Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Università degli Studi Roma Tre

Sbalordito in tanti imbrogli

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“Va sossopra il mio cervello sbalordito in tanti imbrogli”.
Mai citazione da Rossini sarebbe più azzeccata e collocazione in questa rubrica  più adeguata.
Non è proprio il caso di nasconderlo. Qualche giorno fa sono stato vittima di una scortesia, dentro la mia università, e questo mi fa incazzare. Il perché io chiami in modo così leggero il misfatto (invece che “ingiuria, insulto, offesa, oltraggio, onta, provocazione, sopruso, villania”, come opportunamente suggerisce il vocabolario) risulterà chiaro strada facendo.
Basti dire, ora e qui, che non si è trattato di cosa atta a provocare sorpresa in persone assennate e consapevoli dello stato in cui versano le nostre strutture universitarie (e scolastiche); ma certo è che quando ci si trova coinvolti personalmente in simili situazioni e si constata quanto, di fatto, i comportamenti decisionali altrui si mostrino lontani dai proclami continuamente emanati in termini di democrazia, trasparenza, promozione del merito, e via cianciando, quando ci si trova imbrattati di marciume, allora vengono spontanee due reazioni psicologiche. La prima la prendo nuovamente da Rossini e sta nel suo “andate tutti al diavolo”, la seconda, invece, è Petrolini a suggerirmela e fa, in versione plurale, “Non ce l’ho con voi, ma con quelli che vi stanno accanto, perché non vi buttano giù”. Lo riconosco, sono tutte e due reazioni umorali. Dunque improduttive.

Chiarito che avrebbe poco senso portare qui i termini del fatto (se ne trova eco in Facebook, nel mio diario, e i curiosi possono andare là a vedere, se vogliono), ritengo che uno dei modi per uscire da questa mia condizione di forte arrabbiatura sia di tradurla in impulso a produrre analisi della situazione generale in cui versa l’università italiana, in particolare il settore umanistico e, più segnatamente ancora, l’ambito educativo. Analisi che possano anche servire ad altri, nel misurarsi con una delle possibili mappe del territorio universitario e, se possibile, proporne altre. Ma non è impresa, questa mia, che possa essere fatta nel giro di poche righe, dunque aspettatevi altri post in sequenza, dopo quello che state leggendo.

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Il quale contributo, essendo l’iniziale di un discorso più disteso su una zona del villaggio accademico, e viaggiando, come gli altri del nostro blog, soprattutto nei social network, non può, anzi non deve, far riferimento ad un criterio di assoluta oggettività (ma quando mai? e poi, su un tema così controverso!); al contrario, può e deve ricavare frutto dai tratti di soggettività e parzialità che sono propri delle prese di posizione e dei confronti all’interno dei social.

Dico questo per sottolineare due cose: 1. che quanto sosterrò, anche nei prossimi interventi, pur volendo corrispondere ad una rappresentazione generale dello stato universitario avrà linee e colori inevitabilmente legati alle mie personali vicende, del passato e del presente; 2. che ancor più di quel che ho fatto (o non ho fatto) nel giro degli ultimi cinque decenni, in questa mia analisi peserà inevitabilmente un tratto identitario che, con l’età che mi ritrovo, non posso non accettare o addirittura rivendicare come mio personale.

Come definirlo, questo tratto? A parole non saprei. So piuttosto su che cosa attirare la vostra attenzione, per mostrarlo in azione, e soprattutto in rappresentazione.

Discutiamo discutiamo è un episodio del film Amore e rabbia. Anno 1969. Ne è regista Marco Bellocchio, che figura all’inizio dell’episodio. Interpreti e co-sceneggiatori sono, eravamo uno sparuto gruppo di studenti incaricati dal movimento romano (si era bel pieno della lotta) di sostenere la causa della contestazione, anche per quella via anomala. Che diventò ancora più anomala quando, all’ultimo, dopo giorni di discussioni e scritture, Bellocchio ci fece tradurre in amara farsa ciò che noi allora, ingenuamente, pensavamo di poter realizzare come apologo. Se fu colpa, quella del regista, certamente fu felice. A distanza di tempo, se non può essere univocamente inteso come una metafora delle sorti generali di un’intera generazione che, anche ridendo, voleva cambiare il mondo (e poco c’è riuscita), questo racconto, per il ruolo che personalmente vi svolgo (come insegnante parruccone pci, imbevuto di editoriali di “Rinascita”: vedi la seconda parte), mi risuona dentro come segno personale di inestricabile intreccio tra verità e falsità, realtà e immaginazione, dramma e riso.
Me ne ricorderò quando, nei prossimi interventi, parlerò di università, non facendo sconti sulla mia personale disposizione ad individuare vie raziocinanti e aggressive, ma talora anche leggere (in quanto filtrate da letture anomale e indisciplinate), per dar conto di un’antica e forte spinta al radicalismo.La stessa che in questo ultimo anno di insegnamento ufficiale mi spinge a far dialogare Illich con Don Chisciotte. Dunque, ricordatevi anche voi, di questo tratto, nelle letture che verranno.
E intanto vedetevi l’episodio. E riflettete: fra due anni sarà mezzo secolo da quella messa in scena.

Informazioni su Roberto Maragliano

Il Piccolo dizionario delle tecnologie audiovisive, scritto assieme a Benedetto Vertecchi, è del 1974. Da allora non ho smesso di occuparmi di quelle cose. Da persona che sta dentro il rapporto tra formazione e media, non sono le tecnologie che mi preoccupano, ma gli atteggiamenti superficiali di tanti nei confronti delle tecnologie.

4 commenti su “Sbalordito in tanti imbrogli

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