Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Università degli Studi Roma Tre

La Galleria degli specchi infranti

IMG_20151223_135847[1]di Ornella Martini
Con questa immagine di sé si presenta ai visitatori la Galleria Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea di Roma, a Viale delle Belle Arti, completamente ristrutturata negli spazi e nella concezione espositiva, inaugurata e riaperta al pubblico nel 2011.
Ogni anno, quando le nostre figlie, ormai adolescenti, si ritrovano nel periodo natalizio il mio amico e collega Filippo e io organizziamo con loro e per loro (di solito si fidano delle nostre proposte) una giornata a Roma tra merende, passeggiate, mostre e visite a Musei.
Il 23 dicembre 2015 abbiamo trascorso la mattina a esplorare la Galleria Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea, GNAM è il suo acronimo. (Breve digressione tra parentesi: sulla complessa e criptica, perché comunicata da addetti ai lavori così addetti da non riuscire a dire agli altri in modo chiaro, organizzazione della rete dei Musei di arte contemporanea di Roma, tra Roma Capitale, Roma Comune, e Roma Roma non riesco a dire molto, rimando al sito, ahimè, non all’altezza della Galleria edificio).
Una mattinata esaltante e divertente sia per noi che per i ragazzi (tre in tutto, 2 amiche per la pelle e il fratello di una di loro); finalmente un’occasione d’incontro  in un museo storico con l’arte, in questo caso moderna e contemporanea, leggibile e godibile a livelli diversi, a partire da una visione complessa che ha, tra i suoi presupposti, il punto di vista e di essere del visitatore e il rapporto di questi e delle opere con lo spazio che ospita entrambi.

Immagino lo spettatore al centro di una narrazione spezzata che annulla ogni consolazione.
Quest’opera è distante dall’idea che l’arte sia specchio del mondo.
Al contrario, ne celebra la bellezza (insieme alla sua caducità), la gloria (insieme al suo fallimento).
E ci restituisce il passato come un sogno letterario.

Alfredo Pirri

IMG_20151223_160423[1]Pirri è l’artista che ha progettato il pavimento di specchi infranti che ha attratto soprattutto le nostre due ragazze. Avuto questo approccio così positivo, tutto il resto è stato piacevole e interessante: la prima sala che riunisce opere sotto il cartello: “Scusi, ma questa è arte?”, un bel modo di coinvolgere i visitatori di tutte le età, sensibilità, conoscenze; e poi le fughe prospettiche tra sale diverse, con richiami arditi eppure pertinenti tra opere classiche, greche e romane, e contemporanee; e, ancora, i bei percorsi tematici nella storia da metà Ottocento, le tendenze vitalistiche di fine secolo, le Avanguardie, la Grande Guerra, il Futurismo e tutte le tendenze artistiche fino alla scuola romana, e via via negli anni tra le sperimentazioni dell’arte astratta, concettuale e tutto quello – incredibile trovare tutta insieme una tale ricchezza di possibilità – che è passato nella nostra storia artistica e sociale fino a oggi.
Una bellissima scoperta per i ragazzi, una straniante riscoperta per noi adulti che l’ultima parte di questa storia abbiamo vissuto.

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IMG_20151223_153343[1]Strano provare a raccontare, non spiegare per carità, la familiarità con tanti di quei nomi: le mostre viste e i viaggi fatti per vederle; i luoghi di Roma che hanno dato origine e realtà, che ne so, alla ricerca di Giulio Turcato, Giosetta Fioroni, Carla Accardi, e così via. Strano, e difficile, il provarsi a raccontare il dibattito politico tra realismo e astrattismo nell’Italia divisa e motivata da ideologie forti, per noi che seguivamo la rivelazione della parola comunista. Strano, difficile, un po’ imbarazzante. Piacevole.
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Non so se noi e i nostri ragazzi quel giorno abbiamo IMPARATO qualcosa, non molto, penso, secondo l’impianto contenutistico del comune modello di apprendimento scolastico. So per certo che, senza occasioni così, molteplici e ripetute, esplorando le cose e raccontandole, non si va da nessuna parte per davvero. I nostri ragazzi, forse no, non hanno imparato molto quel giorno (neanche io, ad esempio, riesco ad associare ogni opera contemporanea al suo autore e a una eventuale corrente artistica, solitamente inventata a posteriori da un critico o uno storico dell’arte), ma ora sanno che per amare l’arte bisogna stare dentro essa, PERCORRERLA LIBERAMENTE, SENZA CASCAMI NOZIONISTICI IMPOSTI, dentro luoghi belli e intelligenti come questa nostra nuova GNAM (bell’acronimo per dire la metafora dell’arte che si mangia con gli occhi e tutti i sensi): un punto di partenza, volendo, per infiniti percorsi dentro l’arte, la storia, la letteratura, la politica, e così via, tutti da inventare insieme a loro.
A me la scuola mi piace così (nella mia scuola ‘a me mi piace’ si può dire perché si conosce la regola e si può decidere di fare eccezioni).
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Informazioni su ornellamartini

Vivo e lavoro tra città e campagna: Roma e Rieti. Insegno all'Università e cucino al Fienile di Orazio. Lavoro la creta, leggo, organizzo attività educative all'insegna dell'emozione per bambini e ragazzi. Adoro stare là da noi in campagna, ascoltare l'Opera, chiacchierare con mio marito e mia figlia. E poi mi piace fare e comprare bigiotteria creativa, camminare, andare a cavallo e tante altre cose che non c'è bisogno di dire tutte qui.

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