Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Università degli Studi Roma Tre

La ragione di partito e #labuonascuola

di Roberto Maragliano

Sono sostanzialmente d’accordo con le considerazioni che Luigi Berlinguer sviluppa nella recente intervista a Repubblica TV, a proposito del primo esito del progetto politico sbrigativamente denominato #labuonascuola.

Però mi viene spontaneo chiedere perché quelle stesse osservazioni non le propose al momento in cui il suo progetto e lui stesso furono oggetto delle medesime critiche ‘ideologiche’. Tanto più che buona parte di quelle opposizioni venivano dall’interno dello schieramento che aveva sostenuto la sua candidatura a ministro e che a lui aveva affidato il compito di portare a compimento un piano di intervento elaborato, almeno in termini culturali, lungo due se non tre decenni di impegno sul campo. Sono sicuro che già allora, quindici anni fa, Luigi Berlinguer possedeva gli elementi concettuali e gli strumenti politici generali per fare questo discorso, oggi inevitabilmente tardivo, come l’ideologia che ora condanna. Perché dunque non lo fece? Per un residuo di un vizio politico profondamente radicato nel suo orizzonte culturale e che non saprei definire meglio se non ricorrendo alla desueta formula della “ragione di partito”. Vero è che già allora quel partito (PCI) nemmeno c’era più. Vero è che oggi soltanto riferendosi a quella realtà si fa la figura di vecchi irrimediabilmente delusi, arrabbiati o malinconici. Ma sbaglieremmo, e di grosso, se pensassimo che nulla sopravvive di quei frangenti: e soprattutto di quel modo di pensare e attuare la politica, dunque anche di quel modo di pensare e attuare il cambiamento della /nella scuola.

partito_comunista_italiano_bandieraUn modo, appunto, ideologico. Che prescinde da un’analisi realistica dei rapporti fra scuola e società, fra modello educativo e storia, addirittura fra didattica e comunicazione sociale. E che porta a volere tutto, e dunque ottenere nulla, per potersi sentire sempre in credito con il mondo. E con la realtà.

Oggi la vicenda si ripropone, una volta ancora. Con un atto di forzatura si è provato a darle un’esito provvisoriamente diverso.  Certo, Renzi è stato capace di rompere l’alleanza storica fra Masha e Orso. Non basta. Le figure e i ruoli del copione ci sono ancora tutti.

Dello scenario consueto sembrerebbe mancare solo una cosa: la “ragione di partito”. Ma non è così. Di fatto, questa ha saputo emigrare e trovare altrove porti accoglienti. La sua capacità di mimetizzazione è risaputa, se riesce di volta in volta a farsi alleati in ambito sindacale, professionale, accademico, giornalistico, addirittura nell’amministrazione e se, del resto, è capace di alimentare contemporaneamente pensieri così diversi come quelli di un Massimo D’Alema o di un Giuliano Ferrara.

Riuscirà anche questa volta a prevalere su tutto e su tutti? Riuscirà anche questa volta a far prevaricare l’animo liceale su quello popolare? Dipende. Anche da noi. Ma dubito.

Informazioni su Roberto Maragliano

Il Piccolo dizionario delle tecnologie audiovisive, scritto assieme a Benedetto Vertecchi, è del 1974. Da allora non ho smesso di occuparmi di quelle cose. Da persona che sta dentro il rapporto tra formazione e media, non sono le tecnologie che mi preoccupano, ma gli atteggiamenti superficiali di tanti nei confronti delle tecnologie.

3 commenti su “La ragione di partito e #labuonascuola

  1. Marco Caramori Marchetti
    11 luglio 2015

    Ho cercato senza successo il termine Tecnologie 😦
    #newWhitneymuseum …
    #NewAndLastingUnderstandingsOfBeauty

  2. soudaz
    11 luglio 2015
  3. Pingback: Rimandati a settembre | Mario Mattioli

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Questa voce è stata pubblicata il 11 luglio 2015 da in Uncategorized con tag , , , , .

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