Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Università degli Studi Roma Tre

Un e-book si può chiamare libro? Per farsi capire, dico

di Ornella Martini

Cover_smallEcco qua la copertina del mio e-book, ultimo arrivato della nostra collana #graffi. Qualche giorno fa, poco prima di Natale, ne avevo annunciato l’arrivo imminente, esprimendo a voce alta i miei pensieri sulla faccenda e-book/libro, prezzo sì/prezzo no e così via.
Ora è arrivato il momento di farlo circolare e promuovere in rete, perché fuori (e comunque anche qui in rete nel mondo digitale) appena pronuncio la parola ‘e-book’ due sono le reazioni più diffuse: o un ‘Ahaa’ vagamente deluso o un più comune ‘ma io leggo solo la carta’, accompagnando la frase con una espressione partecipe della mia ipotizzata delusione. Possibile che io conosca soltanto persone che leggono libri, quindi testi sulla carta, e soltanto seduti sul divano? Che disdetta, dico io.
In ogni caso, per i ‘venticinque lettori’ digitali, disponibili a vivere l’esperienza, è consultabile una rapida guida qui sul blog.
Allora, cominciamo a farlo circolare un po’ questo ibuk. Copertina fatta. Ora tocca all’indice, tanto per farsi un’idea generale.

INDICE

Aperture simultanee

Parte prima
In famiglia

  1. Alla ricerca del padre perduto e ritrovato
    Alla ricerca del padre perduto
    Genitori in difficoltà
    Il padre che non c’è
    Prove di padre
  2. Mamma… per fortuna ce n’è una sola (?)
    I conti delle donne con la madre
    La ricerca dell’assoluto
    Il figlio maschio italiano
  3. Il figlio Re. Immagini e realtà del bambino oggi
    Ritratto del bambino da piccolo
    Che fine ha fatto Gian Burrasca?
    Il bambino Re

Parte seconda
Esplorazioni

  1. Testa piena di parole
  2. Dalla testa ai piedi
  3. Denti per mordere la vita
  4. Al cuore

Conclusioni attive

Bibliografia

Per sintetizzarne sia il contenuto che l’intento in due parole userei: impietoso e positivo. Non ho fatto sconti a nessuno, nemmeno a me stessa, nel descrivere i comportamenti, le scelte dei padri, delle madri, degli adulti più in generale, nel loro interagire con bambini e ragazzi. D’altra parte, però, proprio la consapevolezza dei limiti, dell’ambiguità, dell’inconsistenza, all’altro estremo della rigidità, dell’azione educativa degli adulti mi ha permesso di mettere meglio a fuoco idee e gesti necessari per cambiare senso e direzione di essa; ecco il perché le idee ‘scorrette’ contribuiscono a ripensare e rifare l’educazione ‘buona’, secondo me. E qui siamo al sottotitolo; nel prossimo post mi dedicherò al titolo.

Informazioni su ornellamartini

Vivo e lavoro tra città e campagna: Roma e Rieti. Insegno all'Università e cucino al Fienile di Orazio. Lavoro la creta, leggo, organizzo attività educative all'insegna dell'emozione per bambini e ragazzi. Adoro stare là da noi in campagna, ascoltare l'Opera, chiacchierare con mio marito e mia figlia. E poi mi piace fare e comprare bigiotteria creativa, camminare, andare a cavallo e tante altre cose che non c'è bisogno di dire tutte qui.

Un commento su “Un e-book si può chiamare libro? Per farsi capire, dico

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