Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Università degli Studi Roma Tre

Occhio ai barbari

di Roberto Maragliano

Citare Alessandro Baricco è come citare Umberto Eco, si va contropelo ad una parte sensibile della cultura nazionale. Sensibile a che cosa? Alla libertà e al successo. E come ognuno sa, alle vicende dell’Alessandro come a quelle ben più monumentali dell’alessandrino le due esperienze non sono certo mancate: sia l’uno che l’altro non sono stati mai ligi alle univoche etichette attribuitegli, il serio studioso di semiotica e lo sbarazzino e telegenico critico musicale. Hanno prodotto e continuano a sfornare letteratura, giornalismo, pamphlettismo, e pure impresario editoriale è diventato uno e pure cinematografaro l’altro, per non dire di come tutti e due hanno fatto e fanno scuola, uno, poi, anche materialmente e non solo per metafora. Fatto è che a molti questo movimentarsi e soprattutto il dato di successo che gli si è associato proprio non vanno giù.

barbariMalgrado tutto questo, ho l’ardire di richiamare qui un pensiero, meglio uno stato di pensiero di Baricco che ritengo significativamente utile, tuttora, e al quale, del resto, non è la prima volta che ricorro. Si tratta della questione dei barbari e del disagio che generalmente si prova nel fronteggiarla. Fate come volete: ognuno di voi che leggete questa nota è libero di collocare il fenomeno della barbarie montante dentro lo spazio della politica o dentro quello dell’educazione, pensando, per capirci, ad un proprio studente (fantasma redivivo del mitico Lorenzo di Guzzanti) o al proprio presidente del consiglio (fantasma redivivo di uno che l’ha preceduto per lunga pezza). Tanto le questioni in gioco sono sempre le stesse. Chi sono i barbari, e come e perché si comportano così? Da dove vengono e dove mai sono diretti? E a noi, ipotetici non barbari, che tocca fare in questo frangente, li dobbiamo combattere o tanto vale soccombere, possiamo limitarci ad osservarli o sarebbe bene entrare nell’ordine di idee di addivenire a patti? Siamo disposti a sporcarci le mani o ci basta che siano le nostre idee a intorbidirsi, oppure nemmeno questo accettiamo?

Nel suo saggio sulla mutazione che risale al 2006 (otto anni fa!) Baricco propone un ritratto dei barbari e pure un modo di “viverli”.
Il ritratto è quello che segue, riportato fedelmente da pag. 79.

“Un’innovazione tecnologica che rompe i privilegi di una casta, aprendo la possibilità di un gesto a una popolazione nuova.
L’estasi commerciale che va ad abitare quell’ingigantimento dei campi da gioco.
Il valore della spettacolarità, come unico valore intoccabile.
L’adozione di una lingua moderna come lingua base di ogni esperienza, come precondizione a qualsiasi accadere.
La semplificazione, la superficialità, la velocità, la medietà.
La pacifica assuefazione all’ideologia dell’impero americano.
Quell’istinto al laicismo, che polverizza il sacro in una miriade di intensità più leggere, e prosaiche.
La stupefacente idea che qualcosa, qualsiasi cosa, abbia senso e importanza solo se riesce a inserirsi in una più ampia sequenza di esperienze.
E quel sistematico, quasi brutale, attacco al tabernacolo: sempre e comunque contro il tratto più nobile, colto, spirituale di ogni singolo gesto”.

Questi i barbari, questi i loro modi di combattere (e di combatterci).
Resta, aperta, la questione di come atteggiarci, noi, di fronte a questa che è, appunto, una mutazione, e non un semplice provvisorio cambiamento. Tenersene fuori è darsi per sconfitti, perché la mutazione ha prodotto effetti anche dentro di noi, e poi, riconosciamolo, è stata innestata dentro a vicende che ci hanno riguardato in prima persona. Baricco ammonisce coloro che si impegnano a erigere muraglie che queste inevitabilmente cadranno, tuttalpiù servono, provvisoriamente, per avere, dall’alto, una vista più lunga.

les barbaresMa c’è chi non vuole averla, quella vista, e  preferisce mettersi a riparo della muraglia, auspicando che il tempo dei barbari passi. Qui non si tratta di prendere posizione, quanto di mettere a raffronto le due posizioni. Per questa ragione qualche tempo fa avevo proposto di riprendere, all’interno del dibattito sul senso smarrito della scuola nel passaggio alla tarda modernità, i termini del confronto che aveva visto scendere in campo da una parte Baricco e dall’altro Eugenio Scalfari. Né allora avrei potuto immaginare che di lì a poco la questione sarebbe diventata attuale anche sul piano della politica nazionale.

Nazionale e non solo. Pochi giorni fa  il volumetto barbarico è approdato in Francia e l’OBS (nuova formula del Nouvel Observateur) presenta una galleria di giovani tra i 30 e 45 anni “che vogliono sbloccare la Francia”. Si fanno chiamare “barbari”.

 

 

Annunci

Informazioni su Roberto Maragliano

Il Piccolo dizionario delle tecnologie audiovisive, scritto assieme a Benedetto Vertecchi, è del 1974. Da allora non ho smesso di occuparmi di quelle cose. Da persona che sta dentro il rapporto tra formazione e media, non sono le tecnologie che mi preoccupano, ma gli atteggiamenti superficiali di tanti nei confronti delle tecnologie.

Un commento su “Occhio ai barbari

  1. soudaz
    4 novembre 2014

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 4 novembre 2014 da in Uncategorized con tag , , , , , , , , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: