Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Università degli Studi Roma Tre

Le Metamorfosi: o dell’adolescenza

Narciso-Caravaggio-838x1024di Ornella Martini
“I genitori, prima e oltre ad essere tali, sono persone che dovrebbero essere in grado di esprimere e realizzare il proprio progetto esistenziale; se non si trovano in questa condizione tendono a proiettare sui figli il proprio desiderio, desiderando che essi lo incarnino. Come Narciso che, vedendo proiettato sull’acqua del lago il riflesso del proprio volto, scambia quella immagine per un altro reale distinto da sé e di essa perdutamente s’innamora fino ad uccidersi, così il desiderio di realizzazione esistenziale di tante persone viene s-caricato sul destino dei figli, invece che assunto responsabilmente sul proprio. Narciso-genitore si rispecchia nel destino del figlio, a volte così intensamente da identificarsi con quello, uccidendo la sua aspirazione alla costruzione di un autonomo percorso; nel procedere con questo annullamento, Narciso-genitore finisce con l’autodistruggere la possibilità stessa di realizzarsi come persona”.

Ornella Martini, Dare corpo. Idee scorrette per una buona educazione

Narciso fiore“La metamorfosi si compie all’interno di un nome. Un ragazzo diventa una sindrome che diventa un fiore, restando disperatamente l’io che era. Innamorato, spaventato di sé. Le Metamorfosi di Ovidio sono proprio il poema dell’adolescenza come esperienza della labilità e vulnerabilità dell’identità, mentre il tuo corpo non fa che cambiare, che cambiare te stesso sotto i tuoi stessi occhi. E tu non sai più chi sei. Vorresti amarti di più ma non sai chi dovrebbe amare e chi vorrebbe essere amato. E senti il tremore dell”inespugnabile solitudine’ che punisce ogni bellezza, che ogni bellezza si merita. Ma l’illusione non demorde: il ragazzo Narciso sa bene di essere lui l’oggetto del proprio amore, e ne muore lo stesso; va nell’Ade e continua a specchiarsi nell’acqua del fiume Stige”.

Vittorio Sermonti, Le metamorfosi di Ovidio, Rizzoli, Milano, 2014, p. 12 (dall’Introduzione)

“Gli adolescenti di oggi, pur presentando i caratteri universali descritti da Morin, a partire dagli ultimi quindici anni più o meno (in quanto figli dei figli del baby boom, insomma dei quarantenni, cinquantenni attuali) si ritrovano più nella condizione di Narciso, presi di sé, del loro forgiare il corpo e l’immagine di esso in cui specchiarsi attraverso lo sguardo degli altri, che non in quella di Edipo tormentato dal senso di colpa e dalla paura di infrangere la legge del padre. I loro padri, l’abbiamo già visto, non hanno più né voglia né forza d’incarnare l’autorità, hanno perso i propri riferimenti e li cercano nel volto dei figli; sono ormai, abbiamo visto anche questo, Narcisi perduti nella venerazione di questi o nell’amore della propria proiezione adolescenziale”

Ornella Martini, Dare corpo. Idee scorrette per una buona educazione 

“Ciò che ci capita sempre più spesso di incontrare sono bambini, ragazzi, giovani adulti che sono stati straordinariamente valorizzati, rinforzati, e viceversa poco addestrati all’insuccesso, accompagnati e sostenuti in una continua ricerca di forme originali di appagamento, soddisfazione e realizzazione del Sé, così tanto impreziositi da sembrare imprigionati in teche di cristallo, fragili e poco abituati alle delusioni e alle fatiche”

Gustavo Pietropolli Charmet, Laura Turuani, Narciso innamorato. La fine dell’amore romantico nelle relazioni tra adolescenti, BUR parenting, Milano, 2014, p. 38

Narciso fiore“Ignaro, è sé che desidera, e ammirandolo ammira se stesso,
e nell’attrarre è l’attratto, e accende e brucia a un tempo.
Quanti baci perduti a quella fonte bugiarda!
Quante volte tuffa le braccia nell’acqua per stringere al collo
il collo che vede, ma nulla stringe nell’acqua! Non sa
chi veda, ma chi sta vedendo lo sta consumando d’amore,
e la stessa illusione che inganna i suoi occhi, li provoca.
Sciocco, che annaspi a fare dietro immagini fuggitive?
Chi desideri non esiste; chi ami, ti volti e lo perdi.
Il fantasma che stai contemplando non è che un riflesso. In sé
non c’è: arriva con te, con te si ferma, con te
se ne andrà, se mai riuscirai ad andartene tu”
(continua a leggere il brano in PDF)

Vittorio Sermonti, Le Metamorfosi di Ovidio, Rizzoli, Milano, 2014 (Libro terzo, vv. 425-505)

 

Informazioni su ornellamartini

Vivo e lavoro tra città e campagna: Roma e Rieti. Insegno all'Università e cucino al Fienile di Orazio. Lavoro la creta, leggo, organizzo attività educative all'insegna dell'emozione per bambini e ragazzi. Adoro stare là da noi in campagna, ascoltare l'Opera, chiacchierare con mio marito e mia figlia. E poi mi piace fare e comprare bigiotteria creativa, camminare, andare a cavallo e tante altre cose che non c'è bisogno di dire tutte qui.

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Questa voce è stata pubblicata il 14 aprile 2016 da in Uncategorized con tag , , , , , , , , , , , .

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