Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Università degli Studi Roma Tre

eBook in streaming

di Andrea Patassini

Negli ultimi tempi aumenta l’attenzione per la fruizione di contenuti digitali in streaming. Cos’è? Un flusso di dati audio e video azionato in rete da una sorgente verso più utenze. Chi se ne serve, dunque, non deve provvedere a scaricare e salvare sul suo computer il file che intende vedere e/o ascoltare. Ormai tutto è in rete. Lo può essere la fruizione, così come può essere il salvataggio. In questa logica lo streaming ha diritto/dovere di cittadinanza. E non si pensi che sia pratica per pubblici esigui e specialistici: uno dei più importanti siti dedicati al video sharing, YouTube, offre di fatto un servizio di streaming on demand.

Spotify easter eggs

La formula dello streaming trova particolare successo in alcuni modelli di business che nel tempo hanno catalizzato l’interesse degli utenti. Probabilmente il caso più conosciuto è quello di Spotify. Il servizio consente tramite streaming l’ascolto di musica registrata di ogni tipo e tempo: bastano la sottoscrizione di un abbonamento e un collegamento alla rete. Si può accedere ad un archivio pressoché infinito, ascoltare tutto quello che si vuole, costruirsi delle personali playlist, seguire i gusti di altri utenti. Se rapportato al costo complessivo, ci si rende conte che per un appassionato di musica l’opportunità di questo servizio è davvero ghiotta, e i numeri lo confermano: circa 20 milioni di utenti nel mondo, di cui 5 milioni disposti ad accedere al patrimonio di musiche tramite la sottoscrizione di un abbonamento.

C’è poi Netflix, società statunitense che fornisce da tempo un servizio in streaming on demand di video. Un modello di successo (40 milioni di utenti paganti nel mondo) che ha visto la società non limitarsi alla sola trasmissione di contenuti, ma impegnarsi anche nella produzione di prodotti originali. Da qualche anno Netflix infatti realizza e poi trasmette in streaming serie televisive di successo. Qualcosa di simile sta avvenendo anche in Italia, come dimostra il caso di Infinity, che mette in forma di streaming parte del repertorio filmico di Mediaset.

Abbiamo accennato a modelli di streaming dedicati ai contenuti audiovisivi, ma anche nel mondo dell’editoria cominciano ad emergere esperienze analoghe. Dobbiamo ancora una volta rivolgerci dall’altra parte dell’oceano per cogliere cosa sta accadendo. Ne parla approfonditamente Andrea Libero Carbone su doppiozero. Oyster offre l’accesso illimitato al catalogo di libri presente sulla sua piattaforma, un’offerta di circa 100,000 unità, previo abbonamento mensile. Ultimamente è balzato alle cronache il finanziamento di Oyster, per una cifra pari a 14 milioni di dollari, da parte di uno dei venture capital americani più importanti, a motivare quindi il grande interesse attorno lo streaming di libri digitali. Tanti sono gli editori che prendono parte al catalogo di Oyster, ad esempio per quanto riguarda l’offerta dedicata ai più piccoli la Disney non si è lasciata sfuggire l’occasione di sfruttare anche questo canale. C’è anche HarperCollins che, invece, ha stretto un accordo con scribd.com piattaforma nata nel 2007 e anch’essa impegnata ad offrire l’accesso illimitato a più di centomila libri attraverso la sottoscrizione di un abbonamento mensile di 8,99 dollari. Sono ben 900 gli editori ad aver arricchito il catalogo di scribd. E la piattaforma in questione, fortemente in competizione con Oyster, riceve circa 80 milioni di visitatori al mese. Certo, non parliamo di 80 milioni di clienti, ma senza dubbio il numero ci consente di comprendere l’entità del fenomeno. I segnali di una nuova forma di fruizione dei libri, ma anche (e soprattutto) di distribuzione ci sono tutti e se ciò fa muovere grandi editori e corposi investimenti c’è da credere che, quantomeno, su tali nuovi assetti vadano crescendo aspettative e strategie di intervento.

