Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Università degli Studi Roma Tre

Sto con Poli

di Roberto Maragliano

Ero e sono molto affezionato alla figura di Paolo Poli. Non c’è persona che io abbia amato e che non ricordi seduta accanto in uno dei tanti teatri in cui lui ha lasciato il segno di sé, dai tempi genovesi della Borsa di Arlecchino fino agli ultimi passaggi romani, all’Eliseo. Con Giuseppe, poi, che allora era intimo di Lucia, la sorella di Paolo, capitò di stare assieme a lui per qualche cena o di fargli visita, nella magica casa romana già puntellata di Luzzati.

Poli2Apprezzo il suo modo unico di essere intellettuale, garbato ed antiesibizionistico, mai superficiale: un vero e proprio paradosso, per uno che vive di palcoscenico, e pure una ferma provocazione morale, se si pensa ai riti delle comunità colte del nostro paese, ieri e anche oggi. Ma, soprattutto, la tanta tantissima ironia: cosa assai rara sotto i nostri cieli. Amica ironia: così titolava un saggio di molti anni fa in cui Guido Almansi parlava dello stile italico di un Manzoni, quell’ironia bonaria pensata per un pubblico pigro, sempre pronta ad annunciare se stessa negandosi ogni elemento di ambiguità e veicolando regolarmente significati allegorici e morali. E a questa contrapponeva lo stile inglese di uno Swift, un’ironia tutt’altro che pigra, al contrario scomoda perché propensa ad andare alla ventura, a colpire, postulando partecipazione attiva e intelligente da parte del lettore/spettatore.
Ecco, nel teatro di Paolo Poli e nella sua stessa figura di intellettuale, se un posto c’è per il primo stile è perché se ne faccia amichevole ironia tramite il secondo. Del resto, che altro senso dare, che non sia di intelligente paradosso, al fatto che tra i suoi ultimi impegni ci sia stato l’audiolibro del romanzo e dell’autore su cui non ha mai mancato di ironizzare?

Dunque, sono stato molto contento di leggere, tra i pezzi a lui dedicati sui giornali, quelli in cui se  ne mette in evidenza l’unicità, e non solo rispetto al panorama nazionale: penso a Franco Cordelli che sul Corriere lo tratteggia come “il fratello maggiore e perfido di Carmelo Bene” o a Renato Palazzi che nella Domenica del Sole 24 Ore gli riconosce il ruolo di “coscienza critica di una certa cultura italiana retorica e provinciale, la voce della rivolta di alcune generazioni di ex-alunni ed ex-diplomati indispettiti nei confronti di un sapere giulebboso e stucchevole, acquisito a viva forza sui banchi delle scuole di ogni ordine e grado”.

Mi piace ricordarlo nella La nemica di Niccodemi, uno dei suoi must.


Il caso, fortunato questa volta, ha voluto che oggi, nel cercare inutilmente un volume messo chi sa dove, mi sia capitato tra le mani un fascicolo della serie Cento anni di illustratori curata un quarto di secolo fa da Paola Pallottino: quello dedicato al grande Sergio Tofano, che si apre appunto con un delizioso scritto di Paolo Poli. L’ho prontamente riprodotto e lo trovate qui. Spero che lo vogliate gustare come l’ho gustato io. E che vi consoli, come ha consolato me, il riconoscere come il desiderio espresso nelle prime righe (poter essere negli anni maturi, al pari di Sto, un signore “schivo, solitario, garbato e amabile” che guarda “gli altri con occhio distaccato, critico, ma curiosamente affettuoso”) sia stato pienamente esaudito.

Informazioni su Roberto Maragliano

Il Piccolo dizionario delle tecnologie audiovisive, scritto assieme a Benedetto Vertecchi, è del 1974. Da allora non ho smesso di occuparmi di quelle cose. Da persona che sta dentro il rapporto tra formazione e media, non sono le tecnologie che mi preoccupano, ma gli atteggiamenti superficiali di tanti nei confronti delle tecnologie.

3 commenti su “Sto con Poli

  1. Franca Da Re
    31 marzo 2016

    Grazie, anche per il link.

  2. soudaz
    31 marzo 2016

    L’ha ribloggato su Il Blog di Tino Soudaz 2.0 ( un pochino)e ha commentato:
    Grazie

  3. Elena Ferro
    2 aprile 2016

    Nn scrivo molto di attori o personaggi famosi sul mio blog, ma su Paolo Poli l’ho fatto.
    Sull’onda dall’entusiasmo una domenica, dopo il programma di Pino Strabioli, hotel buttato giù quello che è poi diventato uno degli articoli cui sono più affezionata. Mi hanno fatto sapere che era piaciuto anche a lui.
    Conservo questa idea gelosamente e per me Paolo Poli è sempre lì dove lo abbiamo sempre visto. Su un palcoscenico, sagace e sferzante

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Questa voce è stata pubblicata il 30 marzo 2016 da in Uncategorized con tag , , , , , , , , , , , , .

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