Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Università degli Studi Roma Tre

L’ebook e la trilogia del convertito

di Roberto Maragliano

Come ho già scritto qui, i post video della serie Parlodigitale che Psychiatry on line – Italia mi ha chiesto di realizzare stanno viaggiando verso la ventina. Ne ho fatti due al mese, grosso modo, dallo scorso settembre ad oggi, su argomenti vari.

Gli ultimi tre li ho voluti dedicare ad un unico tema, quello del libro digitale: argomento oggi molto dibattuto, ma più che altro trattato, per quel che vedo sui giornali nazionali, in chiave negativa. Ho provato dunque a cambiare tono e argomenti. Non più contro ma a favore, non più ad elencare ciò che il libro digitale ha in meno rispetto al libro cartaceo ma ad individuare ciò che ha o potrebbe avere in più. Penso di poterlo fare, e comunque l’ho fatto, visto che per decenni ho accumulato libri e periodici a stampa, in ragione dei miei compiti di docente e dei miei personali interessi, e per lunghi periodi sono stato pure impegnato in ambito editoriale. Non sono insomma un nativo digitale, né ho nulla contro i libri cartacei con cui mi sono regolarmente e assiduamente alimentato. Purtuttavia sono un emigrato digitale, per esigenze di ufficio ma pure di curiosità. Emigrando, come succede in simili occasioni, mi sono trovato abbastanza male, almeno all’inizio: così ho dovuto fare qualche sforzo per ambientarmi. Ma alla fine tutto è andato a posto: ora che ho interiorizzato la pratica della lettura digitale, anche di libri, non vedo più la tecnologia ma vedo solo il testo di lettura. Ciò che faceva da ostacolo m’è diventato trasparente.

liseuse 2In sintesi, mi sento “anfibio” nel senso che mi piace il libro cartaceo per ciò che il libro digitale non dà, né potrà mai dare, ma mi piace anche il libro digitale per quello che il cartaceo non potrà mai offrire. Nella fase attuale, propria del neofita (ex curioso), è normale che la seconda propensione tenda a prevalere sulla prima. Anche se mi piace pensare che un domani, consolidatosi il mercato del digitale, si comincerà a investire positivamente su un cartaceo ripensato come oggetto “bello” e “insostituibile” (quando invece, oggi come oggi, gran parte degli oggetti librari cartacei può essere agevolmente sostituita, a cominciare dai cosiddetti “economici”).

Insomma, sono un “convertito all’ebook”. Per questo (facile battuta) potrò figurare come pervertito. Ma che ci volete fare? Come in tutte le conversioni, occorre portare pazienza. E guardare al futuro senza farsi trascinare in inutili e (psicologicamente) dispendiose risse.

Di qui la scelta di realizzare le tre sequenze video che trovate qui sotto. Non per dire “digitale è bello”, ma semplicemente per dire “digitale è questo, non quello che altri, perlopiù mossi da interessi di parte, sostengono”.

Coerentemente con questa impostazione da qualche anno pubblico, e faccio pubblicare chi mi segue, prioritariamente in versione digitale; solo digitale, cioè senza corrispettivo cartaceo. Inizialmente ho provveduto ricorrendo all’aiuto dell’editore Garamond, presso il quale, in un’ottica di sperimentazione a termine, ho curato due collane (Cinque cose su e Studiodigitale) e con cui ho condotto, presso Bookliners,  un’interessante sperimentazione di social reading. Poi, coinvolti altri editori (come CastelloVolante e DoppioZero), ho optato per il self publishing, grazie a Antonio Tombolini  e alla lama Selfpublish del suo Streetlib, ovvero “il coltellino svizzero dell’editoria”. Lì ho varato, con il gruppo LTA, la collana #graffi, che vanta ad oggi quattro titoli. Non solo, con Laura Biancato e Elisabetta Nanni ho dato recentemente vita alla collana scolastica Coll@borare, con il primo titolo Google Drive e la didattica, della cui genesi Andrea Patassini ha già detto qui.

Ciò che non abbiamo ancora avuto modo di presentare e discutere, qui sul blog, è quanto il self publishing ha in meno rispetto alle forme tradizionali di pubblicazione. La risposta è automatica: l’editore. E in più? La risposta è la stessa: l’editore. Che in questo caso sei tu autore. Ed è a te, ipotetico autore autoeditore, che mi rivolgo con le annotazioni conclusive di questo post.

Trovandotici dentro, mettendoci le mani in pasta, ti rendi conto che l’editore (sia quello classico, sia quello che coincide con la tua figura di autore) non si limita a selezionare un testo e allestirlo in forma di libro. Se è per questo, una volta che hai un testo Streetlib ti aiuta ad allestirlo, a farlo diventare libro, in versione epub, con una minima spesa. Poi sempre Streetlib ti garantisce la distribuzione gratuita e automatica del titolo in tutte le librerie digitali del mondo (di modo che anche il tuo cugino australiano può comprarlo subito). Del resto è questa la ragione originaria dell’impresa di Tombolini, che è di distribuzione. Ma non è quello che ho appena detto l’aspetto che ho trovato più interessante e avvincente in tale esperienza. Piuttosto è quanto l’editore classico tende a non fare più, oggi. A meno che tu autore non ti chiami Baricco o Saviano. Cioè la promozione. Se entri in questo mondo del self publishing, te l’assicuro, imparerai tanto dell’editoria, e dei suoi problemi. E, nel caso tu come insegnante voglia far fare questa esperienza ai tuoi studenti siine certo: sarà una cosa elettrizzante. Nessun libro si muove da solo e da solo arriva all’acquirente. Si muove se c’è qualcuno che lo mette in movimento. Il libro digitale per muoversi ha bisogno del mondo digitale, della rete. Ha bisogno, insomma, dell’azione degli acquirenti. Ecco perché chiedo a te, futuro autore ipoteticamente interessato al self publishing, di essere prima di tutto lettore postcartaceo, apprezzando tutti gli aspetti di novità del libro digitale (cose che il cartaceo non può avere e che noi abbiamo cercato di valorizzare nei cinque titoli prodotti; non ultimo il prezzo, di 2,99 € ciascuno) e darci una mano a promuovere questa esperienza.

Informazioni su Roberto Maragliano

Il Piccolo dizionario delle tecnologie audiovisive, scritto assieme a Benedetto Vertecchi, è del 1974. Da allora non ho smesso di occuparmi di quelle cose. Da persona che sta dentro il rapporto tra formazione e media, non sono le tecnologie che mi preoccupano, ma gli atteggiamenti superficiali di tanti nei confronti delle tecnologie.

2 commenti su “L’ebook e la trilogia del convertito

  1. soudaz
    13 luglio 2015
  2. Pingback: Il self-publishing come media (auto)education | Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

La nostra pagina Facebook

Il nostro sito ufficiale

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: