Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Università degli Studi Roma Tre

Disegnare, tra infanzia e vita adulta

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Disegno di OLFi

di Andrea Patassini Ho avuto ed ho ancora un rapporto stretto con il disegno e quindi potrei, nelle considerazioni che seguono, essere considerato “di parte” e poco in sintonia con il sentire comune.  Per quanto riguarda il mio caso, tradurre la realtà attraverso la sintesi del tratto di un pennarello o di una matita è un modo per conoscere ciò che mi circonda e allo stesso tempo per imparare ad esprimere ciò che osservo. Per farla breve, prima della scrittura il disegno ha rappresentato per me un canale preferienziale per esprimermi. Non a caso il mio avvicinamento alla lettura è nato attraverso i fumetti. Prima ancora di leggere spendevo parecchio tempo a sfogliare le pagine di Topolino osservando le figure e trovando un senso a quella sequenza di immagini. Poi passavo alla pila di fogli bianchi e iniziavo a disegnare. Cosa? Di tutto. Quello che leggevo, o per di più osservavo, nei fumetti, ma anche tutto quello che mi circondava. Un classico era la rappresentazione grafica della propria famiglia. Non ricordo bene la sensazione provata nel momento in cui sintetizzavo con un tratto incerto le caratteristiche dei miei genitori o dei nonni. Senza dubbio mi divertiva perché di versioni, da quanto mi raccontano, ne ho prodotte diverse. E poi mescolavo. Alla realtà che mi circondava ci mettevo aerei, macchine, robot (molto in voga per chi è cresciuto in un’infanzia a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta), mostri e personaggi della fantasia provenienti dai film d’animazione o dai già citati fumetti. IMG_20150605_094232 Ecco perché quando ho letto il libro Io disegno ho trovato molti spunti interessanti per ripensare alla mia esperienza di infanzia con il disegno. Edito da Vanvere Edizioni, questo piccolo libro raccoglie i contributi visivi di illustratori e fumettisti che raccontano il loro rapporto con il disegno quando erano bambini. Dodici storie, raccontate da dodici differenti autori. Sono brevi trame di bambini attratti dal disegno che passavano del tempo a costruire mondi e significati su fogli di carta. Vicende e tratti differenti che narrano una passione comune, quella di disegnare, spaziare con la fantasia, creare mondi di significati, modificare la realtà circostante. L’aspetto interessante del libro è anche nella sua forma. Mostra le dimensioni dei classici blocchi da disegno Fabriano e la stessa grafica di copertina è un chiaro rimando ad uno dei supporti più conosciuti per disegnare. Le illustrazioni degli autori coinvolti sono accompagnate da un breve testo che racconta storie personali, episodi d’infanzia dove al centro c’è il disegno, meglio ancora l’atto stesso di disegnare. IMG_20150605_094025 C’è il ricordo dell’illustratrice Gabriella Giandelli che parte dal regalo ricevuto a Natale, un astuccio Staedtler pieno zeppo di matite colorate, e racconta:

Quando disegnavo riuscivo a inserire certi colori che la realtà periferica milanese dei primi anni Settanta non conosceva: in quel periodo era tutto grigio, marrone o al massimo verde marcio.

IMG_20150605_094108 Vanna Vinci, autrice di fumetti, descrive i luoghi dove passava del tempo a disegnare:

Disegnavo soprattutto sul tavolo della cucina, mentre a casa di mia nonna preparavano da mangiare, o nella stanza da pranzo, così ascoltavo i discorsi dei grandi o la televisione”.

Ecco, i grandi. Il libro in questione solleva una questione per nulla banale, quella del valore che da adulti attribuiamo al disegno. Per gli autori del libro quel passaggio dall’infanzia alla vita adulta non ha fatto perdere il senso e l’importanza, non solo professionale, del disegno. Solitamente la concezione adulta, abbastanza diffusa, indica il disegno come una forma espressiva non per tutti. Si adotta la logica del dono, non tutti sono portati per il disegno e il passaggio dall’infanzia alla vita adulta determina il totale allontanamento da questa forma espressiva. Eppure, ancor prima della scrittura, il disegno rappresenta un linguaggio espressivo universale, capace di far emergere significati profondi. Andrebbe sgombrato il campo dal peso artistico del disegno. Disegnare non significa dover produrre per forza di cose senso artistico. Come per la scrittura, il disegno rappresenta un canale espressivo necessario per riuscire a far emergere e decifrare le proprie sensazioni, le storie, le esperienze e le realtà che viviamo. Sperimentare nella propria esperienza le tante forme espressive che abbiamo a disposizione, tra queste il disegno, significa poter provare a percorrere liberamente un percorso di autoeducazione utile a conoscersi e a conoscere. Utile ancor più nella vita adulta. La bella testimonianza del libro Io disegno può significare un buon punto di partenza o, quantomeno, uno spunto di riflessione sul quale aprire un confronto.

Informazioni su andreapatassini

Andrea Patassini detto Patassa si occupa di tecnologie per l'apprendimento, e-learning, coding e pensiero computazionale. Appassionato di fumetti (in tutte le salse), deve capire come far entrare in libreria tutti i numeri del Topo.

2 commenti su “Disegnare, tra infanzia e vita adulta

  1. soudaz
    8 giugno 2015
  2. Alessandra Galizzi
    9 giugno 2015

    Grazie Andrea per la segnalazione appassionata! Credo di essere stata una bambina cui è stato rubato il disegno. Da adulta amo le graphic novels e lavorando coi bambini in terapia promuovo l’espressione grafica e pittorica in quello che ho chiamato co-drawing, un lavoro a quattro mani fatto nello stesso momento su grandi fogli alla parete, preferibilmente con pastelli a olio.
    Io disegno entrerà a pieno titolo tra le letture dell’estate!
    Alessandra

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