Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Università degli Studi Roma Tre

BYOD, ovvero porta e usa quello che hai a scuola

di Antonietta Casano


lettera 22Quando, qualche anno fa, me ne andavo a scuola con la mia Lettera 22, la macchina fotografica, il registratore a cassette e qualche alunno coraggioso portava i suoi dispositivi e li usavamo insieme per lavorare non sapevo di usare l’antenato del BYOD. Era naturale lavorare così perché era utile. Oggi succede la stessa cosa e in modo altrettanto naturale. Di solito c’è un momento, mentre i vecchi pc della scuola arrancano o magari non hanno il programma giusto… e qualche ragazzo avanza timidamente la soluzione rapida: prof usiamo il telefono che facciamo prima? Una volta iniziato non si smette più. E mentre il mondo delle aziende si interroga sui limiti e i problemi legati all’uso dei dispositivi personali nel lavoro (soprattutto per quanto riguarda la sicurezza dei dati e un nuovo impalpabile confine tra pubblico e privato) e si apre il consueto dibattito tra fautori e oppositori, la scuola più o meno timidamente ha aperto la porta.

Rispetto al BYOD archeologico cosa cambia? Innanzitutto la capillarità: smartphone/tablet/… sono più diffusi tra i ragazzi di quanto non lo fossero in passato le macchine da scrivere. Poi la ricchezza d’uso: con un unico piccolo strumento si fanno tante cose diverse (fare ed elaborare immagini, video, disegni, usare tutte le risorse della rete, registrazioni audio, elaborazione di testi…).
Portare e usare a scuola il proprio “attrezzo” cambia la prospettiva: i device sono personali e non strettamente legati al mondo-scuola anzi spesso il loro uso è addirittura proibito dai regolamenti scolastici. Nella vita di un ragazzo, dispositivi di questo tipo hanno un ruolo importante, la loro funzione è ludica, sociale, comunicativa. Usarli, con le stesse modalità, per imparare crea un interessante ponte tra la scuola e il “resto”.

Vantaggi (si può vedere anche questa infografica e provare a sostituire scuola ad azienda):

infografica_cisco-vem_anteprima

Per vedere l’infografica completa clicca qui

• avere sempre a portata di mano strumenti multifunzione piccoli e maneggevoli che dilatano tempi e spazi. I ragazzi usando i device anche fuori dalla scuola come strumenti di lavoro apprendono o lavorano insieme in qualsiasi momento “utile” della giornata, ovunque si trovino;

• le scuole troppo spesso possiedono pc inadeguati e mal funzionanti (obsoleti ormai in tempi brevissimi) e hanno difficoltà anche per l’ordinaria manutenzione. Con la pratica del BYOD alla scuola resterebbe solo l’obbligo di offrire (e a volte neanche questo, se si lavora con la propria SIM) una veloce e robusta connessione internet;

• il BYOD potenzia la condivisione, non solo quella fisica dell’ almeno un dispositivo per banco; c’è soprattutto il naturale costruire spazi condivisi che permettano a dispositivi tanto diversi di dialogare tra loro

• avere a disposizione tante risorse diverse favorisce l’usiamo adesso quello che ci è più utile;

• l’uso in classe dei dispositivi personali permette anche all’alunno che ne è sprovvisto di conoscere e usare “attrezzi” di vario genere e prestazioni

• l’uso costante dei dispositivi con la supervisione e la guida da parte degli adulti, la collaborazione, lo scambio continuo di idee, possono rafforzare un corretto comportamento nel mondo virtuale e costruire un cybercittadino consapevole;

Alcune questioni problematiche:

• il BYOD rischia di produrre un effetto “vetrina” e il confronto consumistico tra dispositivi, soprattutto nella scuola del primo ciclo che presenta nelle classi una disomogeneità sociale forte;

• avere in classe alunni che non posseggono nessun dispositivo, anche se rara, è una possibilità reale (io, per esempio, nelle mie classi attuali ho 3/4 alunni senza dispositivi e qualcuno in più senza connessione). Lavorando connessi, spostando sulla rete una parte delle interazioni e delle attività, questi alunni restano fuori gioco almeno durante il tempo non scolastico;

• il problema principale, quello su cui si gioca la partita è sempre di più la connessione alla rete, soprattutto in quei contesti (e in Italia ce ne sono tantissimi) in cui le infrastrutture mancano o sono insufficienti

• usare il proprio dispositivo, portandolo a scuola aumenta il rischio di rotture accidentali o smarrimenti; questo è un aspetto che può ostacolare la condivisione della metodologia BYOD da parte delle famiglie con le quali bisogna sempre prevedere un patto esplicito;

• la maggior parte delle sperimentazioni in atto sono ancora relative ad alcuni docenti, ad alcune classi e spesso si convive con chi è ancora totalmente contrario al digitale in ogni sua forma e così bisogna che gli alunni imparino anche a gestire come, quanto, quando e con chi usare i propri dispositivi;

• usare il dispositivo personale può far sentire i ragazzi autorizzati ad agire in modo più libero, più ludico, con comportamenti a volte ai margini della correttezza.

BYOD_3E_AldoMoro

3E Aldo Moro di Frosinone attività Byod con Lim di classe

Le esperienze mie e di altri colleghi, sottolineano, questi aspetti.
…e per finire LA domanda: una volta che l’abbiamo conosciuto, che ci facciamo con il BYOD?

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Questa voce è stata pubblicata il 1 aprile 2014 da in Uncategorized con tag , , , , , , , , , .

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