Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Università degli Studi Roma Tre

Una scelta libera

di Ornella Martini

gutenberg-magonza

Il Dio della Stampa

Non ci posso credere: è finita. Se penso che i primi appunti sono datati 2010! Dovevamo scriverlo insieme io e Roberto, poi abbiamo cambiato tutto e ho cominciato a lavorarci da sola, sono passati 3 anni tra una cosa e l’altra e adesso, finalmente, stiamo per pubblicare. E questo è il punto: sono contenta e insieme ho un po’ paura: di non aver studiato e scritto abbastanza, di non aver abbastanza approfondito, precisato, chiarito, corretto, e così via, ma ho lavorato tanto e il tempo continua a scorrere, basta, è fatta, nel frattempo continuo a studiare per poter riprendere a scrivere dopo aver, spero, discusso con le persone che vorranno leggerlo. Però questa è la cosa che ora mi ronza e mi ronza: il mio libro non è un libro, è un testo, perché sta per essere pubblicato come e-book sulla piattaforma Streetlib (ex Narcissus), e questo è il fatto: nonostante tutto mi sarebbe piaciuto averlo tra le mani come libro e magari pubblicato da un editore importante; però Roberto dice che gli editori se la devono prendere in quel posto perché non fanno politiche intelligenti e il mio testo non lo avrebbero pubblicato così com’è. Effettivamente il digitale ti dà un senso di libertà, di autonomia: se hai idee e progetti hai gli strumenti per realizzarli, mentre fuori dipendi sempre da qualcuno di una filiera così lunga che, spesso, ci resti aggrovigliato. Va bene, ho scritto un testo, e poi sono curiosa di provare come funziona il servizio di print per clic: dice che direttamente dalla libreria virtuale un utente può decidere se acquistarlo in formato cartaceo, cioè in libro. Appena possiamo lo proviamo e vediamo come viene, se c’è bisogno di intervenire sull’impaginazione, i link, le immagini. Vedremo.

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Una delle 48 (integralmente conservate) delle circa 100 bibbie stampate da Gutenberg: questa sta alla New York Library e fu la prima acquistata da un cittadino americano

Roberto dice che è una sperimentazione interessante perché abbiamo rovesciato il rapporto diciamo originario e gerarchico tra stampa e digitale: questo è un testo pensato come e-book e non il contrario, un testo pensato come libro e adattato al digitale. Va bene, sono curiosa di sperimentare, ma io ho bisogno anche di far circolare il testo come libro perché tante delle persone con le quali vorrei parlare dei temi affrontati non usano tanto e-book e lettori vari, e poi mi piacerebbe parlare con loro sfogliando insieme le pagine invece che scorrere le schermate avanti-e-andrè, anche se Andrea sta facendo un lavorone per metterlo in forma nel modo migliore possibile, il più preciso, comodo ed efficace possibile. Insomma mi sento così: che quando studio e faccio ricerca per scrivere mi piace leggere i libri di carta se devo pensare, ma vorrei avere a disposizione in digitale tutto quello che mi viene in testa, che trovo citato e m’interessa magari soltanto in un passaggio, che vorrei rivedere in un certo punto, che vorrei confrontare in edizioni diverse, e così via, magari con la possibilità di fare annotazioni e salvarle, salvando anche i riferimenti del testo in uno spazio di scrittura interno, possibilmente anche condivisibile. Secondo me non sarebbe difficile da realizzare: abbiamo un sacco di app ma mi pare tutte diverse e separate. Quando però voglio parlare con le persone, persone normali, tipo nonni, insegnanti, amiche che non hanno dispositivi evoluti ma sono interessate ai contenuti del libro, come faccio? E come mi presento dai miei amici librai di librerie belle che resistono con creatività nonostante tutto (ne ho almeno 3 sia a Roma che a Rieti) a chiedere di discutere del libro lì da loro?
Poi, c’è la questione prezzo. Roberto dice che sarebbe meglio, più provocatorio e più libertario, proporre il prezzo più basso possibile, tipo, addirittura, 0,99, praticamente come una canzone, però anche come una romanza o un’aria d’opera, di quelle che mi piacciono tanto; Filippo dice che per un saggio il prezzo giusto sarebbe tipo 4,90. Io non so quale prezzo sarebbe ‘giusto’: da buona piccola borghese, marxiana marziana un po’ confusa, come si vede, penso che il valore d’uso di un prodotto dovrebbe accordarsi con un congruo valore di scambio, ma siccome il problema è sempre il ricatto di potere di chi stabilisce cosa è congruo e in che misura, e va sempre a finire che le logiche di mercato decidono e il valore d’uso non esprime mai il valore aggiunto, allora, forse è più ‘di sinistra’ e eversivo ridurre al minimo o addirittura annullare il valore di scambio: perché no? Siccome però un prezzo bisogna stabilirlo, mi adeguo a quello degli altri titoli della nostra collana #graffi: dueuronovantanove.

Informazioni su ornellamartini

Vivo e lavoro tra città e campagna: Roma e Rieti. Insegno all'Università e cucino al Fienile di Orazio. Lavoro la creta, leggo, organizzo attività educative all'insegna dell'emozione per bambini e ragazzi. Adoro stare là da noi in campagna, ascoltare l'Opera, chiacchierare con mio marito e mia figlia. E poi mi piace fare e comprare bigiotteria creativa, camminare, andare a cavallo e tante altre cose che non c'è bisogno di dire tutte qui.

Un commento su “Una scelta libera

  1. Pingback: Un e-book si può chiamare libro? Per farsi capire, dico | Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

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