Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Università degli Studi Roma Tre

Tre frammenti da Maggiani

di Roberto Maragliano

M’è capitato (ho fatto in modo che capitasse) di leggere Il romanzo della Nazione, di Maurizio Maggiani. M’è piaciuto molto. No, moltissimo. Poi, negli stessi giorni, sempre di Maggiani ho letto l’articolo “L’Oriente d’amore” pubblicato sul supplemento “La Lettura” del Corriere della Sera (domenica 6 aprile). E ora vedo l’intervista dopo Mantova, sulle questioni dell’editoria digitale.

maggiani 1Poiché sono letture che ho molto amato e che ho potuto fare in digitale, ve ne posso proporre in condivisione alcuni ‘frammenti’, sperando che almeno un po’ di piacciano o comunque si smuovano. Certo, tenete presente che con questo affabulatore personalmente ho in comune tre cose: la terra di nascita, l’età (grosso modo) e un pizzico di spirito anarcoide.  Dunque, se non apprezzate non è un problema serio, né per voi né per me.

Per vostra comodità le ho titolate. Buona lettura.

Madre e padre (dal romanzo): “… una madre te la porti dietro dappertutto. Una madre non si schioda tanto facilmente da quello che un figlio riesce a diventare con la dovuta fatica e tutto il resto. Un padre è un’altra cosa. Un padre, sempre che ne abbia voglia, sempre che sia un padre all’antica maniera, compiutamente giudaico-cristiano, sa essere un bravo inseguitore, l’occhio di Dio che insegue la sua creatura prediletta fino in capo al mondo. La sua creatura che ha disobbedito cibandosi del frutto del Bene e del Male. Ma la madre cosa vuoi, la madre la creatura prediletta se la porta con sé, incistata nelle interiora più profonde, nelle terminazioni nervose, nel midollo delle ossa, nei coni e nei bastoncelli della retina. Alla madre non servono neppure gli occhi, per scrutare e indagare e spiare le bastano gli occhi di suo figlio. E così al padre si può contendere, ci si può opporre in battaglia, duramente. Ci si può opporre faccia a faccia anche con Dio, e sfidarlo in egual tenzone, e in tal modo giungere ad armistizi e persino alla pace , se la contesa è stata condotta con equità e reciproca soddisfazione. Ma alla madre? Ci si può forse opporre alla madre? Si può far pace con la madre? Un’onesta e leale conclusione tra madre e figlio. Si è mai visto?”

Liguri (dal giornale): “Dicono che siamo chiusi, meditabondi e taccagni. Non è vero, siamo solo stati educati a essere vedette del decadere del giorno. E conseguentemente del tramontare e dello sfinirsi in crepuscolo delle età, delle epoche, delle ere. Non che l’occidentale non abbia il suo fascino e il suo perché. Per dire, siamo qui che guardiamo i giorni e le cose finire e intanto noi non finiamo mai. Non taccagni ma parchi, ci avanza sempre qualcosa per tirare avanti, oltre l’imbrunire nella notte. La dissipazione non ci attrae, è faccenda del mezzodì. Il fatto è che questo nostro perdurare, questa nostra virtù dell’assistere e restarsene, se ci consegna il dono non comune di una congenita dolente e acuta ironia, ci condanna a invecchiare degradando nel sarcastico, e quindi nel caustico, e infine nel sardonico. E questo non ci fa belli. Questo fa di noi dei brutti vecchi”

La carta (dall’intervista): “ci sono tre miliardi di essere umani al mondo che non usano ancora la carta igienica. Hanno diritto o no a usarsi un metro di carta per uno? E la chiederanno, prima o poi, e lotteranno per quello. Tre miliardi di metri sono tre milioni di chilometri al giorno. Non bastano tutti i pioppi del mondo per fare questa carta, per rispondere a un diritto. Allora, quando quelli che vogliono la carta igienica saranno di fronte a quelli che vorranno stampare la Divina Commedia, diranno loro che no, che prima vogliono pulirsi il culo, poi se ne avanza si stampi la Divina Commedia. E infatti non è certo il mercato editoriale a tirare, è piuttosto quello della carta igienica…Quando vengo a Mantova mi sembra sempre di essere all’ultima convention, ad Alessandria d’Egitto, degli incisori di tavolette d’argilla. Perché lo percepisci chiaramente che è finita. La questione della carta, che ci piaccia o no, è una questione già decisa dal punto di vista economico: l’editoria è un’industria, e la carta, dal punto di vista economico, è una follia” (l’intervista è tutta in rete qui)

Informazioni su Roberto Maragliano

Il Piccolo dizionario delle tecnologie audiovisive, scritto assieme a Benedetto Vertecchi, è del 1974. Da allora non ho smesso di occuparmi di quelle cose. Da persona che sta dentro il rapporto tra formazione e media, non sono le tecnologie che mi preoccupano, ma gli atteggiamenti superficiali di tanti nei confronti delle tecnologie.

Un commento su “Tre frammenti da Maggiani

  1. Pingback: Lo scoppio del libro digitale | Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

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Questa voce è stata pubblicata il 16 settembre 2015 da in Uncategorized con tag , , , , , , , , .

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