Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Università degli Studi Roma Tre

Il cucuzzolo numero 0

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DSC_0301 Il cucuzzolo è una piccola fattoria isolata, al centro di una bella valletta piena di sole, che si apre in cima a una delle infinite colline della Sabina; siccome sta nella parte alta dell’area, sotto dei bei monti, non alti ma imponenti e ricolmi di boschi, più che in collina sembra di stare in montagna. Il comune di appartenenza è in provincia di Rieti: il paesino è molto piccolo ma ha un territorio esteso con tante contrade, il che rende molto difficile far stare insieme le persone, considerando che il comitato di affari umani che lo regge non ha proprio per nulla a cuore alcuna delle questioni che potrebbero rendere quelle persone e il loro habitat migliori. In questo, i cucuzzoli e le grandi città si ritrovano nei guai allo stesso modo, purtroppo.
Gli abitanti del cucuzzolo sono 3 contando gli umani, quasi 100 contando tutti gli altri animali. Amichevoli e ospitali per virtù e per necessità sono, infatti, sia contadini che agrituristi.
Il primo Uno è il responsabile, contadino capo, gran lavoratore e aggiustatore di ogni cosa, ex manager di reti commerciali in banche specializzate in finanza (contraddizione politica e morale ormai sanata da tempo); dal momento in cui ha deposto l’auricolare che portava fisso all’orecchio usa il telefono mobile e la rete quasi esclusivamente per telefonare e scambiare posta. Ripudia i social network, legge i suoi libri gialli ormai sul Kindle, usa la tivvù come rilassante e il cinema come occasione di svago. Osservatore acuto dalla battuta pronta in stile romanesco autentico, sostenitore attivo del riuso creativo utile, strimpella la chitarra, sa disegnare bene e dipingere. Detta così, potrebbe sembrare una sorta di eremita fuori del mondo: be’, per certi versi forse, ma la sua scelta un po’ francescana (tutta questa zona è parte importante della terra di Francesco) in versione politico-economica, di spogliarsi del superfluo (quasi tutto) per tenere sotto controllo i conti ed evitare un consumismo percepito ormai come necessario, è così autentica e profonda da risultare inattaccabile e perfettamente comprensibile, se non del tutto condivisibile.
DSC_0285 Il secondo Uno è la persona che scrive queste righe. I due sono sposati da 25 anni e compagni di vita da più di 30. La sua condizione è la più ambivalente e fruttuosa per osservare e pensare le tecnologie, motivo principale di questa rubrica sul blog del gruppo di cui fa parte.
Frutto, un po’ complicato dalle procedure tecniche iniziali, della unione dei primi due è il terzo Uno, una figlia che, al momento, ha 16 anni, adora gli animali e ha con loro una comunicazione speciale; le piace leggere, cantare, camminare, ballare, parlare inglese, stare con i nonni e le persone anziane, andare al cinema sempre, qualche volta con il padre, all’Opera soltanto con la madre. Per il resto è una ragazza di questi giorni, che usa le tecnologie digitali con perizia spontanea invidiabile (è assistente tecnico personale del nonno) e i social network più diffusi tra i coetanei, ambienti che, vivendo sul cucuzzolo libera, ha cominciato a valutare con dosi crescenti di autocontrollo e di problematizzazione.
Il cucuzzolo è una soglia mobile che respira nella contemporaneità e ne presenta le contraddizioni (la prima è quella tra la scelta di coltivare biologico e la necessità, per sé e per gli ospiti, di disporre di connessione Internet e wifi); è isolato ma non inattaccabile. Per chi scrive ha lo stesso valore metaforico della “Grande Muraglia” ne I Barbari di Baricco: uno spazio di confine senza muri, né materiali né mentali, dal quale guardare il Mondo di qua e di là sui versanti dei due mondi, città e campagna, che abita attivamente. Il suo atteggiamento nei confronti delle tecnologie tutte è prudente e costantemente problematico: consapevolezza, autenticità, scelta, utilità, creatività, esperienza, profondità, senso, rispetto, responsabilità. Queste sono alcune, le più importanti, parole chiave che motivano il suo uso personale e la sua osservazione  e valutazione delle tecnologie, non soltanto quelle digitali e multimediali, ma proprio tutte, si trattasse anche soltanto di un nuovo tipo di cucchiaio da cucina.
DSC_0279 Animare la riflessione e la discussione sia sugli usi personali che sullo studio e la ricerca del Laboratorio di cui fa parte è la ragione per cui ha proposto di curare questa rubrica, un modo per sentirsi parte del gruppo nonostante, a volte, la distanza del punto di osservazione e di essere; allo stesso tempo, un modo per contribuire a tenere viva l’attenzione sul significato di ciò che ciascun membro del gruppo e utente del blog fa e pensa.
Il titolo della rubrica è ispirato, con ironia, anche a “Il cucuzzolo del Misantropo”, la collina che il ‘buzzurro’ Dinamite Bla di Topolino difende con la spingarda e cartelli come “Via!”, “Sciò!”: la sua finalità è ugualmente battagliera ma non altrettanto aggressiva.

Scusi, sale o scende?

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Informazioni su ornellamartini

Vivo e lavoro tra città e campagna: Roma e Rieti. Insegno all'Università e cucino al Fienile di Orazio. Lavoro la creta, leggo, organizzo attività educative all'insegna dell'emozione per bambini e ragazzi. Adoro stare là da noi in campagna, ascoltare l'Opera, chiacchierare con mio marito e mia figlia. E poi mi piace fare e comprare bigiotteria creativa, camminare, andare a cavallo e tante altre cose che non c'è bisogno di dire tutte qui.

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Questa voce è stata pubblicata il 8 ottobre 2015 da in Uncategorized con tag , , , , , , , .

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