Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Università degli Studi Roma Tre

“Un immortale non muore mai”

di Roberto Maragliano 

“Un’intera generazione è cresciuta con la pertinenza e spesso l’impertinenza del suo sguardo, del suo tratto e dei suoi personaggi, così riconoscibili per la loro semplicità, portatori di considerazioni abitualmente salaci. Volgeva il suo sguardo divertito in tutte le direzioni sulla società e i suoi guai, con una predilezione per le situazioni ‘birichine’, senza concessioni alla stupidità (è stato l’inventore del Re dei c…)”.
Così il quotidiano cattolico francese La Croix a proposito di Georges Wolinski, l’ottantenne “tenero provocatore”, come appunto recita il titolo dell’omaggio, vittima della carneficina parigina. Meglio non si potrebbe dire. Qui da noi in non pochi, pure tra i sedicenti laici, hanno detto molto peggio.

wol

Faccio parte di quella generazione e come tanti altri e tante altre (Loredana ha detto dei suoi ‘doni’) sono molto legato a Wolinski, al suo immaginare e disegnare un mondo in grado di cogliere ed accogliere la parte ludica del sesso, quella in cui il cervello e la cultura si mettono anche allegramente in gioco e su cui convergono fantasie e proiezioni, senza limite di sorta. Un mito, lui, e un mito anche questo ideale. E ugualmente mitiche le bambole desideranti generate dalla sua matita, quella che, sono sicuro, non hanno recato offesa ad alcuno, maschio o femmina (purché dotati di buon senso). Penso infatti che Wolinski rappresenti al meglio il poco (rispetto ai desiderata) ma anche il molto (rispetto al mondo di prima) che questa mia generazione ha saputo conquistare sul terreno più ampio delle pratiche e delle ideologie esistenziali. Un collante, questo che ho detto, che ci fa stare e sentirci assieme, come generazione, al di là degli schieramenti e delle appartenenze politiche e pure religiose, e su cui non siamo poi tanto disposti a recedere.

Per tutto questo hanno provato a oscurarlo. L’hanno ucciso, certamente, ma non hanno per nulla scalfito la sua immagine di “immortale” (con tutto ciò che il termine significa per la cultura francese). Perché tale era già prima. Gli avevano ripubblicato i suoi mitici anni Settanta. La Biblioteca Nazionale di Francia gli aveva appena dedicato una mostra celebrativa.

Lui era il primo a saperlo. Nell’intrigante graphic novel Le Village des Femmes, anch’esso appena uscito, dice del suo alter ego, che rinuncia alla prospettiva dell’ermafroditismo e preferisce ad esso una serena solitudine: “un immortale non muore mai”.

Non è da tutti illuminare la Biblioteca Nazionale.wolinski biblioteca

Informazioni su Roberto Maragliano

Il Piccolo dizionario delle tecnologie audiovisive, scritto assieme a Benedetto Vertecchi, è del 1974. Da allora non ho smesso di occuparmi di quelle cose. Da persona che sta dentro il rapporto tra formazione e media, non sono le tecnologie che mi preoccupano, ma gli atteggiamenti superficiali di tanti nei confronti delle tecnologie.

2 commenti su ““Un immortale non muore mai”

  1. maestro ale
    16 gennaio 2015

    L’ha ribloggato su maestroale.

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Questa voce è stata pubblicata il 12 gennaio 2015 da in Uncategorized con tag , , , , , , , .

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