Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Università degli Studi Roma Tre

Dentro e attorno l’eBook di Patassini

di Roberto Maragliano

L’eBook Google Drive e la didattica ha ormai una settimana di vita, e, a quanto pare, si comporta bene. Lo vediamo rilanciato sui social e non sono pochi quelli che segnalano di averlo acquistato. Ci torno alla fine di queste note.

Andrea Patassini che dell’eBook in questione è stato ad un tempo primo estensore, coordinatore (del gruppo autoriale) e redattore finale, ci ha raccontato, qui nel blog, come è nata l’impresa. Io, ora, voglio girarci un po’, dentro e attorno. Per poi finire chiamandovi in causa, in quanto lettori/promoter.

Cover_800_600Comincio dal prodotto finale, acquistabile al prezzo di 2.99 € in tutte le librerie di rete (qui si dice come averlo e usarlo, e qui un solo esempio, tra i molti, di dove trovarlo). È, evidentemente, un libro digitale. Ma di impianto piuttosto diverso rispetto alla maggioranza dei titoli oggi disponibili, almeno in lingua italiana. Essenzialmente per due ragioni, che però hanno un’unica motivazione: diverso perché non è la versione digitale di un libro cartaceo, diverso perché rimanda con una certa frequenza a materiali di rete, direttamente accessibili dal testo. La motivazione unica si collega al fatto che siamo abituati (ci hanno abituati) a individuare e denunciare, del libro digitale, soprattutto ciò che avrebbe in meno rispetto al libro cartaceo (fisicità, manipolabilità e portabilità, visibilità), mentre siamo meno preparati a cogliere ciò che ha in più. Ecco: l’ambizione di questo eBook, e pure della collana Coll@borare che lo ospita come primo titolo, è di mostrare (anche ai Carr e Casati e compagnia bella) che l’integrazione del libro nella rete può essere sì un fattore di distrazione (non nuovo, peraltro, chi non ha tenuto fumetti sotto il manuale?) ma può essere anche un prezioso fattore di arricchimento del libro stesso: se non altro perché garantisce la possibilità di proporre, per così dire, delle note al testo aperte e vive, non chiuse e inerti come quelle consuete su carta. Insomma di Google Drive e la didattica non esiste una versione cartacea e se mai ad uno gli riesce di farsela, avrà tra le mani un libro (o un simil-libro) fisico, sì, ma monco, proprio come è cognitivamente monca la scrittura di cui dice Platone: interrogata, non risponde. Non solo, mettiamo che qualche lettore voglia proporre delle sue personali “annotazioni a margine” del libro di Patassini & Co.: potrà farlo liberamente, e anche generosamente, senza dover sottostare alle classiche limitazioni fisiche imposte dalla carta (i margini, appunto). “Libro liquefatto”, “libro invertebrato”? Diciamolo pure, ma considerando e accettando l’inpiù che queste caratteristiche attribuiscono al testo, in quanto lo fanno diventare in vario modo, e grazie a tablet e smartphone e computer, un “libro espanso”.

Ma perché mai, si potrebbe obiettare, il docente dovrebbe fare questo ulteriore sforzo, proponendosi in quanto lettore/studioso digitale? Non sono sufficienti le cose che già gli si chiede di sapere e saper fare? Con quello stipendio, poi. Qui, occorrono due risposte. Prima: proprio in relazione a quello stipendio si dovrebbero apprezzare proposte come questa, che non chiedono un drammatico esborso patrimoniale. Seconda: comunque vadano le cose, il digitale sarà sempre più presente nelle attività scolastiche, e dunque  la familiarizzazione con i nuovi linguaggi, ambienti, strumenti certamente è se non il primo uno dei primi compiti cui il docente dovrà far fronte, sul piano personale, senza che gli sia concessa la possibilità di ricorrere a deleghe. Insegnare nel digitale è possibile solo se del digitale si è utenti abituali e consapevoli. Del buon digitale, dico, non della fotocopia bit di preesistenti e inerti pagine fisiche.

