Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Università degli Studi Roma Tre

Emoji e scrittura

cover_emoji

di Andrea Patassini

Sono un frequentatore della metropolitana di Roma, in particolare delle linea B. Nell’ultimo anno o poco più tra i passeggeri è facilissimo individuare sugli schermi dei loro smartphone (compreso quello del sottoscritto) una chat aperta di Whatsapp. E i numeri a livello nazionale sembrano confermare il fenomeno: in Italia la messaggistica instantanea è la funzione più utilizzata dagli utenti possessori di smartphone; in particolare Whatsapp, secondo i dati Audiweb, si attesta come l’applicazione più diffusa in Italia. Con 13,8 milioni di utenti unici mensili, l’applicazione nata nel 2009 e acquisita da Facebook nel 2014, rappresenta uno dei canali di comunicazione online più in uso nel nostro paese. Consideriamo inoltre che, a marzo 2014, in Italia si calcolavano 17,2 miloni di utenti mensili che accedevano ad internet tramite dispositivi mobili. Una cifra in crescita. Un dato interessante riguarda il target dei giovani e giovanissimi, Whatsapp si attesta come l’applicazione più utilizzata per comunicare.

La possibilità di comunicare in modo veloce con una molteplicità di contenuti (testo, immagini, audio e video); instaurare conversazioni che estendono quelle in presenza; crearne di nuove totalmente incentrate online e costruire spazi di interazione per gruppi di persone, sono alcune delle caratteristiche più apprezzate dagli utenti di Whatsapp. C’è un aspetto che mi incuriosisce molto nell’uso di Whatsapp e che, credo, possa offrire spunti interessanti per comprendere come il nostro comunicare muta e si espande in forme nuove: riguarda la commistione tra testo e emoji. Per emoji intendiamo quel vasto catalogo di simboli che possiamo utilizzare per comporre messaggi con Whatsapp. Ma perché chiamarli emoji e non emoticon? Perché di fatto sono due cose distinte. Le emoticon sono una rappresentazione tipografica di emozioni o stati d’animo, come questa🙂 o questa😦 o quest’altra ancora😉. La loro funzione è strettamente legata all’interazione in rete, consente di aggiungere significati al testo digitale utilizzato come canale di comunicazione. Difficile stabilire una data e un creatore, anche se in molti tendono ad attribuire l’idea iniziale all’informatico statunitense Scott E. Fahlman che nel 1982 indicò in una BBS (una delle prime comunicazioni telematiche amatoriali) l’emoticon🙂 per distinguere un messaggio serio da un altro ironico, così da non creare ambiguità. Interessante segnalare come sulla rivista satirica americana Puck, nel 1881, si pubblicasse la composizione di caratteri mostrata qui sotto.

emoticom

Gli emoji sono più recenti, nati alla fine degli anni ‘90 in Giappone, sono simboli pittografici sviluppati per conto della NTT DoCoMo una delle più importanti compagnie telefoniche giapponesi, utili ad integrare i testi da inviare tramite sms o email. Mentre le emoticon sono caratteri tipografici combinati assieme, gli emoji sono estensioni del set dei catatteri Unicode utilizzati dalla maggior parte dei sistemi operativi. Un esempio? Be’, ad esempio questo emoji emoji_1è un carattere Unicode così rappresentanto: U+1F601. Non è un caso che gli emoji nascano in un paese che fa grande uso delle immagini per comunicare. La comunicazione visiva in Giappone è un vero e proprio mondo da esplorare, ricco di approfondimenti; l’uso delle immagini è tale da poter essere individuato ovunque, per qualsiasi necessità.

Quel Giappone lo si ritrova anche negli emoji da noi utilizzati. Se vi è mai capitato di vedere un cartone animato giapponese, avrete avuto l’occasione di notare come i personaggi per esprimere imbarazzo o timore mostrino una grossa goccia di sudore, come nell’immagine qui sotto.

anime

Elemento che riscontriamo anche negli emoji come questo emoji_2 o quest’altro emoji_3 . Gli emoji superano i confini del Giappone nel momento in cui altri sistemi operativi iniziano ad integrarli. Essendo caratteri Unicode i dispositivi riconoscono quei simboli e li riproducono sugli schermi, all’interno di chat, mail, sms e altro ancora.

