Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Università degli Studi Roma Tre

‘They are not only books’

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Figura A


Scrivo questo post nella mia rubrica sia perché non ne pubblicavo qui da un po’ sia perché l’argomento, senso della realtà e necessità dell’immaginazione, si posiziona bene sul crinale del mio cucuzzolo; inoltre, trae spunto e alimento dalla realtà di almeno due dei suoi abitanti, il padre farmer e la figlia adolescente. Io penso e scrivo, questa volta.

Qualche settimana dopo Natale Irene ha mostrato al padre l’oggetto che vedete nella figura A, dono della sua amica Chiara. “È una clessidra”, ha detto lui. E lei scandalizzata ha risposto: “Ma papà! No, no, è un giratempo!”. E lui, col suo senso della realtà e l’ironia romana che lo rende irresistibile, ha concluso:“Allora, se mi metto uno spazzolino attaccato alla collana si chiama ‘giradenti’?”. Lei non ha apprezzato, era molto offesa.
Era andata meglio a me che sto leggendo, un po’ per dovere un po’ per piacere, tutta la saga dei sette libri di Harry Potter: alla stessa vista avevo risposto: “Carino! Sembra un astrolabio!”. La reazione scandalizzata è stata la stessa perché io non avevo mai visto prima un ‘giratempo’ ma, a differenza di Mauro, ora so cos’è; per fortuna avevo appena finito di leggere il terzo libro, nel quale Hermione aiuta Harry a fare una cosa importantissima, che scioglie il dramma e riavvia la storia, proprio usando un ‘giratempo’, oggetto magico quasi proibito, da usare soltanto in situazioni gravissime, dagli effetti altrimenti rovinosi.

RealLife

Figura B

La figura B mostra il dilemma del rapporto tra realtà e rappresentazione dal di dentro, dallo sconfinato, sorprendente, qualche volta straordinario, laboratorio creativo degli appassionati, ‘fandom’ appunto. L’adesione a un mondo di rappresentazione si misura in dedizione alla forma originaria: se non sono soltanto libri dai libri deriva, in casi come quelli citati; chi ha visto soltanto i film non è un vero fan. Ho trovato l’immagine tra le migliaia che Google segnala e organizza per saghe, simboli, passioni; molte altre, come questa, giocano con la domanda implicita legata alla passione: quale rapporto tra questa e la vita?
Nel nostro gruppo LTA e anche nel blog, naturalmente, questo tema è costante, perché per noi tutti i media continuamente elaborano, in quanto specchi attivi, la dinamica tra rappresentazione e realtà. Per noi non c’è scissione né conflitto, piuttosto una necessaria quotidiana e consapevole reciprocità. Su questo blog ne hanno scritto recentemente Andrea Patassini a proposito delle parodie Disney, Roberto Maragliano dei media come specchi, del rapporto tra tecnica, multimedialità, narrazioni, la stessa Irene (alias Miss-in-fabula) della passione per il Fantasy. Per quanto mi riguarda, per scrivere, in Dare corpo, degli adolescenti e della necessità di rifare da capo l’educazione come educazione con i sentimenti, ho ragionato a partire dalle loro grandi passioni narrative.
La mattina in cui ho scritto questo post, mentre faceva colazione, ho chiesto a Irene di dirmi perché certi libri ‘are not only books’. Lei ha risposto: “Ti permettono di vivere un’altra vita nella testa”. Poi le ho chiesto perché certi libri hanno questi effetti e altri no, visto che lei ormai è una lettrice in senso più ampio. “Perché toccano tasti particolari della vita di un adolescente”. “Quali, per esempio?”. “Combattere per le persone che si amano. Combattere per ciò in cui si crede. Opporsi e non dire sempre di sì per paura. Scoprire il coraggio che si può tirare fuori”.
Per sapere se conosciamo abbastanza la cultura dei ragazzi con i quali abbiamo ogni giorno relazioni educative, cioè per sapere se siamo in grado di comprenderne le ragioni e i contenuti, almeno per la parte espressa dai loro riferimenti narrativi più diffusi oggi  (attenzione che le passioni sono tanto forti quanto volubili), potremmo-dovremmo sottoporci a un test (ne subiscono così tanti loro!), come quello proposto nella figura C. Quanti simboli sappiamo associare ai mondi narrativi di provenienza? E che cosa ogni simbolo rappresenta?

FandomTest

Figura C

La realtà è animata anche dalle masse di persone da cui provengono frasi come quella stampata sulla maglietta di Irene o l’oggetto che porta al collo, inventati da appassionati; ma anche da persone come noi che educano auto-educandosi alla conoscenza dell’altro, imparando reciprocamente la comprensione, per rompere, per esempio a scuola, con quella che Morin chiama “lotta di classe”.
Su questo, il più recente Morin di Insegnare a  vivere incontra di nuovo il fondamentale Morin de Lo spirito del tempo, scrivendo parole essenziali su come il cinema permetta la comprensione.

Quando siamo al cinema, la situazione semi-ipnotica che in un certo senso ci aliena proiettandoci psichicamente nei personaggi del film è nello stesso tempo una situazione che ci sveglia alla comprensione degli altri.”

E poco più avanti:

“È il messaggio del cinema, sempre dimenticato. Quando andiamo al cinema, partecipiamo all’umanità, ma ben presto dimentichiamo; amiamo un vagabondo, un barbone, un Charlie Chaplin, ma all’uscita dalla sala ci voltiamo dall’altra parte e troviamo che puzza. Tuttavia, il messaggio è passato nel tempo di un film” (pp. 53-54).


Nel tempo di un film, di un libro, di un fumetto, di una canzone.

 

Informazioni su ornellamartini

Vivo e lavoro tra città e campagna: Roma e Rieti. Insegno all'Università e cucino al Fienile di Orazio. Lavoro la creta, leggo, organizzo attività educative all'insegna dell'emozione per bambini e ragazzi. Adoro stare là da noi in campagna, ascoltare l'Opera, chiacchierare con mio marito e mia figlia. E poi mi piace fare e comprare bigiotteria creativa, camminare, andare a cavallo e tante altre cose che non c'è bisogno di dire tutte qui.

Un commento su “‘They are not only books’

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