Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Università degli Studi Roma Tre

Creare eBook in classe, intervista a Emanuela Zibordi

di Andrea Patassini

zibordi_coverTerminata la lettura dell’eBook Testi scolastici 2.0 la prima cosa che ho pensato riguardava le opportunità che le tecnologie digitali oggi offrono per cambiare anche nel proprio piccolo la didattica che si applica ogni giorno a scuola. Poi, riflettendo più a fondo sulle tematiche trattate nel libro, ho compreso che quelle opportunità sono davvero realizzabili e alla portata di tutti, basta un pizzico di curiosità e la voglia di mettersi in gioco. L’autrice, Emanuela Zibordi, insegnante di Scienze Motorie presso l’IIS “G.Luosi” di Mirandola in provincia di Modena (qui il suo sito web), descrive con grande semplicità e chiarezza la progettazione e realizzazione di libri digitali scolastici assieme agli studenti. Il libro può essere pensato come la raccolta di consigli che un’insegnante fornisce ad un altro suo collega per provare ad innovare le strategie didattiche finora adottate. Nell’eBook Emanuela Zibordi condivide la sua personale esperienza in classe, nel farlo si sofferma su molti aspetti pratici ma anche metodologici che sono il riflesso del suo lavoro a scuola. Realizzare percorsi didattici differenti comporta sperimentazione, analisi e riflessione su ciò che si sta praticando, credo quindi che l’esperienza dell’autrice dell’eBook meriti il necessario approfondimento. A seguire ecco allora l’intervista dedicata a Emanuela Zibordi dove proviamo a scrutare e affrontare i diversi temi che l’autrice mette sul tavolo nel corso della lettura del suo libro.

Ciao Emanuela e grazie mille per aver accettato una nostra intervista qui sul blog del Laboratorio di Tecnologie Audiovisive. Iniziamo: quali esigenze ti hanno spinto a mettere a punto e promuovere tra i tuoi studenti le pratiche di sviluppo di libri digitali?

Innanzi tutto sono da sempre innamorata del digitale. Ritengo che sia una modalità operativa che permetta potenzialità creative infinite. Da questo punto di vista ho sempre utilizzato gli strumenti che man mano venivano proposti nel tempo, da quelli off line fino a quelli on line, soprattutto per il mio lavoro di insegnante di Scienze Motorie. Successivamente ho ampliato le mie competenze con un Master e tanti altri corsi e questo mi ha proiettato nel contesto più generale della didattica e nuove tecnologie dove ho anche un ruolo di teacher training. L’impatto con l’editoria digitale è stato altrettanto folgorante. Oltre ad utilizzare gli ebook come lettrice, mi sono resa conto che fornire i docenti della competenza di editare e pubblicare i propri libri, fosse una vera rivoluzione didattica per chi volesse dare un’impronta personale ed originale ai propri contenuti. A maggior ragione con gli strumenti del web 2.0 che permettono anche la scrittura collaborativa, quindi un coinvolgimento degli studenti. Sulla necessità di sostituire o integrare i testi in adozione con forme più contestuali, ne parlo ampiamente nell’ebook che ho pubblicato. Avevo, al momento della progettazione, il bisogno di trovare e integrare strumenti reperibili gratuitamente che permettessero di arrivare agli ebook, fruibili dai dispositivi fissi e mobili, il più possibile user friendly e che potessero essere a disposizione dei soggetti in campo, a casa e a scuola. Alla fine li ho trovati.

Mi sembra interessante capire se e come hai ripensato alla tua figura di insegnante dal momento in cui hai coinvolto in modo attivo i tuoi studenti nella produzione di contenuti.

I miei studenti, da sempre, creano contenuti perché il movimento umano si esprime attraverso continue forme creative che, il più delle volte, non sono documentate come un tema o un disegno, ma che un insegnante vede e cattura just in time. Da qui a passare alla creazione di forme originali documentate come testi, immagini, video il passo è breve. Devo dire che insegnare senza seguire libri di testo prodotti da altri, adattandosi continuamente e necessariamente al contesto in cui si opera, mi ha aiutato molto. Forse, è proprio questa esperienza che mi ha indotto ad avere una visione progettuale ed innovativa continua. Tutto quello che propongo ai miei studenti è un prodotto originale che scaturisce dalle mie esperienze, dalle mie letture, da sport che pratico, dall’interagire con loro. Da qui a riproporre anche per l’ambiente digitale la stessa prassi creativa, il passo è breve. Anzi il passo non c’è, lo vedo come un continuum della mia forma mentis.

