Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Università degli Studi Roma Tre

Esiste una pedagogia della morte?

di Roberto Maragliano

morin uomo morteSono molto contento che il lettore italiano possa finalmente riavere restituita la lettura di questo “unicum della storia del pensiero”, per dirla con le parole di Riccardo Mazzeo, curatore della nuova versione del saggio L’uomo e la morte: è un’opera che il giovanissimo Edgar Morin pubblicò nel 1956, giusto un anno prima di dare alle stampe il suo fondamentale saggio sul cinema (Il cinema o l’uomo immaginario), che ahimè Feltrinelli dopo il 1970 inspiegabilmente non ha più riproposto in edizione italiana. E capita a proposito il bel colloquio tra autore e curatore che precede questa nuova edizione del saggio sulla morte (lo trovate anticipato qui), proprio nel mentre si diffonde da noi, via rete, il videoppello di settanta testimoni al Parlamento in favore della legalizzazione dell’eutanasia.

Con le parole di Morin: “Oggi, a differenza del passato, le persone muoiono all’ospedale. Vi è dunque quest’idea dell’accompagnamento grazie a cui sia laici sia religiosi si dedicano alla missione di non far terminare a queste persone la propria vita in una solitudine atroce. Ci si interessa quindi sempre di più ai morenti che in passato venivano un po’ occultati alla coscienza. Vi sono quindi elementi nuovi. Un altro elemento nuovo è il diritto di morire quando lo si desideri. Si sa che la volontà di morire può essere manifestata con il suicidio, e i suicidi possono essere molto numerosi, sfortunatamente persino fra i giovani, per motivi di disperazione, di tragedia, ecc. Ma vi sono casi nuovi in cui si pone il problema dell’eutanasia, vale a dire che alcune persone, in termini medici condannate senza scampo, chiedono di morire con dignità, con tranquillità, invece di agonizzare e di mobilitare attorno a sé la loro famiglia”,

Il problema è di grande serietà e certo non può essere trattato nello spazio di un post. Semplicemente, voglio rimarcare qui l’esigenza, che io fortemente sento, di sottrarre il tema più generale della morte dalla condizione di “rimosso” che lo caratterizza nello spazio culturale odierno liberandolo contemporaneamente all’esclusività che religione e medicina tendono ad avere su di esso.

Esiste una possibilità “laica”, mi chiedo, di trattare il tema? Indubbiamente si tratta di un grosso problema, anche sul piano educativo. E dunque, esiste la possibilità di elaborare una pedagogia della morte che serva a noi stessi in primo luogo e poi anche a chi ci impegniamo ad educare?

Qualche tempo fa ho provato a dare una risposta a questo interrogativo, nell’ambito di una riflessione più complessiva sulla pedagogia dell’osceno (inteso come “fuori scena”). E, non a caso, un grosso aiuto, nella formulazione della mia personale proposta, l’ho avuto dall’associare i due saggi degli anni Cinquanta di Morin. Sì perché, questa è la mia tesi, lo strumento più utile, allo stato attuale, rispetto all’esigenza di elaborare e far elaborare un positivo rapporto con la morte, può essere il cinema.

Se siete curiosi di confrontarvi con questo mio testo dovete fare il sacrificio di rinunciare alla carta. Stancatomi di aspettare che i due editori amici cui qualche anno fa avevo inviato la proposta superassero ogni vincolo scaramantico e provassero a rispondermi ho infatti provveduto, grazie agli amici di Doppiozero, a pubblicare Pedagogia della morte in versione ebook.

È, anche, il mio  personale, sentito omaggio alla figura del grande pensatore francese.

Informazioni su Roberto Maragliano

Il Piccolo dizionario delle tecnologie audiovisive, scritto assieme a Benedetto Vertecchi, è del 1974. Da allora non ho smesso di occuparmi di quelle cose. Da persona che sta dentro il rapporto tra formazione e media, non sono le tecnologie che mi preoccupano, ma gli atteggiamenti superficiali di tanti nei confronti delle tecnologie.

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Questa voce è stata pubblicata il 15 dicembre 2014 da in Uncategorized con tag , , , , .

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