Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Università degli Studi Roma Tre

Io, Rousseau e le noci

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foto ‘L’hai proprio abbattuto!’, è stato il commento di Mauro quando è passato col trattore. Avevo appena finito di raccogliere le noci dell’albero più vicino a casa, e più pericolosamente esposto alle incursioni notturne dei cinghiali. Effettivamente ci avevo dato dentro con la lunghissima canna che usiamo anche per far cadere le mandorle; e proprio mentre battevo e battevo questo avevo in testa: ‘Pensa quanto farebbe bene avere a disposizione un bel noce da battere quando si è nervosi, stressati, infastiditi! Ti sfoghi, eserciti pettorali, bi- e tri- cipiti, ti rilassi e, per di più, raccogli un frutto buonissimo, nutriente e prezioso, che si conserva tantissimo e sa di inverno freddo e di Natale gustoso’.
La noce profuma di spezie; quando è giovane per farci il Nocino si raccoglie la Notte di San Giovanni, il 24 giugno, che è anche la Notte delle Streghe a Roma e delle erbe di San Giovanni; quando è matura è generosa e vagamente erotica al femminile, con il mallo verde tenero che si apre a offrire il suo dono dentro.
E pensavo, mentre poi raccoglievo i doni dell’albero battuto con foga (ma senza ferite, soltanto un po’ di foglie cadute): ‘Per forza faccio resistenza al dilagare del consumo di nuovo, veloce, innaturale, assorbito e assimilato come fosse naturale! Vivo qua, sul limite del confronto continuo tra una contemporaneità famelica e una temporaneità spontanea, che dipende soltanto dalle stagioni, dai capricci e dalle rabbie del tempo (guarda un po’, meno naturale di quel che si speri, visti i disastri ‘naturali’ provocati dall’orgoglio mascolino degli umani).
Un solo albero, non mi serve di più, mi richiama alla mia costante ricerca di autenticità qui e là, in campagna e in città, e alla domanda: mi serve davvero tutto quel che ho? Ci serve proprio tutto questo consumo di oggetti, di simboli, di informazioni?’FraGaldino
Mentre raccolgo le ultime noci, aspettando i pensieri che scaturiranno dalla battitura degli altri alberi, molto più grandi (piuttosto, c’è qualcuno che vorrebbe aiutarci?) che stanno più giù, vicino all’orto, mi ritorna in mente Rousseau, che porto sempre con me, quando scriveva dell’“amour propre” e dell’“amour-de-soi”, il suo modo per dire la sua ricerca di autenticità, e la confessione inconfessata della sua contraddizione vivente: senza le dame e i loro salotti, senza il favore, il denaro, i doni dei suoi mecenati, senza il plauso dei sovrani, dei potenti, se non quello degli intellettuali, senza Parigi e la sua vita, cosa e come sarebbe stato Rousseau?
“Ero così disgustato dei salotti, dei getti d’acqua, dei boschetti, delle serre, e dei loro ancor più noiosi ciceroni; ero così disgustato di opuscoli, di clavicembali, di partite a ombra, di intreccio d’arazzi, di battute scipite, di smancerie insulse, di narratori meschini e di banchetti sontuosi, che, quando scorgevo con la coda dell’occhio un semplice e misero cespuglio di rovi, una siepe, un granaio, un prato, quando, attraversando un borgo, sentivo l’odore di una buona frittata col cerfoglio, quando udivo di lontano il rustico ritornello d’una canzone di capraie, mandavo al diavolo e il rossetto e il falpalà e l’ambra” (J.J. Rousseau, Le confessioni, p.428).

 

Informazioni su ornellamartini

Vivo e lavoro tra città e campagna: Roma e Rieti. Insegno all'Università e cucino al Fienile di Orazio. Lavoro la creta, leggo, organizzo attività educative all'insegna dell'emozione per bambini e ragazzi. Adoro stare là da noi in campagna, ascoltare l'Opera, chiacchierare con mio marito e mia figlia. E poi mi piace fare e comprare bigiotteria creativa, camminare, andare a cavallo e tante altre cose che non c'è bisogno di dire tutte qui.

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Questa voce è stata pubblicata il 5 novembre 2015 da in Uncategorized con tag , , , , , .

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