Nel tuo libro descrivi la reazione di alcuni studenti, in età adolescenziale, che cercano di evitare l’impegno che proponi. Sottolinei come l’utilizzo del computer e di Internet provochi in loro una sorta di violazione da parte della scuola di spazi digitali solitamente praticati per altre attività. Come riesci a coinvolgerli? È un ostacolo superabile?

Nel mio libro la metto come possibilità, a me succede molto raramente. Certo è che l’adolescenza è un periodo molto delicato, le situazioni famigliari non sono sempre favorevoli alla rete libera e aperta. A volte, alcune scuse possono nascondere situazioni culturali che non accettano la modernità. Ma questo succede anche quando porto le mie classi in piscina. Ci vuole pazienza ed aspettare che il tempo, l’integrazione, l’accettazione sblocchi alcune inibizioni. Ci sono sempre problemi ed ostacoli da superare lavorando con le persone, indipendentemente dagli oggetti proposti e, per quanto un docente abbia esperienza, c’è sempre qualche intoppo spiazzante. On line cerco di invadere poco i luoghi virtuali frequentati dai miei studenti, men che meno entro nei gruppi di classe; diciamo che, se mi chiedono l’amicizia la concedo, ma io non li cerco. I social network li uso soprattutto per condividere i loro prodotti. Gli strumenti che normalmente uso per la scuola hanno una modalità social particolare, basti pensare alla scrittura collaborativa integrata dai multimedia, oppure la piattaforma Moodle.

Nella realizzazione di libri digitali noti dei cambiamenti nell’approccio ai temi di studio da parte degli studenti?

Certamente. Quando propongo loro un certo tipo di attività do almeno due alternative metodologiche che riassumo: 1- preferite un’attività che vi coinvolga nella ricerca e nella costruzione dei contenuti o, 2- preferite che spieghi l’argomento e poi facciamo una verifica? Sempre hanno scelto l’opzione 1.

emanuela_zibordi_didattica

Il ruolo attivo degli studenti comporta un miglioramento della qualità dello studio?

Questo è una condizione difficilmente verificabile. Bisognerebbe procedere con un’attività che comporti l’esistenza di due gruppi omogenei: uno con l’opzione innovativa, l’altro con quella tradizionale per il controllo. Non ho l’opportunità di fare un’indagine scientifica in questi termini perché non ho le condizioni e non ho interesse a farla. Parto dal presupposto, però, che il miglioramento dell’apprendimento non dipenda tanto dalla quantità di ciò che si impara, ma anche dalla qualità. I nostri studenti, che siano essi deboli, medi o forti “studiosi”, avranno comunque a che fare nel loro futuro con la tecnologia e questo è un fattore qualitativo rispetto alle esigenze del tempo. Con le tecnologie non si imparano solo contenuti, ma valori aggiunti come appunto le abilità strategiche quali: saper usare certi strumenti, cercare in rete, collaborare ed interagire. Sono questi elementi di qualità dello studio? Personalmente ritengo di sì. A volte si legge di ricerche che smentiscono il miglioramento dell’apprendimento con i nuovi media. Io credo che si debbano cambiare anche i criteri, gli indicatori e i descrittori valutativi, che dovranno essere orientati anche all’acquisizione delle competenze trasversali oltre che ai contenuti disciplinari. Non si può pretendere di valutare nuove modalità didattiche con vecchi parametri. Non so se questa operazione sia sempre stata fatta.

Un’attività didattica come quella che tu proponi stimola gli studenti non solo a realizzare contenuti ma anche a comprendere la struttura del libro come strumento di organizzazione di contenuti. Sbaglio?

Certamente: creare un libro significa rispettare parametri logici, spazio temporali, di complessità, di sequenza e/o rete divergente, di struttura. E’ un’azione cognitiva complessa che nemmeno io so gestire completamente, non ho mai lavorato nel settore dell’editoria, ma sto cercando di imparare a farlo insieme a loro.

La didattica che adotti comporta una riflessione e un nuovo approccio all’organizzazione e all’interazione con le conoscenze: questo crea una scissione o può convivere con i modelli e le modalità già conosciute a scuola?