Qualcosa, poi, va detta a proposito del contenuto dell’eBook di Patassini  Co. L’ambizione è di mostrare come può essere usata la nuvola di Google Drive non solo per vivere meglio il proprio impegno di docente o di dirigente (quante pennette perse, quante condivisioni non andate a buon fine: liberarsi di tutto questo non dovrebbe fare male, no?) ma anche per coinvolgere di più e meglio i ragazzi nelle pratiche dell’apprendimento (si pensi solo all’attività di scrittura condivisa, una vera e propria mutazione). Insomma Google Drive può essere un buon alleato per la didattica se uno è capace di renderselo alleato, cominciando dall’impegno a farselo amico e aiuto per le sue personali incombenze quotidiane, di tipo professionale o no. Insomma, si tratta di imparare ad usare questo strumento soprattutto e prima di tutto per se stessi (per i propri personali interessi, piaceri, bisogni) e poi per gli altri, studenti o colleghi che siano.

Logo-Caffè-digitali_3La collana. Aggiungo poco a quel che Patassini ha già detto. Semplicemente,  Coll@borare intende caratterizzarsi col proporre testi “concordati”,che siano cioè l’esito di un itinerario di stesura, vaglio critico ed editing collaborativo maturato all’interno di attività di gruppo. In sostanza, una volta stabilito un tema (che dovrebbe avere come mira di presentare, tra le risorse digitali più diffuse, quelle che meglio si prestano ad usi didattici e a mostrarne e documentarne l’uso in classe e fuori), attorno alla prima stesura d’autore del libro si costituisce, in rete, un gruppo di lavoro, fatto di volontari che abbiamo familiarità con tema stesso, e destinato ad operare in rete tramite commenti, modifiche, integrazioni al testo per un  tempo definito. Una volta terminata la fase, il libro viene allestito, per ora presso il Laboratorio di Tecnologie Audiovisive (del cui blog fa parte il presente post),  un domani si vedrà. Ma a due cose non intendiamo derogare, noi direttori (Laura Biancato, Elisabetta Nanni ed io): uno, che la collana mantenga la sua identità di filiazione materiale (e ideale) dell’iniziativa Caffè Digitali del C.T.F. Bassano-Asiago, che i ricavi delle vendite vadano totalmente a rinforzare la rete di scuole che ha dato vita a tale iniziativa. Chi vuole saperne e dirne di più ci trova alla pagina Facebook dedicata alla collana, qui.

Finisco con un cenno soltanto ad un tema che invece merita un discorso più attento e articolato (cosa che farò quanto prima), cioè il self editing. Sì, perché gli eBook di Coll@borare sono editati direttamente dagli autori. Di altro non hanno bisogno, per viaggiare nel mondo, che di un distributore e di un promotore. Il primo l’abbiamo trovato, è l’ottimo servizio di Narcissus.me. Ci torno quanto prima per illustrarvene i pregi. Il secondo lo stiamo scoprendo giorno dopo giorno, da questa settimana: siete voi lettori che parlando di Google Drive e la didattica nei social e consigliandone l’acquisto, vi e ci aiutate a cambiare il piccolo mondo antico della scuola, aprendolo a quanto di buono c’è nei meccanismi “virali” che sono propri della rete.

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Informazioni su Roberto Maragliano

Il Piccolo dizionario delle tecnologie audiovisive, scritto assieme a Benedetto Vertecchi, è del 1974. Da allora non ho smesso di occuparmi di quelle cose. Da persona che sta dentro il rapporto tra formazione e media, non sono le tecnologie che mi preoccupano, ma gli atteggiamenti superficiali di tanti nei confronti delle tecnologie.

Un commento su “Dentro e attorno l’eBook di Patassini

  1. soudaz
    13 marzo 2015

    L’ha ribloggato su Il Blog di Tino Soudaz 2.0 ( un pochino)e ha commentato:
    Ebook

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