Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Università degli Studi Roma Tre

I test PISA e l’omologazione dei modelli educativi

di Mario Pireddu

Più di cento educatori e studiosi appartenenti a diverse istituzioni educative di tutto il mondo hanno lanciato una sfida importante al Programme for International Student Assessment (PISA), e a quelle che definiscono “le conseguenze negative” delle sue note classifiche. I test PISA, organizzati dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE, in inglese Organisation for Economic Co-operation and Development – OECD), danno vita a indagini internazionali triennali che vengono svolte per valutare i diversi sistemi educativi del mondo e il livello di istruzione degli adolescenti (quindicenni).

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Nella lettera – inviata a Andreas Schleicher, responsabile del PISA, e pubblicata sui siti del Guardian e di Global Policy, hub per studiosi, insegnanti e accademici – i firmatari sostengono che l’OECD ha assunto di fatto il potere di plasmare le politiche educative in tutto il mondo, utilizzando test “notoriamente imperfetti” e incoraggiando i governi a cercare “soluzioni a breve termine” per scalare la propria classifica. Questo tipo di approccio, sostengono i firmatari – tra i quali accademici di Cambridge, Oxford, Londra, Bristol, Stanford (California), Columbia (New York), Ballarat (Australia), Canterbury (Nuova Zelanda), Stoccolma, e nessun italiano -, ha influenze tutt’altro che positive sui modelli e le idee di educazione possibile, e uccide la “gioia di imparare” trasformandola in mera “fatica”. Il sistema PISA aumenterebbe quindi notevolmente il ricorso a “misure quantitative” per classificare e etichettare alunni, insegnanti e dirigenti. I test otterrebbero l’obiettivo di ridurre l’autonomia degli insegnanti e di aumentare i livelli di stress nelle scuole, peraltro già alti.

I firmatari della lettera sottolineano che l’OECD – composto da 34 paesi membri, in gran parte europei – è interessata in modo particolare al ruolo economico delle scuole nella società, ma qualsiasi riforma scolastica non può e non dovrebbe ignorare il ruolo fondamentale che le disuguaglianze socio-economiche rivestono nell’influenzare il rendimento degli allievi. Un’altra critica mossa all’OECD riguarda la sua stessa legittimità: si tratta infatti di una organizzazione che – al contrario di altre agenzie come Unesco e Unicef, per esempio – non ha nessun mandato democratico in ambito educativo. La sua influenza sarebbe quindi l’influenza di un “club” chiuso i cui membri sono tali soltanto su invito.

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Il problema non è nuovo: già nel 2005 l’associazione francese di professori di matematica per l’insegnamento pubblico (APMEP) rilevava l’influenza dei test PISA nel conformare gli standard educativi di diversi paesi a quelli che emergono dai suoi test. Il presidente Scleicher, dal canto suo, a queste critiche risponde sostenendo che il sistema PISA aiuta l’educazione in quanto incoraggia l’apertura verso idee e prassi di altri paesi.

In sintesi, il problema della standardizzazione e dell’omologazione verso modelli ritenuti “assoluti” e adattabili a ogni contesto, continua a far discutere accademici, insegnanti e responsabili delle politiche educative di tutto il mondo. Il ripensamento dei sistemi della formazione è una cosa, la burocratizzazione e l’appiattimento di idee e prassi un’altra (come mostra anche l’evoluzione delle politiche sull’università in Italia).

Informazioni su mariopireddu

Ricercatore per il Dipartimento di Scienze della Formazione dell'Università Roma Tre, mi occupo di studio, pratica e ricerca su media e formazione. Membro del Laboratorio di Tecnologie Audiovisive (LTA) dal 2006. Insegno "Mass media, nuovi media e società delle reti" presso l'Università IULM di Milano. Amo il basso elettrico e cucinare. Linux user

3 commenti su “I test PISA e l’omologazione dei modelli educativi

  1. mariopireddu
    8 maggio 2014

    Anche questo fa riflettere: “la Finlandia, che allora dominava la classifica, è stata sbalzata al quinto posto e in genere i paesi scandinavi, ancora di recente considerati le punte avanzate del sistema educativo mondiale, hanno registrato prestazioni meno scintillanti – colpa dei risultati alterni ottenuti nei vari test internazionali, che mirano a dare una valutazione “oggettiva” del livello di preparazione degli studenti: il Programme for International Student Assessment (PISA), il Progress in International Reading Literacy Study (PIRLS), il Trends in International Mathematics and Science Study (TIMSS). – See more at: http://www.pagina99.it/news/societa/5503/Rapporto-dell-Economist-sulla-scuola-.html#sthash.HycADzEG.dpuf

  2. Francesca Pezzin
    9 maggio 2014

    Ho letto da qualche parte, purtroppo non riesco a ritrovare l’articolo, che gli insegnanti finlandesi hanno fortemente ridimensionato l’influenza delle modalità di rilevamento Ocse Pisa sul loro metodo di insegnamento perché si sono accorti che i ragazzi non sapevano più risolvere normali problemi di matematica, pur essendo assai esperti nelle risposte ai quesiti internazionali. Da noi, per la famosa legge dei venti anni, si compiranno gli stessi errori ancora per qualche tempo prima di capire che stiamo sbagliando tutto.
    Francesca Pezzin, insegnante di materie letterarie presso l’istituto Newton di Camposampiero Padova

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Questa voce è stata pubblicata il 7 maggio 2014 da in Uncategorized con tag , , , , , , , , .

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