Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Università degli Studi Roma Tre

Imparare ai tempi del digitale: idee attorno il saggio di Salman Khan

di Andrea Patassini

la scuola in rete_khanMi ricordo le lezioni di matematica ai tempi delle scuole medie. Per il sottoscritto erano uno dei momenti più difficili della giornata. Quell’ora o quelle due ore di matematica rappresentavano un percorso tortuoso fatto di interrogazioni alla lavagna (temutissime) e spiegazioni (noiosissime). Poi c’erano da fare i compiti a casa perché le ore di didattica a scuola non bastavano per comprendere al meglio ciò che si studiava. Di fatto a scuola c’era chi coglieva in un attimo ciò che l’insegnante spiegava e chi, come me, doveva passarci più tempo sulle operazioni perché certe regole non mi risultavano del tutto chiare. I compiti a casa erano quindi il momento in cui, in teoria, chi restava indietro poteva in qualche modo recuperare. Così con mio padre, che aveva una pazienza d’acciaio, provavo a capire aiutandomi con il libro, gli appunti e ovviamente il suo supporto diretto. Quando non capivo mi bloccavo. Lui pazientemente tentava di spiegarmi nuovamente perché il risultato dell’esercizio non era quello che, invece, avrei dovuto ricavare. Nelle altre materie me la cavavo dignitosamente, in matematica no e ciò mi provocava una sorta di frustrazione. Così anche lo studio a casa risultava una vera e propria tortura quando di mezzo c’era la matematica. Una tortura non solo per me, ma anche per mio padre che provava in tutti i modi a spiegarmi come funzionassero quei numeri e quelle operazioni per me, il più delle volte, decisamente incomprensibili. Ero in imbarazzo e a volte sotto pressione. Provai anche la soluzione delle ripetizioni, riuscivo nel breve periodo, con fatica, a tornare al passo della classe, però dal momento in cui subentravano nuovi argomenti ritornavo ad inseguire con fatica. Per la scuola la mia situazione simile a molte altre era perfettamente leggibile secondo uno schema ricorrente: il programma deve andare avanti, le difficoltà dei singoli sono sintomo di mancata preparazione negli anni delle elementari; e infine, in qualche modo a giustificare tutto ciò, ogni studente tende ad essere più portato per alcune materie, meno per altre.

A ripensarci oggi non credo che si debba scaricare la responsabilità di tutto ciò sull’insegnante di matematica che sostanzialmente era in gamba, ma anch’essa immersa in una logica che non le lasciava grande libertà di azione. Superate le scuole medie, poi le superiori e infine l’università, la matematica rimase una lacuna mai del tutto colmata. Leggendo il saggio di Salman Khan La scuola in rete mi è tornata in mente l’esperienza appena descritta del mio rapporto con la matematica perché le problematiche che Khan evidenzia nel sistema didattico maggiormente adottato nelle scuole rispecchia in una buona parte le difficoltà che io stesso provai in passato, nei lontani anni Novanta.

khan_aca

Salman Khan è il fondatore della Khan Academy, uno degli esempi più interessanti e conosciuti di didattica rapportata al web. Ma prima di tutto Khan è un buon osservatore delle dinamiche di apprendimento capace di evidenziare tutte quelle problematiche che nel sistema scolastico fanno nascere situazioni simili all’esperienza qui sopra raccontata. Negli anni Novanta Internet rappresentava uno strumento quasi del tutto sconosciuto, adottato da pochissimi. Oggi però si attesta come uno dei media più utilizzati, soprattutto tra chi siede tra i banchi delle aule scolastiche. Internet ha rivoluzionato il nostro approccio alla conoscenza. Così anche i modelli educativi ancora oggi ampiamente utilizzati sono messi seriamente in discussione.

Come imparano gli individui? Il classico modello d’insegnamento – lezioni di gruppo in aula e compiti a casa da soli – ha ancora senso nell’era digitale? Perché gli studenti dimenticano così tanto di ciò che hanno presumibilmente ‘imparato’ appena dopo aver superato l’esame? Perché gli adulti avvertono una distanza così profonda tra ciò che hanno studiato a scuola e ciò che fanno nel mondo reale?

