Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Università degli Studi Roma Tre

Insegnanti, social network e il codice di condotta

divieto

di Andrea Patassini

Partiamo dal fatto vero e proprio. Il 7 gennaio 2015 l’Osservatorio sui Diritti dei Minori, un comitato scientifico costituito nel 2000 e composto da esperti e tecnici impegnanti nei campi dell’educazione, della psicologia, della sociologia, dell’infanzia e della tutela dei minori, diffonde un comunicato stampa intento a sollevare il problema dei docenti troppo confindenti con gli allievi attraverso Facebook. Quali sono le motivazioni? Secondo l’Osservatorio, che su questo ha ricevuto insistenti segnalazioni da parte dei genitori, sono emersi troppi casi in cui insegnanti e dirigenti scolastici stringono “amicizie virtuali” (le virgolette sono riportate nel testo del comunicato) con i propri studenti; concedono agli stessi studenti il “tu” nelle interazioni online; adottano linguaggi sconvenienti, si lasciano andare in liti online e infine: “lanciano strali nei confronti di amici, colleghi o riferimenti della vita pubblica, con i propri alunni spettatori di cotanto teatrino, per cui risulta molto difficile immaginare che gli stessi autori possano entrare in classe ad impartire autorevolmente lezioni”.

A conclusione del comunicato stampa l’Osservatorio sui Diritti dei Minori chiede l’intervento del MIUR attraverso una regolamentazione della presenza dei docenti sui social network, con specifici accorgimenti di verifica della condotta da parte delle istituzioni scolastiche. Vorrei brevemente illustrare cosa a mio avviso non funziona in una proposta simile. Del caso parlano Alex Corlazzoli e Maestro Roberto.

Prima di tutto è bene chiarire che le problematicità illustrate nel comunicato, seppur sinteticamente, esistono e non devono essere sottovalutate. Affermare che tutto ciò non sussiste, in nome delle opportunità che i social network oggi offrono, significa rifiutare di comprendere il tema nella sua complessità. Leggendo il comunicato dell’Osservatorio ci si trova però di fronte al solito atteggiamento: limitare e/o regolamentare prima ancora che formare e soprattutto creare consapevolezza. Nel caso delle tecnologie digitali e del loro rapporto con l’educazione poi, tale atteggiamento si ripresenta ciclicamente. Mettere alla luce un uso, da parte dei docenti, poco costruttivo di Facebook dovrebbe prima ancora che far scattare la molla della regolamentazione rendere consapevoli del reale problema a monte, ovvero la mancata costruzione in questo paese di una reale e diffusa cittadinanza e consapevolezza digitale. Questo è il nodo della questione. Al di là dei proclami e delle lotte sterili tra fazioni opposte (digitale sì-digitale no), il tema che la collettività, compreso quindi l’Osservatorio sui Diritti dei Minori, dovrebbe impegnarsi a sostenere è quello di creare consapevolezza delle opportunità della rete e dei suoi strumenti. Nel mondo della scuola significa mettere insieme le forze per creare reali progetti, lontani dai proclami, utili a migliorare e innovare la didattica anche con le opportunità espresse dalle tecnologie digitali e da strumenti come i social network. In questo blog diamo rilievo ad esperienze didattiche coerenti con questi intenti (qui e qui due esempi interessanti), sostenute con fatica da insegnanti che con spirito di intraprendenza e voglia di sperimentare tentano di aprire nuove strade per la didattica a scuola. A dimostrazione che una regolamentazione per nulla attenta all’uso costruttivo che dei social network si fa a scuola, limiterebbe di molto la portata di innovazione alla didattica offerta dal digitale.

Attenzione, porre consapevolezza del mezzo non significa limitarsi ad illustrare le caratteristiche tecniche degli strumenti digitali e il loro corretto uso, ma significa soprattutto affrontare i cambiamenti che questo regime comunicativo offre dal punto di vista didattico, conoscere e approfondire come la relazione digitale tra docente e studente nelle attività didattiche crei nuovi scenari per l’apprendimento e muti la stessa didattica in classe. Comportamenti esasperati da parte di insegnanti sui social network e registri comunicativi poco inclini al ruolo che si ricopre sono spesso ricondotti alla sottovalutazione del pubblico presente. Il sapersi relazionare con un audience, se ricondotto alla logica dei social media, oggi è un compito che spetta a tutti coloro che abitano gli spazi di rete, con la consapevolezza non solo dei rischi che si corrono, ma anche delle sfide comunicative da fronteggiare. Vale per tutti, compresi gli insegnanti della scuola.

Sembra quasi un controsenso: la scuola che dovrebbe essere il fulcro per far maturare nel paese una reale consapevolezza digitale, potrebbe trovarsi nella condizione (indicata da questa proposta dell’Osservatorio) di dover spendere tempo ed energie per regolamentare la presenza sui social network degli insegnanti.

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Informazioni su andreapatassini

Andrea Patassini detto Patassa si occupa di tecnologie per l'apprendimento, e-learning, coding e pensiero computazionale. Appassionato di fumetti (in tutte le salse), deve capire come far entrare in libreria tutti i numeri del Topo.

3 commenti su “Insegnanti, social network e il codice di condotta

  1. pevi56
    24 gennaio 2015

    L’ha ribloggato su chiacchiere pedagogichee ha commentato:
    cittadinanza digitale

  2. Giuseppe Campagna
    29 gennaio 2015

    A parer mio se l’osservatorio sui diritti dei minori dovesse riuscire nel proprio intento per il nostro paese sarebbe un passo indietro nella comunicazione digitale.

  3. Annarita
    5 ottobre 2016

    Ritengo importante che un insegnate non perda mai di vista il suo scopo/dovere educativo, esiste la possibilità di creare più profili, quindi quello dedicato ai minori deve essere un profilo che rispecchi questo ruolo che mantenga le giuste distanze sia per la diversità di età degli interlocutori sia per un mantenimento da parte del l’insegnante di un alto profilo che rispecchi il suo ruolo educativo. Per un genitore vedere insegnanti immortalati sui vari social con caraffe di birra e atteggiamenti non di certo consoni al loro ruolo, non è certo un bel vedere. Possiamo allora immaginare che messaggio passa ad un minore??????

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