Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Università degli Studi Roma Tre

Scrittura secondaria per un apprendimento user friendly

 carcassonne1di Alessandro Favrili
Roberto Maragliano ed io attuiamo da anni una didattica che disperatamente cerca di coinvolgere gli studenti, partendo dai loro interessi e dalle loro competenze. Le esercitazioni scritte che ogni anno proponiamo sono coerenti con l’impegno complessivo della nostra attività in aula e in rete.
Il post che avete davanti è una di queste esercitazioni personali, quest’anno legate alla lettura del libro di Ong Oralità e scrittura, edizione 2014, nella quale l’eredità lasciata da Ong viene attualizzata nella cultura digitale da Gino Roncaglia (nella Prefazione) in termini di “scrittura secondaria”, da John Hartley (in “Prima di Ong” e “Dopo Ong”) in quelli di “oralità secondaria”
Alessandro Favrili, dal suo osservatorio pratico-teorico, propone la sua versione di Ong secondario e ancora attualissimo.
(Ornella Martini)

“La mia impressione è che questi accenni riguardino la nascita di una sorta di scrittura secondaria, che con la scrittura primaria e con il mondo della stampa ha lo stesso rapporto che l’oralità secondaria ha con l’oralità primaria: una sorta di conservazione superamento, legato alle tre caratteristiche fondamentali che distinguono lo spazio dell’informazione digitale: multimedialità, interattività, ipertestualità”  (Gino Roncaglia, Prefazione, p.16).
“L’idea della parentesi Gutenberg suggerisce che, nonostante la sua egemonia, il suo prestigio e la sua ubiquità, la scrittura a stampa è un’eccezione all’interno di un percorso del pensiero umano più lungo e articolato, che potrebbe stare recuperando precedenti modalità di comunicazione basate sull’oralità e sull’istantaneità” (John Hartley, “Dopo Ong”, p. 252).
ttr Chiunque operi in un campo non solo speculativo sa che l’efficacia di un insegnamento e di un apprendimento è data da quanto esso porti risultati a livello comportamentale. Non riduciamo l’intera psicologia al solo apprendimento ma, di certo, non si è appreso a fondo un qualcosa se non si è in grado di agire in modo congruente con quanto appreso: è il divario fra teoria (sapere) e pratica (saper fare).
È in questo spazio da riempire e da animare che propongo uno spunto su un piccolo contesto di apprendimento, molto concentrato, che sto sperimentando in prima persona e con altre persone, adulte o bambine: il gioco da tavolo (Le Parti e il Tutto è il mio blog legato al mondo e al pensiero del gioco).
Al momento di conoscere un nuovo gioco da tavolo, infatti, ci si trova davanti a un sistema di cui non si conoscono le regole né le relazioni. Fondamentalmente, se si tratta di un gioco di strategia, quel che ancora non si conosce non è tanto la miglior mossa da fare, quanto il dove vada collocato ciascun pezzo!
Le procedure consuete a questo punto, ossia il livello zero, sono due: la prima è il manuale di istruzioni, la seconda un dimostratore, che già conosce il gioco e spiega per step l’intero sistema.
Il manuale scritto, per quanto indispensabile (in particolare tabelle e schemi di riepilogo sull’ordine di turni o le azioni disponibili) è,  almeno parzialmente, inefficace all’atto di far comprendere e trasmettere le dinamiche di gioco. Esso ci trasmette le nozioni, i blocchetti che compongono la struttura, ma non riesce a farci cogliere come essa gira nel momento in cui è attiva (dalle istruzioni non si capisce la profondità e l’intensità delle scelte che in partita verranno richieste. Leggendo le regole degli scacchi non diventiamo assolutamente bravi scacchisti). Un esempio può fungere da correttivo a questa tendenza; alternare una regola con la sua applicazione ci consente di farci padroneggiare più rapidamente un concetto.
La dimostrazione è data dal fatto che, spiegando o leggendo le regole di un gioco nuovo a qualcuno, se gli si dice: “ora fai tu”, questi non saprà da dove cominciare; viceversa, se gli si ricorda che nel suo turno potrà decidere di fare a, b o c, si sentirà molto più sicuro e saprà agire la sua conoscenza.
Naturalmente, se ci sono diverse cose da tenere a mente, la scrittura non basterà, e sarà necessario il supporto visivo. Indicare i pezzi, simulare i movimenti, collocare ogni cosa al suo posto, in modo da fornire un quadro d’insieme più organico –  grazie al quale ognuno saprà gestire la propria plancia o le proprie risorse. Le foto o illustrazioni in un manuale aiutano in questo, ma un buon dimostratore/facilitatore fa sembrare tutto molto più leggero e facile da comprendere.
