Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Università degli Studi Roma Tre

Blockly, un altro strumento per avvicinarsi al pensiero computazionale

di Andrea Patassini

Questo è un post dedicato all’esperienza di apprendimento che in prima persona sto seguendo nel provare liberamente uno dei tanti strumenti oggi a disposizione per conoscere e approfondire le logiche dei linguaggi di programmazione. È una vera e propria esperienza orientata ad apprendere che mi vede impegnato, nei momenti a disposizione, nel provare a conoscere più da vicino non tanto le caratteristiche dello strumento in questione, quanto il percorso didattico che offre. Sveliamo le carte. Si tratta di Blocky, un software per la programmazione a blocchi, sviluppato e offerto da Google. Blocky consente di poter produrre codice attraverso un’interfaccia visiva che rende più intuitivo e semplice l’approccio al coding. In sostanza presenta dinamiche molto simili a quelle già individuate in Scratch o App Iventor. Il codice generato con Blocky può essere esportato e utilizzato per le più differenti attività. Quindi l’utilità di uno strumento simile non è da individuare esclusivamente nell’abbattimento delle complessità, ma anche in una sua esplicita funzione nel sostenere e facilitare attività di coding dedicate a obiettivi definiti.

Nel mio caso mi sto limitando ad conoscere e approfondire le strategie didattiche adottate dai creatori di Blocky per offrire una prima esperienza di apprendimento del codice. C’è una sezione denominata Blockly Games che offre un vero e proprio percorso didattico, tutto incentrato sul gioco per apprendere la logica fondamentale di Java. Il percorso è composto da differenti macrotemi che al loro interno offrono singoli tracciati, composti da livelli, da poter seguire per conoscere e affinare le proprie abilità nel campo della programmazione. Ogni livello concluso correttamente traduce in codice quello che si è realizzato attraverso la composizione dei blocchi.

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La scelta di utilizzare il gioco come tema centrale del processo di apprendimento non è per nulla banale. Perché? Innanzitutto perché fa uso del divertimento. Ciò significa tenere a bada, o eliminare del tutto, la paura di non farcela, le insicurezze, l’ansia nel dover ricevere un giudizio. Sembra una banalità, ma non lo è per nulla se proviamo a rifletterci per qualche istante e se, soprattutto, rapportiamo questa strategia didattica a quelle che con una certa frequenza sono applicate a scuola (dove la stessa lezione frontale invita ad attuare processi trasmissivi di conoscenza). Il gioco, così come è concepito dai creatori di Blocky, ha delle regole o meglio ancora delle istruzioni da dover applicare agli oggetti che troviamo nei diversi livelli, pone degli obiettivi a breve termine, invita a ripensare le procedure adottate se ci si trova di fronte ad un errore. L’errore stesso non è uno ostacolo ma un stimolo ad escogitare nuove soluzioni.

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Il primo livello è una vera e propria introduzione ai blocchi e al loro utilizzo. Chi gioca deve associare correttamente alcune caratteristiche degli animali presenti e infine indicare il numero di zampe. Un modo semplice per far capire come il procedimento logico è alla base dei processi di assemblaggio dei blocchi. Basta poi cliccare sul bottone “Controlla le risposte” per capire se le associazioni dei blocchi sono corrette.

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Eccomi allora alle prese con il secondo livello il cui obiettivo è di far approdare Pegman (l’omino che tutti noi trasciniamo qua e là su Google Maps) alla meta stabilita. Ogni livello comporta un aumento graduale delle difficoltà e l’inserimento di nuovi blocchi da utilizzare. C’è bisogno di logica, sperimentazione e voglia di divertirsi un po’.

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La terza tappa invita a programmare il volo di un’anatra verso il suo nido con la possibilità, o no, di acciuffare un verme. Una situazione simile a quella del gioco precedente ma con un fattore nuovo, programmare la direzione dell’oggetto attraverso i gradi. Via via ogni gioco apre a nuove competenze e blocchi sempre diversi.

Blocky è divertente e allo stesso tempo utile. Fa uso di una struttura simile a quella già individuata con Code.org dove i percorsi di apprendimento sono ben disegnati e dove la graduale difficoltà dei diversi livelli è equilibrata. Il vantaggio è di avere tra le mani uno strumento già pronto per mettere in gioco le prime esperienze di apprendimento attorno il coding. Quindi facilmente contestualizzabile all’interno di un’attività didattica pensata appositamente per imparare e conoscere le basi del pensiero computazionale. In vista de l’ora di codice (che dall’8 al 14 dicembre farà principalmente uso della piattaforma Code.org cui s’è fatto cenno), qualche insegnante potrebbe individuare in Blocky una ghiotta opportunità per avere un primo approccio al coding. Allo stesso tempo va però riconosciuto non c’è molto spazio alla creatività, lì, o almeno in questa sezione educativa di Blocky. Un limite, questo, che è anche di Code.org. Riconosciamolo dunque. L’estrema libertà di azione offerta da Scratch garantisce una facile contestualizzazione del coding in tanti e differenti ambiti disciplinari. Con Blocky questo processo appare più difficile.

Detto questo, continuo a utilizzare Blocky e a conoscere nuove funzioni ed eventualmente a condividerle nel blog. Di cose da scoprire ce ne sono molte e mi sento ancora alle prime armi. Senza dubbio l’approfondimento potrà fornirmi nuove idee.

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Informazioni su andreapatassini

Andrea Patassini detto Patassa si occupa di tecnologie per l'apprendimento, e-learning, coding e pensiero computazionale. Appassionato di fumetti (in tutte le salse), deve capire come far entrare in libreria tutti i numeri del Topo.

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Questa voce è stata pubblicata il 27 novembre 2014 da in Uncategorized con tag , , , , , , , , .
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