Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Università degli Studi Roma Tre

Primi passi con Lego WeDo

Lego WeDO

di Andrea Patassini

Qualche settimana fa in LTA si presenta Francesca Lazzari, con la quale condivido diverse esperienze dedicate alla didattica e all’apprendimento, come il Laboratorio di Tecnologie didattiche descritto qui, previsto per il Corso di Laurea in Scienze della Formazione Primaria (Dipartimento di Scienze della Formazione – Università Roma Tre) di cui Filippo Sapuppo è responsabile.

Francesca porta con sé il kit Lego WeDo ideato dal marchio danese assieme al gruppo di ricerca del Lifelong Kindergarten del MIT Media Lab e dedicato ai più piccoli per lo sviluppo del pensiero creativo. Attraverso l’assemblaggio dei mattoncini e dei diversi meccanismi messi a disposizione è possibile sviluppare progetti divertenti e creativi per imparare a sviluppare competenze e, ancor di più, processi mentali fondamentali nell’apprendere. Si possono realizzare piccoli robot, oggetti meccanizzati e programmabili capaci di compiere differenti funzioni. Non si tratta di un’introduzione all’ingegneria robotica, ma alla valorizzazione delle dinamiche di apprendimento creative dove si impara costruendo, giocando e collaborando con gli altri. Lego WeDo rientra nell’offerta dei prodotti orientati all’apprendimento e non si distanzia molto, nelle fattezze, dalle popolarissime scatole di mattoncini dedicate ai più disparati temi e contenuti (basta pensare al successo di Lego Star Wars). In questo caso sono presenti nel kit ulteriori elementi come un piccolo motore, sensori e meccanismi di diversa natura da integrare nei progetti che si vogliono realizzare. Inoltre Lego WeDo può essere connesso al computer e questo apre ulteriori possibilità costruendo un ulteriore ponte tra la tangibilità degli oggetti realizzati e il digitale. Una di queste prevede la programmazione degli oggetti prodotti con Scratch.

Le esperienze didattiche scolastiche ed extra scolastiche con Lego WeDo sono tante. Avendo interesse ad ampliare il raggio d’azione sui temi che ci vedono impegnati abbiamo provato a conoscere più da vicino il kit. Come? Giocandoci. Francesca ha messo sotto il naso prima a Mario Pireddu e poi al sottoscritto i mattoncini con l’obiettivo di realizzare un progetto iniziale e introduttivo. Quale? Il progetto si chiama Goal Kicker (qui un video che ne descrive la funzionalità), l’obiettivo è di costruire due gambe, una di queste capace di riconoscere una pallina e calciarla. Si costruisce anche una porta, capace i registrare il gol, qualora la pallina passasse tra i due pali. La logica fondante è di realizzare con i mattoncini a disposizione la struttura, rendere mobile una delle due gambe ed infine far sì che tale struttura possa riconoscere la presenza della pallina, calciarla e, qualora entrasse in porta, segnare il gol come punteggio.

Tutti e tre abbiamo provato a realizzare il progetto. Francesca per prima, poi è stato il turno di Mario (il video qui sopra), infine è toccato a me (il video qui sotto). È stato interessante l’approccio che ci ha proposto Francesca: nessun tutorial a disposizione, solamente l’obiettivo da raggiungere. In tal modo ognuno di noi ha messo in pratica strategie differenti per la costruzione della struttura.

Tre differenti modi di analizzare il problema, valutarne le caratteristiche e infine individuare delle soluzioni. L’assenza di un percorso già tracciato ha fatto emergere con più forza l’importanza e la ricchezza dei diversi modi di pensare e di imparare. L’eterogeneità dell’apprendimento è un punto focale per la scuola e ancor più per la didattica applicata in classe. Un approccio creativo come quello testato dona forza e consapevolezza a tutto ciò; e vale non solo per i bambini che vi prendono parte, ma anche per i loro insegnanti perché consente di approfondire le modalità e le caratteristiche di apprendimento di ciascun individuo coinvolto.

Non deve essere sottovalutata poi la funzione collaborativa che si innesca in queste dinamiche. Aver sperimentato un approccio simile ha comportato l’emergere di sensazioni per nulla banali come, ad esempio, il sentirsi liberi dalla sensazione di inadeguatezza e dunque dal timore di sbagliara (e vi assicuro che si sbaglia, non poco). Senza istruzioni appare fondamentale individuare una propria strategia, e questo comporta tentativi, errori, valutazione degli errori, nuovi tentativi e il confronto con quello che fanno gli altri. Il confronto e la collaborazione assumono una funzione di supporto all’esperienza. Condividere le proprie ipotesi e misurarne l’efficacia con gli altri può essere l’occasione per stemperare la sensazione di inadeguatezza e uno stimolo in più per la realizzazione del proprio progetto. Così è stato per me.

Realizzata la struttura della gamba funzionante, come ultimo passaggio ho provato a programmarla con Scratch. La fase di programmazione è divertente, testare i primi movimenti attraverso l’attivazione tramite i blocchi di Scratch provoca lo stupore della prima volta. La mia reazione è stata più o meno questa:

Programmare con Scratch la struttura è inoltre utile per riflettere sul progetto realizzato. Cosa funziona? Quali caratteristiche sono da migliorare?

Queste prime prove con Lego WeDo mi sembra che abbiano già innestato interessanti piste di impegno e riflessione su:

– l’eterogeneità nei processi di apprendimento (e la loro importanza per chi è insegnante);

– i processi di analisi di un problema da risolvere;

– l’importanza dell’oggetto di apprendimento come veicolo per imparare e per relazionarsi con gli altri;

– la relazione tra le due realtà, il tangibile e il digitale.

Non male come primo passo!

Informazioni su andreapatassini

Andrea Patassini detto Patassa si occupa di tecnologie per l'apprendimento, e-learning, coding e pensiero computazionale. Appassionato di fumetti (in tutte le salse), deve capire come far entrare in libreria tutti i numeri del Topo.

3 commenti su “Primi passi con Lego WeDo

  1. Marina
    11 marzo 2016

    Il prossimo passo che voglio fare è lavorare con Wedo. La cosa bella del computer coding è che mi sto divertendo assieme ai miei alunni 😊

    • andreapatassini
      14 marzo 2016

      Ciao Marina, quando avrai fatto il primo passo con Lego WeDo raccontami come va. Possiamo condividere idee e riflessioni. A presto🙂

  2. Pingback: Primi passi con Lego WeDo | Lim e dintorni

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