L’utilizzo così diffuso di uno strumento come Whatsapp ha senza dubbio reso più familiari gli emoji. Se siete frequentatori del servizio di messaggistica vi sarà capitato più di una volta di integrare al vostro messaggio un emoji utile a ribadire il vostro stato d’animo. E probabilmente avrete risposto ad alcuni messaggi esclusivamente attraverso emoji. A me capita con una certa frequenza. Ho notato che sempre di più nelle mie conversazioni su Whatsapp tendo a rinforzare o ad ampliare i miei messaggi con gli emoji. Lo stesso numero di emoji ha un valore. Se qualcuno mi invia un messaggio divertente tendo a rispondere con un emoji_4 , ma se quel messaggio è particolarmente divertente allora risponderò così emoji_4emoji_4emoji_4  . Non è una grammatica, certo, ma con chi tendo a comunicare stabilmente via Whatsapp si instaurano comunque delle regole condivise e l’uso o la combinazione di determinati emoji veicola significati e concetti.

Se ampliamo lo scenario possiamo intercettare segnali interessanti che mostrano come l’uso degli emoji sia sempre più frequente nella comunicazione quotidiana. Qualche tempo fa durante la presentazione del suo nuovo album Lorenzo Jovanotti ha raccontato attraverso gli emoji i suoi stati d’animo per la realizzazione del disco. Un approccio interessante per descrivere il flusso creativo di un lavoro. Ho provato, nel mio piccolo, a descrivere con la stessa modalità lo sviluppo dell’eBook da poco pubblicato, dedicato a Google Drive e alla didattica. L’uso degli emoji mi è sembrato funzionale, capace di integrare il senso di quello che volevo descrivere.

slide

Il social manager degli Houston Rockets, squadra che milita nel campionato americano di basket, ha pubblicato con l’account Twitter del team questo tweet:

tweet

Il cavallo, mascotte dei Dallas Mavericks, in quel momento avversari degli Houston, associato ad una pistola e il messaggio sottostante hanno costretto la squadra a scusarsi per il messaggio di cattivo gusto e licenziare l’autore.

Un progetto molto interessante è Lesbian Emoji curato dalle designer Kate Streeter e Kim Linn. Attraverso l’uso di emoji originali si racconta con grande creatività ed ironia il mondo di ragazze che amano altre ragazze. Nato come passatempo attraverso la pagina Instagram, gli emoji realizzati hanno riscosso grande interesse in rete fino a diventare un’applicazione gratutita per iPhone. Il linguaggio degli emoji è stato integrato con ulteriori simboli capaci di veicolare nuovi e ulteriori significati.

lesbian

La commistione tra scrittura e emoji consente di poter esplorare e approfondire modalità di espressione per nulla scontate. Sarebbe interessante comprendere come queste modalità possano trovare assonanze con la scuola e, in particolar modo, con quelle attività didattiche dove si propone la scrittura come strumento espressivo. Perché non provare a raccontarsi mescolando scrittura e emoji? Tentare di combinare una sequenza di emoji per poter descrivere uno stato d’animo, una storia. E quanti spunti di riflessione potrebbero sorgere: dalla comprensione del simbolo come strumento di comunicazione, alla funzione e alla complessità del testo.

Informazioni su andreapatassini

Andrea Patassini detto Patassa si occupa di tecnologie per l'apprendimento, e-learning, coding e pensiero computazionale. Appassionato di fumetti (in tutte le salse), deve capire come far entrare in libreria tutti i numeri del Topo.

2 commenti su “Emoji e scrittura

  1. Pingback: Emoji, emoticon e scrittura sulle tracce di whatsapp | Pietroalviti's Weblog

  2. chiarachiarissima
    11 maggio 2015

    Un post davvero interessante.Non posso che risponderti così: 😉😎👍

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