Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Università degli Studi Roma Tre

Ancora sui media come agenti e come specchi

di Roberto Maragliano

Nel post messo online ieri ho cercato di dare una risposta nuova al perché della resistenza che buona parte della nostra cultura scolastica continua a manifestare ed esercitare nei confronti della tecnologia digitale e di rete.
Ê nuova, questa risposta, o almeno a me sembra tale, perché non si limita a prendere in considerazione la pochezza delle azioni materiali fin qui intraprese, in ambito nazionale, al fine di garantire una positiva transizione all’infrastruttura digitale. Ma perché si interroga sulle ragioni dell’attuale evidente squilibrio fra le misure assunte per digitalizzare il comparto amministrativo e quello comunicativo/informativo e le misure adottate per l’area didattica, quella in cui si decide del che cosa e del come insegnare e fare apprendere.
Da questo punto di vista scuola e università si trovano nella medesima situazione, che non ho difficoltà a definire anomala rispetto alla media dei paesi europei.
Le funzioni amministrative sono gestite quasi completamente in modalità digitale, le funzioni comunicative lo sono in forma limitata, ma che tende a conquistarsi una sufficienza, mentre quelle didattiche non lo sono quasi per nulla.
Per intenderci, e parlo della situazione standard di un docente italiano: tutto ciò che riguarda la componente anagrafica ed economica del suo rapporto di lavoro è gestito in rete, una parte limitata ma in crescita di ciò che riguarda la componente informativa è gestita in rete, pochissimo o addirittura niente della sua attività didattica prevede una gestione di e in rete.
La risposta che ho provato a dare al perché di questa anomalia è che la digitalizzazione delle pratiche amministrative non cambia la natura delle pratiche coinvolte, se non in una chiave di razionalizzazione, ed ecco che la transizione è avvenuta lì in modo relativamente veloce e indolore. Diversamente, la digitalizzazione dei flussi informativi scuola/società comporta una revisione di parte delle consuetudini nella direzione di una maggiore trasparenza e una maggiore disponibilità di dati, e su questo, stando almeno alle dichiarazioni, si è disposti a lavorare migliorando la situazione, attualmente non felice ma minimamente accettabile.
Il problema più grosso, invece, riguarda la gestione dei contenuti e delle forme dell’insegnare. Qui non si registrano solo ritardi o vischiosità, ma sono in atto vere e proprie opposizioni.
Perché?
Ecco le risposte che mi sono dato.
Perché il digitale, se praticato seriamente e consapevolmente, mette in forte discussione l’ordinamento vigente, ancora di matrice ottocentesca: il disciplinamento del sapere, l’esclusività della codificazione scritta, la centralità della forma libro, l’apprendimento come pratica di lettura, la verifica come adeguamento al testo, ecc.
E perché il paradigma che tale ordinamento tuttora riflette è dissociato rispetto ai tempi che viviamo: nel senso che è stato intaccato e in buona parte frantumato dalle grandi rivoluzioni avvenute in ambito scientifico e artistico nel passaggio tra Ottocento e Novecento, parallelamente allo sviluppo delle tecnologie della comunicazione postscritturale, che da parte loro hanno contribuito a far diventare senso e sensibilità comune l’effetto di tali rivoluzioni.

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La tecnologia digitale fa da specchio a questa realtà, ad un qualcosa che preesiste ad essa, e che ora si fa più visibile. Sempre che lo si voglia vedere. Non è la tecnologia che ha cambiato i modi di produrre sapere, non è la tecnologia che ha modificato i modi di riprodurlo. Piuttosto, la tecnologia rispecchia tali trasformazioni.

Poiché, com’è evidente, non si tratta di quisquilie e pinzillacchere, ritengo doveroso tornare più distesamente sulla questione, lasciando libero ciascuno di decidere se seguire più analiticamente il ragionamento che propongo ed eventualmente confrontarsi criticamente con esso. Ho provveduto dunque a dotare le slide presentate al seminario di Scuola Democratica di un commento audio. Un click sull’immagine qui sotto per avviare la sequenza di slide commentate.

Slide_Roberto

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Informazioni su Roberto Maragliano

Il Piccolo dizionario delle tecnologie audiovisive, scritto assieme a Benedetto Vertecchi, è del 1974. Da allora non ho smesso di occuparmi di quelle cose. Da persona che sta dentro il rapporto tra formazione e media, non sono le tecnologie che mi preoccupano, ma gli atteggiamenti superficiali di tanti nei confronti delle tecnologie.

3 commenti su “Ancora sui media come agenti e come specchi

  1. gg
    25 dicembre 2015

    Quelli come lei sono la rovina della scuola italiana. P.s.: il ’68 è finito da un pezzo, ma forse non se ne è accorto!

  2. Pingback: ‘They are not only books’ | Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

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