Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Università degli Studi Roma Tre

Riguardare le figure

di Roberto Maragliano

“Hanno voluto che la sua fosse una prosa dell’obbligo, scolastica per decreto. Hanno deciso che il suo romanzo dovesse sopravvivere, per norma, come un relitto nel mare dei Sargassi; o come una reliquia da esporre sull’altare, e riporre in soffitta dopo le sacre funzioni didattiche. Per ottenere così alti intenti, tutto si sono concesso. Nulla hanno risparmiato a Manzoni e ai Promessi sposi. Hanno manomesso il romanzo. Lo hanno scorciato. In nome di un pedestre scolasticismo, divenuto convenzionale, si leggono I promessi sposi resecati del loro ultimo capitolo, la Storia della Colonna infame: il solo che esibisca la parola ‘Fine’, valida per l’intero romanzo. E hanno eliminato le illustrazioni che, per volontà dell’autore, sono enunciazioni narrative: le quali arricchiscono e completano il racconto, lo orientano”.

promessiCosì Salvatore Silvano Nigro, dalle colonne del supplemento Domenica del quotidiano “Il Sole 24 Ore” (11 gennaio 2015) saluta l’uscita presso la Bur di una nuova edizione del romanzo, curata da un gruppo di giovani studiosi coordinato da Francesco de Cristofaro. Lì finalmente anche in un’edizione utilizzabile a scuola, sia per il prezzo (18 euro per un tomo di più di 1300 pagine) sia per la parallela versione digitale (al fatidico prezzo di 9,99), è riprodotto assieme e dentro il testo l’intero repertorio delle 504 immagini volute da Manzoni e realizzate in massima parte da Francesco Gonin. Ma quel che più conta queste “figure” compaiono corredate di opportune e calibrate analisi nonché delle indicazioni che lo stesso Manzoni fornì all’equipe dei disegnatori. Ci interessa poco qui (anche se il problema è di indubitabile spessore) appurare il perché di tale scelta “illustrativa” che si accompagna alla versione definitiva del romanzo, la cosiddetta “quarantana”: se cioè questa soluzione maturò per ragioni politiche (coerenti con l’esigenza di attribuire un carattere più popolare al romanzo, assieme alle scelte di tipo linguistico e narrativo che sappiamo) o per più materiali interessi economici (legati all’esigenza di contrastare la pirateria, che era problema serio anche in quei tempi).

Piuttosto, conviene soffermarsi un po’ sull’osservazione iniziale di Nigro e chiedersi due cose: perché la vulgata scolastica del romanzo non reca traccia delle immagini e perché oggi è quantomai opportuno reintrodurle. La prima domanda trova un risposta nella componente iconofoba di tanta parte della cultura pedagogica nostrana. Quale sia la ragione profonda di tanta sottovalutazione, che oltre a tutto entra in conflitto con la nostra stessa e più luminosa tradizione culturale, è argomento che merita analisi circostanziate, ma personalmente non escluderei, una volta tanto, di far intervenire la variabile del determinismo tecnologico, coniugata però non tanto per l’audiovisivo o il digitale, com’è abitudine, quanto per la stampa. La scrittura è infatti il codice che più economicamente si presta ad essere riprodotto in forma industriale, all’interno di un sistema di media centrato sulla stampa, quale è quello su cui è stata edificata questa nostra scuola. Qui allora, verrebbe da ipotizzare, trovano la loro più propria giustificazione sia la scelta di manomettere il romanzo privandolo di questa fondamentale rete di “enunciazioni narrative” sia l’impegno a tenere in vita una pedagogia fortemente svalutativa nei confronti della prassi del “guardare le figure”. Dunque, una scuola così scrittoria come quella che abbiamo tuttora (e che, paradossalmente, così poco riesce a far usare correttamente e positivamente il codice scrittorio) nasce già anacronistica per i suoi tempi. Figuriamoci quanto lo è nell’oggi della multimedialità e della multicodicalità garantite dal digitale. Qui, allora, sta anche la risposta al secondo interrogativo. Aprire la scuola alle immagini e ai suoni è assolutamente doveroso, lo sostengo da un quarto di secolo: il mio I saperi della scuola è del 1990 e basti a convincersene questa frase che stralcio da p. XVIII, dove si allude alla necessità che “la scuola esca dalla logica che assicurava la tradizionale esclusività della scrittura a stampa, centrando l’attenzione del giovane sulle complesse modalità di confezione dei messaggi … e sugli intrecci, che operano in essi, tra parola sonorizzata e parola visualizzata, tra immagine stilizzata (codificata) e scrittura a stampa, tra suono, segno e disegno”. Attenzione, però: una simile operazione di reintroduzione e rilegittimazione delle immagini, dunque anche di quelle che arredano le pagine del romanzo, andrà condotta non secondo la logica dell’aggiunta facilitante quanto nel rispetto della logica dell’integrazione complessificante. Cerchiamo di essere chiari su questo: immagini e suoni non vangono a garantire una via semplice e riduttiva e dunque riduzionistica per far mirare a esiti cui solo la scrittura permetterebbe di approdare in modo pieno, soluzione che di fatto confermerebbe l’antica gerarchia e i relativi pregiudizi, no, il loro più nobile compito è quello di assicurare un’ottica nuova, più ampia e ricca di quelle consuete, con cui guardare al sapere, al sapere tutto: incluso, ovviamente, quello del narrare. Non solo, un così impegnativo ampliamento degli oggetti e delle forme del conoscere scolastico muoverebbe non tanto dal bisogno di proporre messaggi più adatti ad un’utenza infantile, quanto  di calibrare messaggi più rispondenti al sensorio e alla sensibilità multimediali del presente, che è cosa che riguarda congiuntamente bambino ed adulto, oggi: non è un caso che in questo nostro blog siano più letti e rilanciati proprio i post che recano immagini, e i nostri lettori sono prevalentemente docenti, dunque adulti dotati di titolo universitario, che pure non disdegnano al contrario apprezzano il contributo delle immagini.