Se il dimostratore non brilla di efficacia o concisione, o se il gioco è intrinsecamente complesso, impegnativo e ricco di variabili, si ottiene una situazione in cui, a volte, il dimostratore può rendere più confusa la comprensione di un sistema (questo avviene fondamentalmente quando egli non ha una sufficiente padronanza di ciò che vuol spiegare). E capita quindi che si reputi necessario uno strumento in più. Qui ci viene in aiuto la scrittura secondaria, grazie al digitale. Si sta affermando sempre di più,infatti (in Italia e all’estero), la diffusione e la qualità di tutorial per ogni campo dello scibile; tutorial di giochi da tavolo, di pittura, di make-up, di bricolage.
Un video tutorial ben montato permette di avere quella multi-sensorialità che rende le informazioni maggiormente rmemorizzabili, e può alternare al video dimostrativo scritte in sovraimpressione per fissare le informazioni salienti, strutturali. Tutto ciò in linea con la logica sequenzialità del pensiero scritto tracciato da Ong in Oralità e scrittura; ma un tutorial non ci dà soltanto una sequenza di blocchetti informativi, ci fa vedere una dinamica: vediamo il processo e il risultato finale. Il guadagno, inestimabile per il sistema e le professioni dell’apprendimento, è che abbiamo un quadro abbastanza chiaro di ciò che dovremo fare, quale sarà il processo e cosa incontreremo durante il suo svolgersi: il tutto in un tempo molto breve, tra i 10 e i 20 minuti, grazie a montaggi, accelerazioni, stacchi; il video ci fa vedere in forma quasi reale solo ciò che è funzionale all’apprendimento di quella cosa, magari soluzioni tecnologiche come riprese a 360° o simultanee su più lati ci permettono, da utenti e apprendisti, di uscire dalla visione di un tutorial con molto maggiore senso critico acquisito di quanto non si avrebbe leggendo un manuale cartaceo, più o meno illustrato. Ecco in sostanza perché sono scomparse molte riviste di hobbystica che facevano capolino nelle edicole, e sono esponenzialmente aumentati i canali youtube dedicati alle stesse tematiche. La scrittura secondaria ci permette di trattenere tutto il buono che la scrittura tradizionale offre all’apprendimento, solo arricchendola con nuove dimensioni, nuova vita e quindi nuovi risultati ottenibili.
Per questo l’idea della “parentesi Gutenberg” (la quale vede la stampa non come un irrimediabile punto di arrivo ma come una transizione fra ciò che vi era prima e ciò che verrà poi) è estremamente accettabile, almeno in questo senso. Non possiamo sapere a lungo termine come sarà (e se sarà ancora) la scrittura: possiamo però verificare che nel mondo dell’apprendimento essa è stata un tramite, fra l’oralità in tempo reale (l’esperto che ti fa assistere a tutto il processo di intagliatura del legno, per ore e ore in presenza di stimoli ripetitivi, come nell’apprendistato tradizionale) e la sua nuova versione orale che però trattiene e amplifica tutto il potere della scrittura, per cui possiamo avere un video, o un ipertesto, con elementi scritti, filmati, zoom e quant’altro, concepiti apposta per essere strumento di apprendimento. In una realtà solo orale, di sola pratica, era impossibile selezionare cosa far vedere e cosa no. Ciò che accadeva, accadeva. La scrittura permetteva di selezionare, ordinare, ma aveva bassissime capacità di mostrare una procedura. Ora possiamo mostrare, scremando però tutto ciò che non serve alla procedura. Chi dunque sceglierebbe ancora di imparare a fare un complesso nodo da marinaio o a riconfigurare un programma del proprio PC andando da uno specialista ad assistere a uno o più giorni di lavoro? È possibile ormai acquisire la stessa padronanza iniziale di un qualcosa grazie a un minimo di ricerca da un qualsiasi device con accesso a internet.
È facile prevedere che diverranno sempre più validi ed efficaci questi metodi di insegnamento, e che l’uso di questi supporti aumenterà.

Informazioni su ornellamartini

Vivo e lavoro tra città e campagna: Roma e Rieti. Insegno all'Università e cucino al Fienile di Orazio. Lavoro la creta, leggo, organizzo attività educative all'insegna dell'emozione per bambini e ragazzi. Adoro stare là da noi in campagna, ascoltare l'Opera, chiacchierare con mio marito e mia figlia. E poi mi piace fare e comprare bigiotteria creativa, camminare, andare a cavallo e tante altre cose che non c'è bisogno di dire tutte qui.

Un commento su “Scrittura secondaria per un apprendimento user friendly

  1. soudaz
    16 giugno 2015

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Questa voce è stata pubblicata il 16 giugno 2015 da in InteressAmmé con tag , , , , , , , , .

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