Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Università degli Studi Roma Tre

Competenze digitali a scuola, tra evangelist e aule di informatica

competenze_digitali

di Andrea Patassini

Ultimamente il Ministro Giannini ha accennato all’ipotesi degli evangelist in ogni istituto scolastico, ovvero di esperti in materia tecnologica che sappiano promuovere e far conoscere al restante corpo docente le pratiche digitali. La proposta del Ministro è strettamente legata alla necessità evidente di agire sulla formazione degli insegnanti per le competenze digitali. Non si conoscono i particolari di un’ipotesi simile e quindi risulta difficile dare un giudizio sulla sostanza, ma senza dubbio il bisogno di offrire maggiori competenze sui temi del digitale è un tema caldo.

Appare evidente che nonostante le tante (troppe) resistenze della scuola nel corso degli anni, gli agenti esterni del digitale iniziano ad agire e modificare concretamente, seppur a macchia di leopardo, la scuola stessa. Lo dicono diversi fenomeni difficili da sottovalutare, alcuni dei quali abbiamo seguito personalmente da vicino. La scorsa primavera abbiamo partecipato e osservato le proposte delle scuole che hanno partecipato al Rome Cup 2014. Idee, creatività, tecnologie e un modo diverso di fare didattica, dove studenti mostravano entusiasmo e interesse in ciò che realizzavano. Lo dice il fenomeno crescente dei CoderDojo in Italia. Lo dicono le iniziative spesso dei singoli insegnanti interessati ad agire concretamente sulla didattica anche grazie alla tecnologie e che in rete condividono le loro esperienze (seguite ad esempio i blog di due insegnanti come Anna Rita Vizzari o Emanuela Zibordi). Lo dice la voglia di adottare, nonostante ostacoli e difficoltà, le tecnologie digitali a scuola, come lo testimonia questa raccolta di interventi attorno le pratiche BYOD nelle classi. Nel nostro piccolo abbiamo avuto segnali decisamente interessanti durante il primo TeacherDojo, terminato abbiamo raccolto feedback positivi da parte degli insegnanti coinvolti. La Maker Faire a Roma, dello scorso anno, e che si ripeterà nella seconda edizione il prossimo ottobre, è stato un successo per molti inaspettato. Tanti giovani e giovanissimi interessati e incuriositi a comprendere cosa si può fare con le tecnologie, insomma pronti ad imparare.

Le testimonianze riportate, seppur parziali, hanno tra loro un minimo comune denominatore: l’utilizzo integrato delle tecnologie digitali nelle diverse attività svolte. Nessuno steccato o limitazione, il digitale può essere applicato ad ogni ambito didattico. La formula dei laboratori di informatica, delle aule dedicate ai computer non funzionano più già da tempo. Non si tratta di individuare uno spazio e un tempo preciso alla reale acquisizione di competenze fine a se stesse, ma di far comprendere come le risorse e gli strumenti che oggi la rete e le tecnologie ci offrono possono migliorare alcune attività che già svolgevamo e cambiarne profondamente delle altre. Le cosiddette competenze digitali  degli insegnanti e degli studenti (ne abbiamo parlato ampiamente con Dianora Bardi durante uno degli hangout promossi per il ciclo #parliamone) possono essere realmente acquisite se il digitale è utilizzato e integrato nell’insegnamento e nello studio.

Ben venga la figura dell’evangelist pronto a mettersi in gioco come punto di riferimento per altri colleghi in un processo di formazione per le tecnologie digitali, ma allo stesso tempo ci deve essere la consapevolezza che le abilità ottenute dovranno essere rese spendibili nel processo didattico dal docente di storia, come a quello di musica o matematica.

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Immagine tratta dalla prima edizione del Maker Faire di Roma

La cultura maker rappresenta una delle formule possibili per scardinare l’impasse della scuola nei confronti del digitale. Non si tratta solo di realizzare oggetti, applicazioni, contenuti o strumenti più o meno utili, ma di seguire un percorso di apprendimento diverso dove si acquisiscono competenze e dove le conoscenze possono essere raggiunte tramite differenti percorsi da quelli comunemente conosciuti. Si ragiona per progetti, si possono tracciare veri e propri ponti multidisciplinari, si aprono possibilità inedite per la didattica ed è possibile individuare competenze e abilità tra gli studenti a volte del tutto celate dalla normale didattica. E il sapere? C’è, eccome se c’è. Si manifesta in modalità diverse, si accede ad esso attraverso canali considerati ancora inusuali per la scuola; si raccoglie, seleziona e si produce sapere.

Attendendo nuovi e possibili sviluppi attorno le strategie per una formazione permanente dei docenti della scuola, compresa l’ipotesi dell’evangelist pronto a progettare e sostenere percorsi formativi, iniziamo anche a ragionare su come applicare nei processi educativi le tecnologie in modo concreto. Non si pensa di trasformare l’aula scolastica in un fab lab, ma di portare in aula tutte quelle pratiche e quegli strumenti che possano generare valore aggiunto alla didattica.

Informazioni su andreapatassini

Andrea Patassini detto Patassa si occupa di tecnologie per l'apprendimento, e-learning, coding e pensiero computazionale. Appassionato di fumetti (in tutte le salse), deve capire come far entrare in libreria tutti i numeri del Topo.

2 commenti su “Competenze digitali a scuola, tra evangelist e aule di informatica

  1. Pingback: Competenze digitali a scuola | brocatok

  2. Pingback: #PirateBox a scuola, condividere anche in assenza di rete | Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

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