Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Università degli Studi Roma Tre

Evado

di Roberto Maragliano

Giorni fa ero alla ricerca di suggerimenti per una lettura di tipo distensivo. Già ne faccio troppe di letture impegnative per cui non c’è nulla di particolarmente grave se, vincendo il moralismo sempre in agguato (“poi ti pentirai del tempo perduto”), cerco e provo altre vie.

Fino a ieri, in simili occasioni, ero solito far affidamento su un ozioso soggiorno in libreria, dove annusare e soppesare qualcosa di conforme alla bisogna, più che altro provando l’incipit di questo o di quel romanzo, tastandone la copertina, ecc. Lette le prime pagine, se mi piaceva, se mi veniva la curiosità di andare avanti, passavo alla cassa.

Oggi questo avviene sempre meno: vuoi perché nelle sopravvissute (mega)librerie romane si annusa poco: hanno tutte lo stesso odore, quello delle pile dei best seller; vuoi perché in libreria non c’è tutto quello che potrebbe interessarmi. Insomma, se mi va di leggere per diporto la libreria non mi basta più.
Perché? Essenzialmente per due ragioni. 1. Perché lì, in libreria, non incontro lettori ma acquirenti: certo, quarant’anni fa si andava da Tombolini, a Roma, anche per incrociarsi tra lettori e studiosi, ma appunto era quasi mezzo secolo fa, e comunque non ci si incontrava tra consumatori di testi d’evasione, che, mi sembra di ricordare, nemmeno c’erano sui banchi (tanto meno nel preziosissimo retro). 2. Perché ci sono libri, e cominciano ad essere tanti, soprattutto tra quelli per l’evasione, che non stanno da Feltrinelli o da Giunti, intesi come market, ma che si trovano solo in rete, presso IBS, UltimaBooks, InMondadori, LaFeltrinelli, LibreriaRizzoli, BookRepublic, Amazon. Sono digitali, solo digitali. Non hanno fratelli grandi, né grandi fratelli.

Non solo. Se uno è alla ricerca di confidenze e suggestioni di lettura, cioè reazioni “umane” da adottare come suggerimenti, è difficile che trovi qualcosa di utile dentro il mercato dei parallelepipedi (così un editore italiano molto critico nei confronti del digitale ha affettuosamente designato i libri). Meglio che ricorra al  web: lì pullulano le esperienze di social reading, se non altro perché è normale parlare e parlarsi (ops: scrivere e scriversi) senza sapere per chi e a chi, ma lasciando al contenuto del messaggio il compito di trovarsi i suoi destinatari. Ecco che l’impegno a mettere in comune l’effetto di una lettura diventa una rete (appunto) che il lettore lancia, senza sapere cosa mai potrà tirare su. Stesso discorso vale per il destinatario, che diventa tale se, nel leggere il messaggio, vi si riconosce. Così le pratiche individuali della lettura sono messe in comune.
E allora, se un “lettore qualsiasi”, e non un lettore patentato, sostiene qualcosa a proposito di una sua libera lettura, e lo propone in un forum o anche in un blog, lo fa (mi immagino che lo faccia) per il gusto di condividere l’esperienza, e dunque per proporre ad altri a seguirlo, proprio in forza di questo suo “interesse disinteressato”. Certo, il meccanismo è lo stesso dei siti turistici. Una parte delle “recensioni” dei ristoranti e degli alberghi è al di sotto, un’altra al di sopra di ogni sospetto. Lo so. Ma so anche che spetta a me, ipotetico destinatario, il compito di riconoscere, dallo stile linguistico e argomentativo, l’autenticità dell’una e quella dell’altra.

E così che ho fatto? Ho navigato un po’ nei siti di lettura, tipo Sul romanzo,  Finzioni Magazine, o Anobii, fidandomi di quel che via via trovavo e selezionando tra le varie suggestioni quelle con le quali m’era, in quel frangente, più facile e immediato entrare in sintonia.
Conclusione. Due titoli hanno superato la selezione. Uno di autore statunitense, l’altro di provenienza italiana; il primo disponibile in versione cartacea e digitale, il secondo solo in versione digitale.
Le copertine sono quelle che vedete qui.

tutto            marta kindle

Incapace di scegliere, li ho letti assieme, in una sorta di montaggio parallelo. Di fatto, si prestano: sono storie di due trentenni, uomo e donna, il primo a New York la seconda a Milano, ugualmente alle prese con i temi degli affetti e del lavoro. Più problematici gli effetti per lui, meno per lei, che peraltro non se la passa davvero bene col lavoro. Ironia da una parte, sprazzi di comicità nell’altra.

Mi sono divertito? Sì, lo ammetto. Li consiglio? Sì, se appunto ci si vuole distrarre. Dovessi scegliere? Senza dubbio, la seconda che ho detto. La diversa personalità dei racconti è già tutta nel titolo: da una parte c’è carne. E così procedono le due storie. Sconclusionata quella milanese, soprattutto nel finale, ma decisamente colorata. Te la ricordi. L’altra, invece, sembra uscita da una commediola USA di seconda serata tv: precisa, pulita, ma anche anemica.

Dimenticavo. Le due letture me le sono procurate in versione digitale. La prima a 7,99 euro, la seconda a 0,99.
Si vede la traccia dell’editore nella prima? Sì, direi, soprattutto nel prezzo. E nel secondo? No, perché è in self publishing: non oso pensare cosa sarebbe diventato, il racconto di Marta, se fosse passato dalle sapienti mani di un redattore/autore/agente. E comunque qui l’unico e vero “autore naturale” ci racconta com’è approdato dalle bocciature degli editori al premio dei lettori.
Tante ragioni per stare, anche noi, con Marta. E in compagnia.

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Informazioni su Roberto Maragliano

Il Piccolo dizionario delle tecnologie audiovisive, scritto assieme a Benedetto Vertecchi, è del 1974. Da allora non ho smesso di occuparmi di quelle cose. Da persona che sta dentro il rapporto tra formazione e media, non sono le tecnologie che mi preoccupano, ma gli atteggiamenti superficiali di tanti nei confronti delle tecnologie.

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Questa voce è stata pubblicata il 12 marzo 2014 da in Uncategorized con tag , , , , , , , , , , .
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