se lo ho, voglio abolire queste case da giuoco; perché ho l’impressione che siano molto dannose.

IMG_20150501_162218[1]A lui ho pensato quando mi hanno raccontato la storia, assolutamente VERA, di un contadino di 75 anni, parente di una nostra amica di paese, che è stato bocciato, ripeto BOCCIATO, all’esame scritto, rigorosamente in forma di test a risposta multipla, a crocette, come dicono gli studenti, alla fine del corso obbligatorio per ottenere il patentino per l’acquisto e l’uso del verderame (anticrittogamico a base di rame, ammesso anche nell’agricoltura biologica). Questo povero signore, umiliato dopo una vita di pratica agricola empirica, non soltanto si sente un incapace, ora vuole anche abbandonare la sua vigna che, in ogni caso, rischia di andare in malora senza le cure necessarie preventive del verderame (venduto come “poltiglia bordolese”).
Stessa cosa ormai vale per l’autorizzazione a usare il trattore e la moto-sega. Ogni volta si paga per ottenerle e si paga di più se si vuole ottenerle con l’aiuto degli esperti: agronomi di solito, burocrati della Provincia, quasi sempre, o delle ASL, e così via.
Gli ‘uffici preposti’, non si chiamano così?, motivano queste azioni formative sbandierando ragioni di sicurezza personale e ambientale, ma il sospetto è un altro: quello di ottenere balzelli e di  giustificare la presenza sul pianeta di intere genie di tecnici ed esperti vestiti per benino che un piede sulla terra dei contadini, degli allevatori, non lo mettono mai per non sporcarsi, non tanto le mani, quanto proprio le loro scarpe griffate. Altrimenti, se davvero si volesse aiutare contadini e allevatori (o qualunque altra categoria artigiana e micro-imprenditoriale) e, al tempo stesso, promuovere una politica ambientale seria e diffusa attraverso la formazione sul campo, si andrebbe in campo, appunto, a vedere come le persone fanno le cose, come usano gli attrezzi, se hanno consapevolezza della loro eventuale possibile pericolosità, aiutandole a risolvere problemi, aggiustare procedure dannose o pericolose, senza penalizzare, perseguire, umiliare, danneggiare nessuno. Non è profondo buon senso, questo? Saggezza pratica? Rispetto? Aiuto concreto alle persone e alla terra che tutti ospita?
Cosa penserebbe Sancho, invece, di tutta quella boria, presunzione, inutilità, dannosità?

– E nessuno si burli di me perché o siamo o non siamo governatori; viviamo tutti e mangiamo in santa pace e in ottima compagnia, che quando Iddio manda il sole lo manda per tutti. Io governo quest’isola senza perdere quel diritto che mi spetta e senza pigliare più di quello che mi appartiene; ora ognuno stia in guardia, e abbia occhi in testa, perché io gli fo sapere che il diavolo è sottile, e che se sarò provocato farò vedere cose stupefacenti; che non si deve fare il miele perché venga mangiato dalle mosche.

 

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Informazioni su ornellamartini

Vivo e lavoro tra città e campagna: Roma e Rieti. Insegno all'Università e cucino al Fienile di Orazio. Lavoro la creta, leggo, organizzo attività educative all'insegna dell'emozione per bambini e ragazzi. Adoro stare là da noi in campagna, ascoltare l'Opera, chiacchierare con mio marito e mia figlia. E poi mi piace fare e comprare bigiotteria creativa, camminare, andare a cavallo e tante altre cose che non c'è bisogno di dire tutte qui.

2 commenti su “Saggezza di Panza

  1. Antprof
    29 maggio 2016

    Cara Ornella,
    E così ho pensato anch’io…non sarebbe un buon modo da ‘trasferire’ nella scuola? Valutare una competenza, non è forse questo? A volte si è competenti anche senza conoscenze formalizzate…le conoscenze non formalizzate mi hanno sempre affascinato.

  2. adrianapa
    29 maggio 2016

    L’ha ribloggato su scrivere in blog.

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Questa voce è stata pubblicata il 26 maggio 2016 da in Il cucuzzolo con tag , , , , , , , , , , , .

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