Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Università degli Studi Roma Tre

Frammenti ferragostani di letture amorose

di Roberto Maragliano


messner2Quanto sono diversi la notte infernale sul K2 e quel giorno di giugno nel sole di Roma. Da una parte, a un passo o anche meno dalla morte. E dall’altra, una primavera di vita. Due momenti ugualmente fondamentali per Bonatti nella formazione e nella riaffermazione del suo carattere. Separati da 27 anni: 31 luglio 1954 -2 giugno 1981, l’avventura estrema e l’amore. Che sia anch’esso una grande avventura? Come lo hanno vissuto Walter e Rossana, credo proprio di sì. Impegnati ogni giorno a scoprirsi. A farsi accettare e ad accettarsi. Una simbiosi che colpiva immediatamente chi aveva la fortuna di frequentarli. Così quel 2 giugno, per il Bonatti che ho conosciuto, è valso quanto i migliori dei suoi tanti giorni grandi.

amoreIl giorno dopo l’arrivo della lettera di Ann, Ecrest di colpo e per la prima volta affrontò l’ossessivo interesse del dottor Clark per la mia astinenza sessuale. «Ti parlo da uomo a uomo» mi disse, «non come un medico al paziente. Per quanto tempo ancora credi di poterti reprimere? Non si può vivere senza calore». «Calore ?» replicai, come per invitarlo a piantarla. «Sì. Espressione sessuale. David, tu neanche ti masturbi». Restammo in silenzio per almeno un minuto. I miei intrighi si strinsero insieme dentro di me come guerriglieri, nascondendosi dietro altri pensieri. Alla fine trovai qualcosa da dire: «Se proprio dobbiamo parlare da uomo a uomo e non da medico a paziente, allora ritengo che la seduta deve essere gratis».


elefanteCostanzo gestiva il San Carlo insieme col fratello Salvatore, detto Sasà, ’O Cavaliere, intelligentissimo, che non aveva alcuna carica ufficiale in teatro ma responsabilità grandi. I fratelli vivevano patriarcalmente. A una certa ora il Commendatore incaricava l’usciere Umberto di andare a fare la spesa per la loro colazione. Il marchese Lucio Parisi, uomo meraviglioso e amico tra i più cari, discendente del Colonnello primo comandante del Collegio Militare borbonico detto ’A Nunziatella, che faceva funzioni di segretario artistico, mi ha raccontato tutto. «Saglie’ o primmo vic’ d’e Quartier’! Ce sta na puteca e accatta cientocinquanta gramme ’e alice salate! Ripeti appriess’ a mme chill’ c’ ê fà!» (“ Sali al primo vicolo dei Quartieri! Là c’è una salumeria e compra centocinquanta grammi di alici salate! Ripetimi quello che devi fare!”). Etc. per ogni pietanza: e questo ogni giorno. Mi ricorda il mio papà: una volta ch’era a letto mi disse: «Fai il corridoio. Alla fine trovi un bagno con le piastrelle verdi. Sopra il lavabo, a fianco dello specchio, c’è un armadietto bianco e nero. Aprilo: troverai tre ripiani. Sul primo c’è un medicinale chiamato A-spi-ri-na. Ripeti!». E questo in casa mia. I due fratelli facevano spazio sulla scrivania neoclassica della Soprintendenza e mangiavano all’orientale; la corte degli impiegati assisteva; il Commendatore e il Cavaliere passavano ai membri bocconcini da assaggiare. C’era un poverino ammalato di fegato, si chiamava Ferrucci, che era l’avvisatore teatrale e la vittima favorita: «Ferrù, saggiate stu morzill’ c’’a nzogna, nun me dicite ca no!» (“ Ferrucci, assaggiate questo bocconcino colla sugna, non ditemi di no!”). Dopo, una corista magra magra saliva e, senza dire una parola, faceva nu bucchine ai fratelli i quali poi si toglievano le scarpe e si buttavano a dormire sui divani del salone.

