Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Università degli Studi Roma Tre

Breve diario di una giornata alla Maker Faire 2015

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di Andrea Patassini

Anche quest’anno a Roma è andata in scena l’edizione europea della Maker Faire, l’occasione per aggregare e valorizzare progetti innovativi, creatività, idee e, soprattutto, fare spazio alla cultura maker. Presso gli spazi dell’Università La Sapienza si è svolto un programma come al solito denso di incontri, eventi e presentazioni. Con più di centomila presenze, l’edizione 2015 conferma il grande interesse che c’è nel paese attorno il tema dell’innovazione. Ed anche quest’anno il sottoscritto, stavolta in compagnia del bel gruppo del TeacherDojo, ha avuto l’occasione di poter curiosare tra le aree della fiera, immerso in una folla di curiosi.

La giornata era quella di sabato, complice il bel clima (le giornate di sole di ottobre a Roma rientrano nella personalissima top 10 di questa città), la Maker Faire era invasa di famiglie, ragazze e ragazzi, curiosi come me e tantissimi bambini. Gli spazi allestiti per la fiera hanno ospitato molti progetti, alcuni di questi già visti o intercettati lo scorso anno; e forse questo ha rappresentato il principale punto debole che ho registrato per questa edizione.

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L’area dedicata ai più piccoli mi è sembrata tra le più partecipate della fiera grazie alla presenza delle moltissime attività disponibili. Molto interessante il progetto Family Creative Learning promosso da Coderdojo Italia, dove bambini e genitori partecipano assieme per un apprendimento condiviso attraverso attività di tinkering con l’uso di Scratch e Makey Makey. L’iniziativa è una riformulazione del progetto originario promosso all’interno del MIT Media Lab da Ricarose Roque e dal suo team di lavoro per avvicinare le famiglie all’uso creativo delle tecnologie. Le attività proposte alla famiglia tendono a far emergere pratiche di collaborazione tra figli e genitori. Di solito i più piccoli assumono il ruolo di facilitatori per gli adulti nell’uso delle tecnologie svelando ai genitori che il computer non deve essere inteso come un oggetto misterioso, ma come un’opportunità per tutta la famiglia. Sempre Coderdojo Italia ha organizzato e svolto 6 differenti laboratori coinvolgendo moltissimi partecipanti. Laboratori stracolmi di bambini pronti a sperimentare le attività in programma. Presenti poi i laboratori Lego WeDo per avvicinare i bambini alla robotica, quelli di coding unplugged, uno spazio dedicato alla scienza con un programma ricchissimo di attività e molto altro ancora. La grande partecipazione è un segnale forte e chiaro dell’interesse del pubblico, composto da bambini, ragazzi, genitori e insegnanti per tali percorsi di apprendimento. È anche un messaggio altrettanto forte per quella scuola interessata a comprendere e introdurre idee e approcci differenti nella didattica.

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L’area dedicata alla scuola è quella che più mi ha colpito e interessato. La Maker Faire ospitava diversi progetti realizzati da Istituti Tecnici provenienti da tutta Italia, è stata l’occasione per conoscere da vicino idee interessantissime sviluppate dai ragazzi e dai loro insegnanti. Creatività, innovazione, impatto sociale, sono alcuni degli aspetti che ho intercettato ascoltando gli studenti impegnati a descrivere ai curiosi le loro idee. Come quella dell’Istituto Tecnologico del’I.I.S. “Statista Aldo Moro” di Fara in Sabina che ha presentato un progetto per l’ottimizzazione e il monitoraggio della raccolta dei rifiuti urbani, così da mappare lo stato dei cassonetti nelle strade ed ottimizzare i percorsi dei camion. O il progetto dell’IPSIA “Corridoni” di Corridonia, in provincia di Macerata, che ha realizzato un comunicatore per ragazzi autistici. C’è poi il vinificatore BINOBONU 2013 ideato e sviluppato dall’ITI-ISS “Volta” di Nuoro per l’automazione della fermentazione di vino rosso. Infine Think-It realizzato dai ragazzi dell’IT “Archimede” di Catania, un sistema di comunicazione per soggetti affetti da SLA basato su un ricevitore di onde celebrali, il sistema consente di poter interagire con l’ambiente circostante.

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Al termine della giornata, facendomi largo nel flusso ininterrotto di persone, pensavo ai progetti di questi ragazzi. Molte delle idee presentate fondano le loro basi sul concetto e sulla forza dell’open source. E questo credo sia un aspetto centrale, da valorizzare sempre più in una scuola che vuole essere connessa al suo tempo, al suo territorio.

Foto di Rute Vera Maria Favero

Informazioni su andreapatassini

Andrea Patassini detto Patassa si occupa di tecnologie per l'apprendimento, e-learning, coding e pensiero computazionale. Appassionato di fumetti (in tutte le salse), deve capire come far entrare in libreria tutti i numeri del Topo.

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