Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Università degli Studi Roma Tre

Caccia al tesoro aumentata: un’esperienza

di Anna Rita Vizzari

Anna Rita Vizzari è docente di Lettere al momento comandata presso l’USR Sardegna.

Ho avuto modo di testare questa particolare attività come formatrice degli insegnanti in due situazioni diverse: un incontro di formazione tenuto come referente per l’area “Contenuti Didattici Digitali” di Avanguardie Educative nel mio istituto e un laboratorio svolto come volontaria nella Sardinia Code Week presso il Tiscali Open Campus. Si tratta di un percorso di due ore denominato “caccia al tesoro aumentata” perché i docenti partecipanti lavoreranno su un Prezi che si presenta come una mappa del tesoro nella quale dovranno cercare indizi utilizzando l’applicazione per la realtà aumentata Aurasma (senza la quale è impossibile vedere i “contenuti nascosti”).

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Fase zero: la presentazione del laboratorio

Sia nel volantino del laboratorio che nell’e-mail di contatto inviata agli iscritti, ho esplicitato gli strumenti necessari per il partecipante singolo o per le coppie di partecipanti:

– un computer portatile (netbook o notebook) per consultare la mappa del tesoro e per creare (in diversi webware) i contenuti richiesti,
– un dispositivo mobile (smartphone o tablet) con installato Aurasma (scaricabile su iTunes o Google Play) per visualizzare i contenuti nascosti (fruibili in realtà aumentata),
– gli account già creati di Prezi (da usare nel computer, perché l’applicazione corrispondente non è altrettanto agevole) e Aurasma (da usare solo su device mobile).

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Prima fase dell’incontro: la lezione breve

Per questo laboratorio ho realizzato un Prezi particolare – frutto di una progettazione serratissima che ha cercato di non lasciare niente al caso e di non dare niente per scontato – che è allo stesso tempo una presentazione e la mappa-ambiente della caccia al tesoro.

Nei primi frame di suddetto Prezi della caccia al tesoro, viene fatto il riepilogo degli strumenti necessari e delle modalità di utilizzo, quindi segue un rapido excursus sullo scheumorfismo (che è, detta semplicisticamente, la rappresentazione grafica, in digitale, di oggetti tradizionali) e sull’emulazione che, con alcune risorse webware, gli insegnanti possono fare per conferire ai propri contenuti didattici digitali un aspetto scheumorfico e metaforico allo stesso tempo (vengono forniti esempi di immediata spendibilità didattica).

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Seconda fase dell’incontro: la consegna

La consegna, presente in due frame successivi del Prezi in questione, chiede che i docenti realizzino un “prodotto didattico” scheumorfico avente le seguenti caratteristiche:

– deve presentarsi come scrivania virtuale cross-mediale contenente un meme, una nuvola di tag e l’embed di un video esterno,
– deve essere relativo a una scrittrice di cui non viene dato il nome bensì una fotografia (rigorosamente Wikimedia Commons).

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Terza fase dell’incontro: la caccia al tesoro

Si presenta così un primo problema: quanti sanno come effettuare una ricerca tramite immagine anziché tramite testo?

Inizia quindi la caccia al tesoro di indizi e di feedback: i docenti consultano la mappa del tesoro (on-line o sul pacchetto portatile downloadato) seguendo le indicazioni trovate nella realtà aumentata con il dispositivo mobile che deve essere puntato, sintonizzato sul canale Aurasma “Vizlab”, su tutte le immagini che ritengono possano nascondere degli indizi utili. La cosa curiosa è che la prima indicazione dice come effettuare una ricerca da immagini: viene citata un’espressione (la “ricerca inversa”) ma qualche collega, anziché cercare su Google di che cosa si trattasse, è rimasta ferma a ragionare pensando che la ricerca su Google fosse un modo di barare. Questo mostra come a volte ci diamo più ostacoli di quelli che ci sono.

Ma, d’altro canto, qualche collega ha pensato di cliccare sul link dei credits della fotografia per visualizzare il nome del file e quindi il nome della scrittrice in questione. Naturalmente, nella mia realizzazione del Prezi, avevo contemplato questo aspetto ed evitato che dal link si potesse risalire a quell’immagine specifica. La ricerca inversa implica un altro problema; come trasformare in immagine una videata del Prezi della caccia al tesoro? Non tutti i docenti conoscono la funzione dello “Stamp” o “Print Screen”, quindi non bisogna dare niente per scontato e fornire a tutti gli strumenti necessari, che bisogna saper cercare.

I partecipanti infatti, durante la caccia al tesoro, imparano facendo e, soprattutto frugando: cercando gli indizi (le immagini utili) e puntandovi sopra Aurasma, visualizzano in realtà aumentata:

– o dei video in cui dico che l’utente è fuori strada,
– o dei videotutorial in cui spiego come procedere in un determinato passaggio.

Parlo sopra di progettazione serrata, perché era fondamentale che tutti i problemi che potessero presentarsi fossero “coperti” dai videotutorial esplicativi: bisogna anche considerare che qualche docente si è avvicinato al digitale nell’era delle App e non possiede adeguate basi informatiche.

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Quarta fase dell’incontro: la creazione

I partecipanti possono scegliere se svolgere il lavoro richiesto contestualmente alla caccia al tesoro, man mano che si trovano gli indizi, o dedicare alla realizzazione della scrivania virtuale un unico momento distinto e successivo rispetto alla ricerca degli indizi. Il lavoro realizzato (tendenzialmente su Prezi) viene linkato su una bacheca collaborativa su Padlet, anche quando è ancora in fieri. Vince il primo che realizza e condivide il prodotto intero.

Il feedback dei partecipanti

Ho chiesto alle colleghe partecipanti di dare un feedback in merito al percorso effettuato, per capire se questo sistema, così impegnativo nella progettazione e nella realizzazione, avesse una ricaduta positiva. Eccone qualcuno.

La collega Antonella Pinna (IC Sestu) ha osservato che si trattava di lavoro che, oltre a proporre strumenti, costituiva allo stesso tempo una metodologia.

La collega Andreina Murgia (IC Sestu) scrive: “Ho trovato molto stimolante la partecipazione alla Caccia al tesoro. Rispetto al lavorare singolarmente, trovo sia molto più produttivo il lavoro di coppia; come in classe può essere utile il tutoraggio tra alunni, così tra insegnanti diventa vantaggioso l’aiuto reciproco e la condivisione delle difficoltà. Il percorso presenta degli spunti interessanti dall’applicazione immediata: nuvole di tag e meme diventano spendibili in classe ogni volta che si affronta un argomento. Gli stimoli sono sempre numerosi: dalle app, alle webapp free, alle piattaforme: ai corsisti viene offerto un ricco panorama di opportunità.

La collega Maria Giovanna Ferraro (SMS Selargius) scrive: “È un problem solving. Accattivante nella struttura, stimola la motivazione a risolvere il problema, richiede capacità combinatorie perché chi “gioca” deve mettere in campo più abilità in modo creativo, addivenendo a soluzioni sempre assolutamente originali, sia durante il percorso che al traguardo”.

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Questa voce è stata pubblicata il 10 novembre 2015 da in Uncategorized con tag , , , , , .

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