Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Università degli Studi Roma Tre

Tutta e di tutti: un futuro per l’università

di Roberto Maragliano

Chi abbia anche una volta sola assistito all’inaugurazione di un anno accademico sa che non esiste, dentro lo spazio che la cultura universitaria occupa, un avvenimento più rituale, prevedibile e ingessato di quello. Ragione per cui quando, qualche settimana fa, m’è capitato d’essere invitato all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università del Salento, che s’è poi tenuta venerdì 14 marzo, ho un po’ sudato freddo, pensando alla ventina e passa di inaugurazioni che mi sono sciroppato da che politica e morale si sono alleate nel costringermi a presenziare al rito annuale, presso la mia università. Addirittura andarmela a cercare fuori, un’altra esperienza del tipo, non avendo poi ragione o titolo per farlo, escluso il fatto di essere stato lì per un gruzzolo di anni qualche era fa: non è un troppo pretendere? Se poi ho accettato, e, sia chiaro, non me ne sono pentito, è per due ragioni: perché a invitarmi era Salvatore Colazzo, col quale ho condiviso nel passato e continuo a condividere interessi e storie, e poi perché, fatto unico, l’inaugurazione non si sarebbe sviluppata, come da rito, nel giro fatidico delle due ore da passare immobilizzati nell’Aula Magna ad ascoltare la lettura di discorsi scontatamente paludati ma avrebbe avuto, folle idea che mi è stata anticipata, un grosso e succoso e movimentato prolungamento tra pomeriggio, sera e notte tramite un prolungato e comunitario happening di festoso collegamento tra istituzione e territorio. E poiché ho, in me, tanti vuoti, anzi tantissimi, ma non mi sento carente in fatto di curiosità e di attrazione per il “nuovo che rompe”, ho detto sì, predisponendomi a passare una mattinata buono buono ad ascoltare temi e toni risaputi e a riceverne un adeguato riscatto dagli eventi del pomeriggio, succosi come preannunciava il blog dedicato, appunto, a organizzazione, attuazione e documentazione della performance Comunità Creativa.

Dico subito che pure l’evento della mattina mi ha sorpreso, e in positivo. Merito soprattutto del nuovo Rettore, Vincenzo Zara, e della sua coraggiosa scelta di infrangere lo schema consueto e consolatorio che induce a vedere nella crisi dell’università l’effetto dei tagli nei finanziamenti e a dividere nettamente in due il mondo, dove il bene starebbe tutto e solo dentro le mura dell’accademia e il male tutto e solo fuori. Già è tanto e tanto importante che abbia scelto di “parlare a braccio”, ma ancora più importante che abbia inteso adottare un tono forte e sicuro, trasmettendo anche tramite la fisicità del suono della voce un’istanza di partecipazione e condivisione. Ne ho ricavata, netta, l’impressione che il suo discorso non intendesse solo chiudere una cerimonia ma anche aprire a qualcosa di assolutamente nuovo. Una parte del quale è stato possibile cogliere dal vivo, solo qualche ora dopo.

rettore e salvatoreLa sede storica dell’Università, un tempo Rettorato, e anche parte dell’ambiente circostante sono stati totalmente stravolti facendosi un’unica cornice colorata entro la quale centinaia di convenuti, accalcandosi smarrendosi e facendo chiasso, hanno assistito a più di ottanta eventi artistici, molti dei quali di alto livello. Niente di dopolavoristico e nulla che indulgesse ai modelli del più diffuso consumo. Musiche, tante, e teatro, e video, in un mix sorprendentemente vivo di vociante sagra paesana, raffinata cantina, pensosa esposizione di idee. E, soprattutto, nulla che, in quel contesto e con quella studiata leggerezza, potesse risultare esterno alla serietà (diciamocelo: tutta da riconquistare) di un ambiente accademico serio, aperto, proiettato sul futuro.

Così poteva capitare, com’è capitato a me, perso nel labirinto delle tante offerte, di scoprire una raffinata cantante brasiliana felice di esibirsi in un sottoscala, incurante del rumore circostante, o scovare i grandi del Menamenamò riempire della loro trascinante presenza un’auletta appartata. E via via fino alla conclusiva teatralizzazione delle centinaia di testimonianze da docenti, studenti, personale tecnico pazientemente raccolte, montate e rappresentate dal gruppo di lavoro che ha dato vita a Comunità Creativa. Per non dire delle luminarielezioni nei pub e delle performance degli studenti, fino a notte inoltrata.

E poi cumuli di foto e video, postati direttamente in rete da attori e spettatori, senza divisioni e distinzioni di ruoli, a testimonianza del fatto che una volta aperta l’università può davvero diventare tutta e di tutti.

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Informazioni su Roberto Maragliano

Il Piccolo dizionario delle tecnologie audiovisive, scritto assieme a Benedetto Vertecchi, è del 1974. Da allora non ho smesso di occuparmi di quelle cose. Da persona che sta dentro il rapporto tra formazione e media, non sono le tecnologie che mi preoccupano, ma gli atteggiamenti superficiali di tanti nei confronti delle tecnologie.

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