Docenti e studenti si trovano oggi a vivere in un modo dove l’aula scolastica non riesce più a competere rispetto al web nella diffusione e ricerca di conoscenza e la didattica non può avere luogo esclusivamente in un luogo specifico. Grazie ad Internet, scrive Khan “l’istruzione è molto, molto più accessibile, e la conoscenze e le opportunità possono essere condivise con maggiore ampiezze ed equità”. Attenzione, non sono le considerazioni di un tecno-entusiasta accecato dai vantaggi offerti dalle nuove tecnologie e incapace a considerare altro. E soprattutto il pensiero di Khan non tende a svalutare o ridimensionare la figura dell’insegnante, né tantomeno a sostituire con il termine “web” il ruolo dei docenti e del lavoro nell’orario scolastico. Nulla di tutto ciò, anzi:

Il tempo trascorso faccia a faccia da allievi e professori è uno degli aspetti che rendono umana l’esperienza in aula e che permette a ognuno di far emergere la propria unicità. […] alcuni temono che l’istruzione basata sull’uso del computer punti semplicemente a rimpiazzare gli insegnanti o ad abbassare il livello di competenza necessario per essere un insegnante. Invece è vero l’esatto contrario. Gli insegnanti assumono un ruolo più rilevante una volta che gli allievi hanno affrontato per la prima volta un concetto online (tramite un video o degli esercizi). In aula gli insegnanti possono ritagliarsi del tempo da dedicare ai singoli studenti in difficoltà; possono smettere di ripetere meccanicamente gli argomenti in programma e occuparsi di compiti più interessanti: guidare i ragazzi, stimolarli e indicare loro la direzione da seguire.

L’autore del saggio mostra con nitidezza le dinamiche messe in moto dal web e dalla sua diffusione, ma soprattutto descrive veri e propri nuovi modelli di didattica. Scrive Khan nel suo libro riguardo alla sua idea di didattica, quella che ha messo a punto nel progetto Khan Academy:

[…] non bisogna vergognarsi se si procede lentamente, e la classe deve andare avanti. L’archivio dei video è sempre online; gli studenti possono rivederli e ripassare gli argomenti tutte le volte che vogliono. Ed è ammesso sbagliare! […] Sono profondamente convinto che la Khan Academy sia uno strumento in grado di prefigurare, almeno in modo approssimativo, ciò che dovrebbe essere il futuro dell’istruzione scolastica – un modo di combinare l’arte dell’insegnamento con la scienza di fornire informazioni e analizzare dati, di offrire il programma di studi più chiaro, più completo e più utile al minor costo possibile

Una personalissima (e artigianale) infografica sull'idea di scuola descritta da Salman Khan

Una personalissima (e artigianale) infografica dedicata ad una didattica che bilanci web e aula.

Nel modello tradizionale di insegnamento il tempo assegnato ad un determinato concetto è fisso, mentre la capacità di comprensione di tale concetto è variabile. Questo approccio alza di molto il rischio di quello che Salman Khan definisce effetto “formaggio svizzero”, ovvero buone conoscenze in alcuni aspetti e concetti insegnati, mancanze e carenze in altre. Tale modello si basa inoltre sulla linearità di un programma didattico ben preciso che fa totale affidamento al fattore tempo. Stare al passo con il programma, quindi, diventa la rotta da seguire e non possono esserci ripensamenti o rallentamenti. Eppure non tutti dispongono delle stesse modalità di apprendimento, esistono tempi e approcci differenti per ognuno di noi. Per Khan un simile approccio nella scuola provoca più perdite che altro; nel saggio, raccontando la sua esperienza, descrive come dal momento in cui si mettono in moto modalità didattiche differenti, la gran parte degli studenti che non riuscivano a tenere il passo di ciò che veniva insegnanto nell’orario scolastico emergevano, spesso con risultati sorprendenti. Nessuna magia, semplicemente un cambiamento sostanziale del modello scolastico oggi conosciuto e ampiamente adottato.

Certo, le idee di Salman Khan dipingono uno scenario davvero diverso da quello che gran parte degli studenti vivono e non è poi così difficile storcere il naso o restare perplessi sull’efficacia di un simile cambiamento. È del tutto umano. Come del resto è una costruzione umana il modello scolastico attuale, nulla di inevitabile e soprattutto immutabile. Senza dubbio la portata e la diffusione di tale modello rende difficile vedere oltre i suoi confini, qualcuno però prova a sporgersi e vedere cos’altro c’è, a volte per intraprendenza e una smisurata curiosità, altre volte per pura casualità. Non so cosa ha spinto Salman Khan a curiosare così lontano, ma credo che qualcosa di interessante sul quale riflettere lo abbia portato con sé.

2 commenti su “Imparare ai tempi del digitale: idee attorno il saggio di Salman Khan

  1. soudaz
    24 gennaio 2014
  2. Pingback: L’eterna diatriba tra tecnoentusiasti e tecnoscettici | Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

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Questa voce è stata pubblicata il 22 gennaio 2014 da in Uncategorized con tag , , , , , , , , , , , .

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