Dicevo tempo fa che la didattica è funzionale ed “umana” se un docente sa mixare diverse metodologie e le sa adottare nel giusto contesto. Faccio un esempio: quando insegno il salto in alto non posso lasciare molto spazio alla creatività degli studenti, potrei rischiare che qualcuno si fracassi il cranio atterrando sul pavimento anziché sul materasso. In quel caso, e come in tanti altri, si deve procedere con indicazioni perentorie. Ma è così anche per tutte le altre discipline. Un docente di lettere credo che non possa accettare che in un testo “c’é” sia scritto “ce” o “ke” per “che”. Ci sono codici, condivisioni comunicative ed operative che vanno rispettate. Si provi, ad esempio, a scrivere un programma con il codice sbagliato; non funziona. E così per la conoscenza in generale, alcuni punti fissi devono essere acquisiti come codice intersoggettivo. La pretesa di oggettività che la scuola ha vissuto negli ultimi decenni aveva il limite, purtroppo, di conoscere ed utilizzare prevalentemente quest’ultima modalità, quella comportamentista. Adesso è ora di integrare azioni e strumenti diversi.

Nel tuo libro descrivi nel dettaglio le diverse fasi di realizzazione di testi digitali all’interno di un contesto didattico. Per un insegnante che mostra una confidenza con il mondo digitale marginale ma ha voglia di mettersi in gioco, raggiungere risultati simili è un percorso troppo complesso o possibile?

Io propongo due vie: la prima molto facile in cui, dalla scrittura collaborativa di Google Drive si esporta il prodotto finale in .pdf. Ho dato in questa fase le indicazioni tutoriali per aprire il il file online e condividerlo. Credo che un docente che abbia un minimo di dimestichezza con le TIC possa riuscire a produrre un documento finale, senza troppi patemi. La seconda, invece, corrisponde alla creazione di formati per e-reader e dispositivi mobile: l’.epub e il .mobi. Questa è già più complessa e ci si può arrivare gradualmente facendo delle prove. Si tratta come al solito di acquisire abilità provandole prima sulla propria pelle e poi buttarsi nell’avventura. In questi casi la motivazione fa novanta; spesso anch’io devo affrontare strumenti nuovi ed ho inizialmente una sensazione di inadeguatezza, ma ritengo che sia una condizione psichica normale di fronte a ciò che è sconosciuto, come infilarsi gli sci la prima volta e buttarsi giù dalla discesa. Io ho seguito alcuni colleghi che hanno seguito le procedure che propongo, certe volte erano presi dal panico, mi chiamavano: “Manuuuu, non riesco ad andare avanti, come devo fare qui?” Alla fine ne siamo saltati fuori e siamo sopravvissuti.

Nella tua esperienza di insegnante sapresti descrivere uno dei momenti del tuo lavoro dove hai notato che la scelta che stai portando avanti sta dando i suoi frutti?

Innanzi tutto valuto continuamente il grado di coinvolgimento degli studenti nei vari progetti. Cerco di evitare di dare la sensazione di eseguire un “compito”, deve essere quasi un gioco, come la creazione di un puzzle dove ciascuno può mettere il proprio tassello. A me poi interessa che siano soddisfatti di ciò che hanno prodotto. I testi fatti che ho caricato sul mio sito e sui social network sono molto visitati ed apprezzati, ogni tanto mostro le statistiche e gli studenti si sentono orgogliosi dell’interesse altrui. Mi sembra che questi siano i frutti che essi si aspettano da un percorso didattico ed educativo: creare un prodotto, sentirsi stimati positivamente, imparare a fare cose nuove, vivere il proprio tempo con la guida di un adulto immerso nella loro stessa realtà. E tutto ciò fa sì che si sentano apprezzati e non solo giudicati. Non credo sia poco. In ultima analisi, anche a me questo basta per sentirmi soddisfatta.

4 commenti su “Creare eBook in classe, intervista a Emanuela Zibordi

  1. Pingback: Testi scolastici 2.0 - Laboratorio di Tecnologie Audiovisive | emanuelazibordi.it

  2. soudaz
    28 gennaio 2014
  3. Pingback: Post hit! Racconto di un MOOC, Didattica e motivazione, Un fumetto al Premio Strega | Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

  4. Pingback: Liberio: lo strumento più semplice per realizzare un eBook | Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

La nostra pagina Facebook

Il nostro sito ufficiale

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: