Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Università degli Studi Roma Tre

Vocazione primaria

di Roberto Maragliano

Tre giorni fa è morto, a Genova, all’età di ottantotto anni, Giorgio Bini. Fu parlamentare del PCI ed ebbe uno ruolo importante nel far varare, nel 1977, la legge 517: non certo una riforma globale, di struttura, come si diceva allora, ma un avvenimento che fu importante per la nostra scuola perché toccava per la prima volta argomenti caldi per la vita quotidiana della didattica come il sostegno alle disabilità, l’alternativa all’adozione del libro di testo, la programmazione, la valutazione. Il “Secolo XIX”, quotidiano della sua (e della mia) città, ricorda Giorgio come “persona mai banale … spesso controcorrente … caustico vero ogni forma di potere, anche all’interno del PCI”.. Anche per tutto questo gli ero affezionato.

E penso che il modo migliore per ricordarlo sia non tanto rievocare il clima di quei tempi, quando noi si era giovani e si aveva tanta fiducia (in quello che poi non avvenne), quanto invitare noi tutti a fare i conti realisticamente con quei frangenti e con le questioni che erano allora in ballo, anche se non sempre se ne era consapevoli. Perché i nodi irrisolti di allora, sul terreno del cambiamento scolastico, sono gli stessi che oggi fanno velo ad una presa di coscienza della gravità della crisi . Spero che un giorno qualcuno vorrà impegnarsi a ricostruire, tramite le carte (gli atti parlamentari, i congressi di partito e di sindacato, le riviste di settore, i bollettini locali), le ragioni profonde di un blocco che tuttora perdura (appunto, l’Immobile scuola) e che vede confrontarsi ininterrottamente e ad ogni giro cambiare di casacca conservatori e innovatori, senza che le cose si spostino minimamente.

tipografiaIn un mio precedente post ho ripreso alcune pagine del mio La scuola dei tre no. Ne stralcio un altro breve brano qui, non senza puntualizzare che Giorgio stava dalla parte della scuola popolare, quella delle tecniche e tecnologie didattiche (la tipografia di Freinet ad esempio) che andò sconfitta sul campo a favore dell’altra anima della sinistra, la liceale, la stessa che successivamente avrebbe definitivamente infranto i suoi sogni con il fallimento della riforma Berlinguer.

Questo scrivevo nel 2003: “Allo scoccare della riforma dei cicli è emersa, dall’interno della popolazione scolastica che faceva riferimento all’area del centrosinistra, una divisione netta. È un contrasto che sussiste tuttora e che vede, da una parte, chi pensa che la scuola si sia troppo poco compromessa con l’universo esterno, dall’altra parte chi ritiene che l’abbia fatto fin troppo. Com’è evidente, sono visioni pedagogiche alternative, la prima destinata a confluire almeno in parte nell’utopia, la seconda destinata a confluire, almeno in parte, nell’ideologia: per un verso fare della scuola il nucleo di generazione di un nuovo ordine socioculturale, per un altro contrastare con la scuola la degenerazione in atto nell’uso mondano dei saperi. Fino alla svolta della metà degli anni Novanta, la condizione di opposizione perenne aveva consentito alla sinistra di far convivere al suo interno idee così difformi, e anche di articolarne l’azione su due fronti pedagogici diversi, quello della pedagogia popolare, più sensibile all’idea di una scuola coinvolta nel mondo, e quello della pedagogia liceale, più sensibile all’idea di una scuola riservata rispetto al mondo. Con l’assunzione di responsabilità di governo (e di riforma!) e con la necessità di trovare punti di convergenza dentro uno schieramento quanto mai eterogeneo, questa lacerazione interna alla sinistra pedagogica è venuta alla luce. In più, sorge il sospetto che il passaggio dalla poesia della formulazione politica del progetto di riforma alla prosa della sua gestione/attuazione abbia segnato il passaggio da una condizione di prevalenza della prima a una condizione di prevalenza della seconda delle anime di cui ho detto. Non è grave, io credo, che idee così differenti convivano, anzi. Sovente la ricchezza e la forza di una posizione politica e culturale sono legate alla sua capacità di accogliere correnti e filoni eterogenei, anche opposti di pensiero. Il fatto è che, nel corso del quinquennio passato, dentro le scuole, negli apparati, nelle famiglie sensibili all’area del centrosinistra non c’è stato confronto ma solo contrasto fra queste due visioni e il prevalere dell’una sull’altra è stato vissuto come l’obiettivo prioritario. Fino a che gli anti-mondani non sono riusciti a prevalere e la loro bandiera non è passata di mano, finendo in quelle dei governanti del centrodestra”.

Informazioni su Roberto Maragliano

Il Piccolo dizionario delle tecnologie audiovisive, scritto assieme a Benedetto Vertecchi, è del 1974. Da allora non ho smesso di occuparmi di quelle cose. Da persona che sta dentro il rapporto tra formazione e media, non sono le tecnologie che mi preoccupano, ma gli atteggiamenti superficiali di tanti nei confronti delle tecnologie.

2 commenti su “Vocazione primaria

  1. soudaz
    26 maggio 2015
  2. Pingback: La ragione di partito e #labuonascuola | Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

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Questa voce è stata pubblicata il 25 maggio 2015 da in Uncategorized con tag , , , , , , .

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