Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Università degli Studi Roma Tre

Questo è un nodo avviluppato

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Questo è un nodo avviluppato,
Questo è un gruppo rintrecciato.
Chi sviluppa più inviluppa,
Chi più sgruppa, più raggruppa;

Ed intanto la mia testa
Vola, vola e poi s’arresta;
Vo tenton per l’aria oscura,
E comincio a delirar.

Ho già detto con che animo e condizione vado tratteggiando questo mio parzialissimo  profilo dell’università per ciò riguarda l’area umanistica in generale e in particolare quella educativa: un settore che comunque, al di là dello stato di crisi che lo caratterizza, mantiene un suo ruolo cruciale per il rapporto di reciproco sostegno che soprattutto lì si instaura tra istituzione universitaria e istituzione scolastica. Parlarne dunque assume un valore che va al di là delle dimensioni locali. E per questa ragione ho sollevato, successivamente, questioni di portata più ampia connesse: 1. alla indiscussa pervasività di un’antropologia accademica e di comportamenti rituali caratterizzati da fortissime istanze di chiusura; 2. alla sopravvivenza di un rigido impianto didattico e disciplinare, mai discusso nei suoi presupposti fondanti, e di fatto sostenuto da modi di pensare e di agire propri di un corpo docente drammaticamente anziano, ma accettati quando non condivisi oggi, se per ingenuità convenienza cinismo non so, dalla sostanziale maggioranza degli studenti.

esami

Quella che abbiamo attorno (e, verrebbe da aggiungere, ormai dentro) a noi è ciò che resiste dell’antica struttura fisica e mentale di tipo elitaristico, dopo che le esperienze più che trentennali di ope legis, gemmazione dei curricoli, autonomia finanziaria, localismi concorsuali, riduzione dei finanziamenti,  governance tutta centrata sui meccanismi del consenso interno, burocratizzazione delle istanze di produzione e valutazione della ricerca hanno via via tentato e regolarmente fallito la quadratura del cerchio di dare un assetto contemporaneo a ciò che contemporaneo, per vocazione e impianto, assolutamente non poteva essere. In altri termini, sono sempre più convinto dell’idea che, almeno nell’ambito umanistico che conosco, il passaggio da una formazione superiore di tipo elitaristico ad una di massa ma democratica avrebbe potuto maturare soltanto attraverso un drastico ripensamento del che cosa e del come insegnare e che, senza un coraggioso impegno di metamorfosi (il che significa morte e rinascita ad un tempo), non ci sarebbe stato scampo.

Mi si potrà obiettare che queste considerazioni valgono anche per la scuola, e che dunque non c’è modo di stabilire una supremazia negativa dell’una sull’altra. Scuola e università hanno ambedue fallito l’obiettivo di darsi un assetto di massa coerente con una società plurale e tendenzialmente aperta, certo più di quella cui fa riferimento l’impianto ereditato.

No, ribatto, qualcosa c’è di diverso nelle due vicende, un qualcosa che ha pesato e tuttora pesa in modo fortemente negativo sull’identità dell’accademia. Questo qualcosa ha a che fare con l’autonomia finanziaria. È avvenuto che senza una revisione in senso democratico dei meccanismi interni di governo la vischiosità tipica dei comportamenti economici inerenti al pubblico impiego, associata agli altri aspetti di cui ho detto, ha per molto tempo permesso di far coincidere autonomia con pressoché piena libertà d’azione.

Quando poi hanno cominciato a farsi sentire gli effetti della crisi e spregiudicatamente si è intervenuti a livello nazionale col ridurre drasticamente i flussi di finanziamento, fidando comunque sul fatto che questa condizione di separatezza delle strutture universitarie  rispetto al corpo della società non avrebbe innestato pesanti reazioni politiche, come infatti è stato, sull’esigenza di puntare ad una revisione dell’assetto gestionale delle strutture universitarie è prevalsa la scelta interna, attuata quasi fatalisticamente, di garantire lo status quo. Tutto ciò ha finito col rendere ancora più profondo il fossato fra società e università. Si sono registrati così, almeno in ambito umanistico, una significativa trasformazione dell’utenza e, parallelamente, un abbassamento generale dei livelli di preparazione, ma anche quella preoccupante differenziazione degli esiti tra sede e sede che l’egemonia incontrastata della cultura burocratica e il mantenimento del valore legale del titolo di studio consentono di nascondere, almeno parzialmente.  Lo studente che, qualche tempo fa, invitato a presentarsi preparato ad una successivo appello dell’esame, mi ribatteva il diritto a ricevere comunque una votazione positiva essendo “in regola con i pagamenti delle tasse universitarie” mi ha fatto capire quanto lontano è ormai arrivato questo processo.

Su questa situazione di povertà politica e culturale si sono innestate, tardivamente e malamente, le prospettive dell’innovazione tecnologica, digitale e di rete. Tardivamente rispetto agli altri paesi. Ma anche malamente, come mostra  la vicenda delle università telematiche e della concorrenza a dir poco sleale che è stato loro permesso di attuare. Certo, si è provveduto per tempo, in sede normativa, a ridimensionare una certa propensione alla compravendita dei titoli, ma una volta aperta la via era prevedibile che anche le altre università, sempre più bisognose di sostentamento, avrebbero seguito l’esempio.

Conto di parlare in un prossimo e conclusivo intervento del “nodo avviluppato” della tecnologia: che poi è la questione di cui più mi occupo e che più mi preoccupa, soprattutto per il fatto di esser vista e generalmente intesa come settoriale e marginale; quando invece, considerando l’universo dei saperi e dei saper fare “mondani” così come è venuto a costituirsi lungo i tre decenni di cui ho detto su, gli si dovrebbe riconoscere un ruolo strategico.

Informazioni su Roberto Maragliano

Il Piccolo dizionario delle tecnologie audiovisive, scritto assieme a Benedetto Vertecchi, è del 1974. Da allora non ho smesso di occuparmi di quelle cose. Da persona che sta dentro il rapporto tra formazione e media, non sono le tecnologie che mi preoccupano, ma gli atteggiamenti superficiali di tanti nei confronti delle tecnologie.

2 commenti su “Questo è un nodo avviluppato

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