Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Università degli Studi Roma Tre

Sulla dimensione cartacea della cultura

di Roberto Maragliano

cartaTempo fa, un sito mi chiese un parere su un’espressione usata dal Ministro Stefania Giannini (“deve esserci anche un contatto con la dimensione cartacea della cultura”, qui). Inviai per tempo le mie considerazioni, che però a tuttoggi non risultano pubblicate. Non ne so il perché e il percome. 

Le pubblico io, qui di seguito, lasciando libero il lettore di farsi un’idea del giudizio, di chi l’ha espresso e di chi l’ha richiesto.

L’espressione usata dal Ministro Giannini, riguardo la necessità di un contatto con la dimensione cartacea della cultura, è un’espressione criptica e, forse, un po’ maldestra. Dico ‘forse’ perché può alludere a due cose, profondamente diverse.
La prima interpretazione, più malevola, associa questa idea al livello più basso del senso comune, dove cultura e testo sono fatti coincidere con libro cartaceo. Come se non fosse possibile leggere Dante o sentirlo letto al di fuori della tecnologia della stampa, e come se musica e arte, per il fatto di essere mal rese dalla carta, non fossero cultura o non dessero adito a testi. Cosa assai grave, questa, soprattutto per noi italiani, che abbiamo nel patrimonio riconosciuto dal mondo più cultura sonora e visiva che non cultura scrittoria. Se così pensa il ministro, mi preoccupo, perché vedo le sue posizioni allineate con quelle di quanti, anche in campo editoriale, stanno operando perché venga rallentato il processo di diffusione del digitale nella scuola: soluzione, questa, che i nostri giovani ahimè pagheranno nel loro futuro, esattamente come la generazione degli attuali adulti e più ha pagato il fatto di non voler capire per tempo che cosa fosse la televisione commerciale e quale tipo di sensibilità intercettasse e interpretasse. 

Ma voglio darne anche una seconda interpretazione, più positiva. L’espressione potrebbe alludere ad una situazione di passaggio nella quale la scuola si impegni a capire e far capire i due media, ossia  la rete e la stampa, l’uno confrontandolo con l’altro. Allora davvero avrebbe un senso progressivo ciò che il ministro afferma, in quanto alluderebbe ad una scuola dove sia permesso contattare e confrontare ad un tempo la dimensione cartacea e quella digitale della cultura,  e cogliere adeguatamente le caratteristiche mentali, operative, individuali e sociali dell’una come dell’altra. Tutto ciò servirebbe, io credo e auspico, a far accompagnare i lavori annunciata sull’edilizia fisica delle scuole con quelli altrettanto necessari sulla loro edilizia concettuale: qui occorre un’azione coraggiosa, di tutti, capace di farci fare i conti con l’anacronismo di un modo di intendere, classificare e riprodurre il sapere che ha le sue radici nel XIX secolo (la questione investe anche l’università, sia ben chiaro). Le tecnologie, tutte le tecnologie, se adeguatamente interpretate e promosse, anche in un rapporto di dialogo e perché no? di conflitto, ci aiutano, io credo, a concepire e praticare una scuola che sia veramente attuale al mondo odierno e sappia coraggiosamente guardare al futuro, invece che essere malinconicamente attratta da un passato idealizzato, che poi in realtà è stato tutt’altro che dorato.

 

Informazioni su Roberto Maragliano

Il Piccolo dizionario delle tecnologie audiovisive, scritto assieme a Benedetto Vertecchi, è del 1974. Da allora non ho smesso di occuparmi di quelle cose. Da persona che sta dentro il rapporto tra formazione e media, non sono le tecnologie che mi preoccupano, ma gli atteggiamenti superficiali di tanti nei confronti delle tecnologie.

3 commenti su “Sulla dimensione cartacea della cultura

  1. Pingback: Sulla dimensione cartacea della cultura « RI-MEDIARE LA SCUOLA

  2. mariano
    10 aprile 2014

    L’ha ribloggato su elcito's blog.

  3. Misterkappa
    15 aprile 2014

    Bel post, mi piace!

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Questa voce è stata pubblicata il 10 aprile 2014 da in Uncategorized con tag , , , , , , , , , .

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