netflix

Ovviamente non sono assenti critiche. La prima è relativa al tipo di rapporto che si intrattiene con il contenuto fruito tramite streaming; di fatto non è possesso (come è per un libro, un cd, un dvd), piuttosto sarebbe più corretto parlare di accesso perché materialmente è impossibile l’archiviazione del contenuto recepito (in certi casi, per esempio con Spotify, è possibile fruire del contenuto in modalità offline, ma sempre all’interno del servizio offerto, senza che lo si possa esportare su altri ambienti). Né va dimenticato che il gruzzoletto personale di libri, musiche o film si volatilizza appena l’utente smette di pagare la rata. Nel caso dei libri ciò può creare qualche disorientamento per chi è abituato a possedere la copia fisica o, ancor meglio, una propria biblioteca. È altrettanto vero che l’accesso in qualunque momento ed in qualsiasi luogo ad un catalogo ampio può allettare anche il più accanito bibliofilo. Un’altra questione riguarda le royalty. Esiste un fronte critico costituito attorno a diversi artisti di rilievo internazionale che contestano il modello di compensi praticato da Spotify. In sostanza, l’azienda che propone musica in streaming è accusata di non destinare agli artisti una giusta percentuale di compenso e di mantenere la fetta più grande nelle proprie casse. A tal proposito, e sempre su doppiozero, c’è una interessante riflessione di Tiziano Bonini che analizza accuratamente il problema di Spotify e delle royalty con un articolo ricco di riflessioni utili a comprendere nel dettaglio la questione. Una cosa comunque è da tenere presente: che il confronto andrebbe fatto fra il passaggio in streaming e quello radiofonico di una musica, esattamente come sarebbe corretto, a proposito di libri, fare un confronto fra il prestito bibliotecario e l’accesso ad una biblioteca digitale. Né va trascurato il caso sollevato a proposito del progetto di Google Books di digitalizzare l’intero patrimonio librario USA e le alterne vicende cui è stato soggetto, con il recente sblocco legale a favore di un accesso illimitato al patrimonio librario per esigenze di ricerca e studio (lì esiste il principio del fair use; e si veda, a questo proposito, la presa di posizione favorevole di uno dei più fieri oppositori dell’originario progetto Google, lo storico del libro nonché responsabile del sistema bibliotecario dell’Università di Harvard Robert Darnton.

oyster

E in Italia cosa sta accadendo? Poco, per ora. Il Mulino da qualche tempo propone un modello che si avvicina molto al concetto di streaming. Parliamo di Darwinbooks, un archivio digitale di oltre 600 titoli editi dall’editore riguardanti le scienze umane e sociali. L’archivio online è pensato e realizzato per un uso universitario: aderendovi in quanto istituzione, il docente universitario e i suoi allievi possono consultare, annotare ed anche esportare parti ritenute rilevanti dei testi nei social network. Recentemente ha dato indicazioni di movimento anche Laterza che a giugno 2014 lancia la piattaforma digitale Lea (Libri ed altro): agli utenti/lettori è data la possibilità di accedere in streaming ad una quota iniziale di 300 testi, destinata comunque ad ampliarsi fino ad offrire un catalogo complessivo di circa 5.000 unità. In una prima fase l’accesso sarà gratuito, poi si passerà ad un abbonamento di 5,90 euro per attestarsi, infine, al prezzo definitivo di 7,90 euro. Si partirà con una sezione in streaming, ma non il testo completo, di un saggio di Stefano Rodotà su cui gli utenti potranno intervenire. Il testo completo dovrebbe uscire in autunno. Una formula simile è stata già sperimentata tempo fa sempre da Laterza e di cui abbiamo parlato. Oltre questa iniziativa, non sembra esserci molto altro nell’attuale scenario italiano.

Certo è che queste prime proposte sembrano essere distanti dal modello che sta maturando negli Stati Uniti. In quel caso gli editori hanno già compreso che un ambiente aggregante, dove un lettore grazie ad un solo abbonamento può accedere ad un catalogo ampio, funziona meglio del servizio in streaming esclusivo di un solo editore e centrato su parte del suo catalogo. Consapevoli che la questione dell’editoria digitale risulti, in parte, impantanata anche dal punto di legislativo, resta evidente il ritardo del paese, anche in termini strategici. Se davvero in Italia altre case editrici lanciassero i loro rispettivi abbonamenti per lo streaming destinati all’accesso del proprio catalogo, un lettore forte dovrebbe stipulare probabilmente tre o quattro abbonamenti. Una scelta davvero poco praticabile. Salta agli occhi, poi, la differenza sostanziale tra un abbonamento a 7,90 euro destinato al solo catalogo di un editore contro quello di un servizio come Oyster che per 9,95 dollari al mese consente di accedere ad una libreria di oltre 200.000 libri.

Un commento su “eBook in streaming

  1. Augusto Pinto
    17 aprile 2014

    Lo sai che anche l’ANICA è ora sul mercato con ANICA ON DEMAND?
    Riguardo ai libri,in questi siti;anche americani;c’è un forum dei lettori?
    Non ti sembra che si stia avviando una cultura dell’intangibile,che se da una parte può essere positiva in quanto in fondo non c’è niente di mio, ma è tutto condiviso,in una sorta di utopia anarchica,dall’altra credo che sia troppo veloce questo cambiamento da non permettere all’uomo d’assimilarlo con i tempi giusti rischiando come direbbe Gaber di non digerirlo,levando la tangibilità delloggetto è come togliere al contadino la terra….tanto ci sono i surgelati!

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Questa voce è stata pubblicata il 17 aprile 2014 da in Uncategorized con tag , , , , , , , , , .

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