anniDappertutto i maschi e le femmine erano separati. I bambini erano rumorosi, senza lacrime, sempre pronti a lanciare qualcosa, sassi, castagne, petardi, palle di neve pressata e dura, dicevano le parolacce, leggevano Tarzan e Bibi Fricotin. Alle bambine, che ne avevano paura, veniva intimato di non imitarli, di prediligere i giochi tranquilli, il girotondo, la campana, l’anello d’oro. I giovedì d’inverno si mettevano sedute al tavolo della cucina e si fingevano maestre di scuola davanti a una classe di vecchi bottoni o di figurine ritagliate dalle pagine dell’Écho de la mode. Facevano la spia, incoraggiate dalle mamme e dalla scuola, la loro minaccia preferita era «lo vado a dire!». Tra di loro si chiamavano dicendo ehi cosetta, ascoltavano storielle sconce che ripetevano bisbigliando con la mano davanti alla bocca, sghignazzavano di nascosto per la vicenda di Maria Goretti che aveva preferito morire pur di non fare con un ragazzo quello che loro non avrebbero avuto il diritto di fare per molto tempo ancora, si spaventavano della loro stessa viziosità, insospettata dagli adulti. Sognavano di avere il seno, i peli, un panno macchiato di sangue nelle mutandine. Nell’attesa, leggevano gli albi di Bécassine e I pattini d’argento di P.-J. Stahl, In famiglia di Hector Malot , andavano al cinema con la scuola a vedere Monsieur Vincent, Le Grand Cirque e Operazione Apfelkern, che elevavano l’anima, infondevano coraggio e scacciavano i cattivi pensieri. In cuor loro però sapevano che la realtà e l’avvenire si trovavano nei film di Martine Carol, nelle riviste che sin dal titolo, Nous deux, Confidences e Intimité, annunciavano un’impudicizia desiderabile e proibita.

sordi
Sfogliando questa filmografia mi sono accorto che molti dei film di Silvana Mangano, la maggior parte, li ho scritti io. La mia intimità con lei era molto strana. Lei era timidissima, poco protagonista, defilata. Piena di turbamenti e di sentimenti che si teneva dentro tutti per sé e che bisognava capire e rispettare. Le persone che piacevano a lei erano poche. Il suo affetto e la sua tenerezza non erano mai espansivi. Non ti abbracciava mai. La Vitti è tutta un teatro dell’abbraccio, la Mangano era solo segreta, chiusa in un angolo del suo castello a fare la maglia. Lasciata l’Appia, a Villa Catena Silvana faticava a uscire dalla sua camera. Una sera, durante una festa in casa nostra, mi giro e la intravedo con Allegra in cucina a sciacquare piatti e bicchieri che mancavano. Io ho rischiato e avrei rischiato ancora di più qualunque tipo di film con lei. Era l’unica, fra le italiane, ad avere dietro di sé un mistero. C’erano lei e la principessa Grace: due donne importanti solo a guardarle. Il mistero della sua strana coppia con Dino è il Mistero di tutte le coppie di questo mondo. I Misteri della Camera da letto: non è possibile infilarcisi dentro, in nessun modo. Dino era tutto estroversione, entusiasmo: gare, sfide, vittorie, guadagni. Lui faceva solo le cose in grande, lei le voleva fare solo in piccolo.

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Informazioni su Roberto Maragliano

Il Piccolo dizionario delle tecnologie audiovisive, scritto assieme a Benedetto Vertecchi, è del 1974. Da allora non ho smesso di occuparmi di quelle cose. Da persona che sta dentro il rapporto tra formazione e media, non sono le tecnologie che mi preoccupano, ma gli atteggiamenti superficiali di tanti nei confronti delle tecnologie.

Un commento su “Frammenti ferragostani di letture amorose

  1. soudaz
    14 agosto 2015

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Questa voce è stata pubblicata il 14 agosto 2015 da in Uncategorized con tag , , , , , , , , , , .
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