Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Università degli Studi Roma Tre

Vedere e ascoltare l’italiano

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La Bohème, Tosca, La TraviataDie Zauberflöte, La nozze di Figaro, Il barbiere di Siviglia.

A quanto documenta la rivista francese Diapason nel numero di ottobre, queste sono le sei opere più rappresentate tra il 2005 e il 2015 nei sette più importanti teatri lirici del mondo, ossia: La Scala (Milano), Bayerische Staatsoper (Monaco di Baviera), Opera National (Parigi), Metropolitan Opera (New York), Lyric Opera (Chicago), Royal Opera House (Londra), Wiener Staatsoper (Vienna).

Se si aggiunge che alcuni di questi teatri (soprattutto New York e Londra) hanno da tempo investito su forti e capillari articolazioni di rete, con eventi in diretta che richiamano spettatori in sale cinematografiche di tutto il mondo e repertori registrati accessibili via web tramite abbonamento, il dato delle cinque opere su sei di lingua italiana e in lingua italiana emerge in tutta la sua evidenza e importanza.

italian operaVi chiederete perché io abbia voluto distinguere l’espressione “di lingua italiana” dall’altra “in lingua italiana”. Rispondo subito: L’Otello di Verdi è cantato sempre in lingua italiana, dovunque (e almeno oggi, nel passato non era così), mentre quello di Shakespeare è rappresentato, oggi e nelle diverse aree del mondo, in idiomi diversi. Insomma un testo teatrale di lingua x può essere anche reso in lingua y, un testo operistico di lingua x è reso solo in lingua x.  Ne consegue che Verdi, Puccini, Rossini e Mozart sono ambasciatori e veicoli di lingua italiana.

Tutto questo dovrebbe aiutare a cogliere che:
– c’è un enorme potenziale di investimento sulla diffusione a livello planetario di cultura italiana in lingua italiana,
– in questo potenziale la componente sonora e la componente visiva hanno priorità e talora esclusività, sì da marginalizzare la componente scrittoria e libresca tuttora (impropriamente) considerata parametro prioritario di cultura;
– dare una risposta alla domanda di cultura italiana in lingua italiana diffusa nel mondo è possibile e doveroso, addirittura potrebbe risultare economicamente vantaggioso;
– la multimedialità digitale e Internet garantiscono l’esistenza di un’infrastruttura tecnica capace di dar corpo e sostanza a progetti di questo tipo;
– c’è spazio per iniziative mirate, ad esempio pratiche di dizione per allievi cantanti, visite virtuali di opere artistiche collocate dentro il loro contesto (chiese ed edifici storici), mappature storico/dinamiche di territori e aree urbane;
– l’area umanistica dell’università nazionale potrebbe distogliersi dal compito attuale di rimpiazzare il defunto Cepu per provare, tentare almeno qualche strada nuova, più coraggiosa, paradossalmente meno provinciale (sì perché realizzare Mooc in inglese e trascurare l’italiano desiderato o praticato dal mondo è segno di colpevole provincialismo);
– lo stesso potrebbe/dovrebbe fare l’editoria italiana, distogliendosi dalle celebrazioni sulla presunta fine dell’ebook, provando invece a dare ascolto e spazio a ciò che il digitale dà in più rispetto al cartaceo, non in ciò che avrebbe in meno, quell’inpiù essendo cosa che dovrebbe premiare la cultura italiana, almeno nella sua tradizione.

Certe volte penso che i vari Carr e Eco e Casati alla fin fine abbiano ragione. Internet incide sull’intelligenza. Con una precisazione che mi sembra opportuna, almeno qui: intacca, anzi ha intaccato la nostra intelligenza di adulti colti (si fa per dire).

Infatti solo se uno è stupido, imbecille o distratto non vede queste cose.

Informazioni su Roberto Maragliano

Il Piccolo dizionario delle tecnologie audiovisive, scritto assieme a Benedetto Vertecchi, è del 1974. Da allora non ho smesso di occuparmi di quelle cose. Da persona che sta dentro il rapporto tra formazione e media, non sono le tecnologie che mi preoccupano, ma gli atteggiamenti superficiali di tanti nei confronti delle tecnologie.

2 commenti su “Vedere e ascoltare l’italiano

  1. Andrea Bolioli
    19 ottobre 2015

    Sono d’accordo caro Prof. Non si arrabbi, siamo ancora in tempi grigi, ma penso che ne usciremo velocemente🙂

  2. Pingback: Giornata pro-Grammatica 2015 | Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

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Questa voce è stata pubblicata il 18 ottobre 2015 da in Uncategorized con tag , , , , , , , , .

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