Ben venga, allora, l’analisi della cura con cui Manzoni gestisce la regia dell’operazione illustrativa, decidendo di contenuto, taglio, formato e collocazione delle singole figure, ben vengano apprezzamenti della dialettica di montaggio e smontaggio che si viene a determinare tra l’immaginario visivo che la prosa indirettamente veicola e quello che le illustrazioni direttamente presentano e rappresentano. Sono convinto che sollecitazioni di questo tipo, rivolte a coloro che in tempi non sospetti ho etichettato come “esseri multimediali” (vedi qui) possano essere in grado di fornire un’immagine nuova al lavoro scolastico e nello stesso tempo mettere in circolo, codificare e valorizzare le competenze visive (pre e postverbali) che la familiarità col multimediale di consumo costantemente assicura, a tutti noi.

bravi

abbondioUn solo esempio tratto dal primo capitolo del romanzo. Accostate, anzi provate a far accostare le due immagini che qui riproduco (riprendendole dal servizio di Chiara Frezzotti di cui s’è già detto). Puntellano e ampliano la scena dell’incontro di Don Abbondio con i bravi. Compaiono, nell’edizione originale (scaricabile qui … grazie a Google!) ciascuna su una pagina, e queste l’una di fronte all’altra, sì da consentire allo spettatore/lettore di giocare su diversi punti di vista, ampliando, dunque, la sua consapevolezza della molteplicità delle strategie narrative in atto. Non posso garantire che questo invoglierà il giovane studente a leggere con più gusto il Manzoni, per mal che vada gli farà capire quanto profonde e quanto nobili radici abbia il suo navigare odierno tra scritte e immagini.

Mi fermo qui, non senza stabilire un mio possibile, futuro impegno. Appena torneranno in circolo le registrazioni delle letture dantesche di Carmelo Bene, assai più forti e decisamente meno “d’obbligo scolastico” di quelle di Benigni, potrò ulteriormente arricchire il tema dell’ampliamento multimediale del sapere scolastico classico, invitando ad ascoltare Dante così come ho appena invitato a vedere Manzoni. Potere del digitale!

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Informazioni su Roberto Maragliano

Il Piccolo dizionario delle tecnologie audiovisive, scritto assieme a Benedetto Vertecchi, è del 1974. Da allora non ho smesso di occuparmi di quelle cose. Da persona che sta dentro il rapporto tra formazione e media, non sono le tecnologie che mi preoccupano, ma gli atteggiamenti superficiali di tanti nei confronti delle tecnologie.

6 commenti su “Riguardare le figure

  1. soudaz
    26 gennaio 2015
  2. maestro ale
    27 gennaio 2015

    L’ha ribloggato su maestroale.

  3. andreabolioli
    4 febbraio 2015

    Con gli studenti abbiamo provato a “ricostruire” il romanzo illustrato di (da) Manzoni e Gonin, nella piattaforma web del “libro scomposto” http://cbook.it/ Il primo esperimento è stato fatto in istituto tecnico di Trento, il Buonarroti e in un liceo di Rovereto, il Rosmini . Gli studenti hanno scoperto che esisteva una versione illustrata del romanzo, sono andati a cercare in biblioteca delle edizioni a stampa e delle edizioni digitali. Alcuni hanno scannerizzato alcuni disegni di Gonin, per vedere come funziona la digitalizzazione di un libro. Poi hanno trovato la collezione dei bozzetti in una biblioteca digitale, con i commenti di Manzoni. Con questi disegni in digitale hanno provato a ricostruire il romanzo illustrato nella piattaforma del cbook, scegliendo le immagini e le sequenze narrative a cui facevano riferimento (dove metterei questa illustrazione all’interno del romanzo?). Alcuni hanno scelto l’immagine più significativa per ogni capitolo.
    Riassumendo: hanno riscoperto Manzoni come autore multimediale, nel 1840.

  4. Roberto Maragliano
    4 febbraio 2015

    Ottimo, bravi!
    Speriamo che altri vogliano seguire il vostro esempio.
    E’ esattamente quel che da tempo sostengo, cioè l’invito a cogliere nel digitale e nella diversa sensibilità dei giovani l’occasione per ripensare la scuola, anche quella più nobilmente tradizionale.
    Vedere Manzoni e ascoltare Dante sono due pratiche che prima dell’avvento del digitale potevano essere riservate a pochissimi e comunque erano considerate eccentriche, quando invece permettono di individuare elementi di identità profondi delle due opere in questione, necessariamente trascurati (e colpevolmente svalutati) dalla didattica del libro a stampa (sia a livello accademico sia a livello scolastico).
    Oggi queste due esperienze possono (e debbono) diventare patrimonio comune, ridimensionando e quindi riducendo all’essenziale il barocco apparato scrittorio (note su note) cui è generalmente associata l’esperienza di lettura scolastica e accademica di Manzoni e Dante.
    Occorre disponibilità, apertura, intelligenza, curiosità da parte di tutti. A cominciare dall’istituzione scolastica, e da come si pensa ed è pensata.
    Il multimediale e il multicodale è quanto di meglio abbiamo nella nostra tradizione, nazionale soprattutto ma anche europea. Oggi il digitale può consentire di riportare alla luce e riabilitare questo strato fin qui nascosto. E la scuola può/deve essere una pedina fondamentale di questo gioco.

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