Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Università degli Studi Roma Tre

Racconti di famiglia

di Roberto Maragliano

“Se ci pensi bene tutte le quistioni dell’anima e dell’immortalità dell’anima e del paradiso e dell’inferno non sono poi che un modo di vedere questo semplice fatto: che ogni nostra azione si trasmette negli altri secondo il suo valore, di bene e di male, passa di padre in figlio, da una generazione all’altra in un movimento perpetuo. Poiché tutti i ricordi che noi abbiamo di te sono di bontà e di forza e tu hai dato le tue forze per tirarci su, ciò significa che tu sei già da allora, nell’unico paradiso reale che esista, che per una madre penso sia il cuore dei propri figli. Vedi cosa ti ho scritto?”
Questa delicato brano, tratto dalla lettera che Antonio Gramsci indirizza dal carcere alla madre il 15 giugno 1931, campeggia al centro dal monumentale saggio che Paul Ginsborg dedica all’analisi delle trasformazioni reali e ideali avvenute nei regimi famigliari in cinque aree cruciali dell’Europa, nel corso della prima metà del ventesimo secolo.

GinsborgDi solito si parla e comunque si scrive di un libro dopo che lo si è letto interamente (o si finge di averlo fatto). Non è il mio caso, ora. Se parlo di questa mia lettura, che appunto è arrivata a metà dell’opera, è perché mi preme comunicare il piacere che provo nel praticarla.
Le ragioni sarebbero molte ma provo a darne almeno tre, cui faccio seguire due personalissime notazioni.

Intanto ne parlo perché questo libro offre uno squarcio assolutamente nuovo all’interno di vicende di cui si conosce soprattutto la veste ufficiale (quando la si conosce). Come vivevano gli spazi famigliari e, soprattutto, le prospettive di un loro possibile cambiamento le donne e gli uomini della Russia pre e post rivoluzionaria, della Turchia proiettata sul regime repubblicano, dell’Italia segnata dalla vicenda fascista, della Spagna della guerra civile, della Germania nazistizzata? È questo il tema del saggio. Entrando in realtà come quelle lì indagate si capiscono molte cose, anche dell’oggi: e sono cose che prima che con le politiche ufficiali hanno a che fare con le dimensioni interne tramite cui milioni individui e migliaia di gruppi organizzati e no hanno praticato il rapporto fra i sessi, la sessualità stessa, l’affettività, l’educazione e hanno creduto e combattuto perché avvenissero (o non avvenissero) cambiamenti in quelle sfere dell’esistenza. Anche la più intima delle manifestazioni personali e interpersonali reca in sé un grumo di filosofia e di politica, come è nel brano gramsciano. Dunque, se parlo di manumentalità del saggio di Ginsborg non è solo per la mole ma anche e soprattutto per l’importanza che gli va riconosciuta, in una prospettiva multidisciplinare (e, oserei dire, adisciplinare nell’accezione positivamente antiaccademica del termine). Comunque, chi fosse incuriosito trova qui la presentazione dell’autore.

Seconda ragione. Lo si legge come un romanzo, o meglio come una rete di romanzi. Ginsborg sceglie infatti di concentrare l’attenzione, per ciascuno dei cinque quadri, su un personaggio pubblico centrale e su altri di cornice (pubblici e no): e di ciascuno tratteggia vicende personali e pure idee e ideali, sempre in ordine alle azioni e istituzioni famigliari, documentando tutto ciò che di coerente o incoerente viene alla luce ai vari livelli della faccenda, dunque attraverso i vischiosi legami che mettono assieme pubblico e privato, ufficiale e ufficioso, istituzionale e partecipato, dovere e piacere, ecc. E appunto come un romanzo me lo sto centellinando, dispiaciuto solo che debba avviarmi alla conclusione.

Terza ragione. Famiglia Novecento è scritto benissimo. Non una sola informazione sfugge, non un solo elemento “enciclopedico” è trascurato. Il lettore, qualunque sia il suo livello di conoscenza delle vicende del secolo scorso, non si trova mai spiazzato,  i suoi movimenti sono sempre protetti e sostenuti. Insomma, questo saggio non trasuda mai accademismo, mai fa pensare agli atteggiamenti di certa pubblicistica nostrana.

Concludo con le due annotazioni.
Ammetto che, tra le altre soddisfazioni che mi sta dando questa lettura, c’è anche quella di avermi fatto capire perché, pur essendo un fedele lettore di Ken Follett, non sono riuscito a completare il secondo titolo della sua trilogia del Novecento. Penserete, a questo punto: perché Ginsborg è più avvincente. Non posso negarlo. Ma c’è di più. Leggendo Ginsborg mi sono accorto di quanto fossero di cartapesta gli scenari famigliari tratteggiati dal romanziere inglese. Immobili e dunque fragili, poco credibili. Anacronistici come il pullover di cashmere indossato da Cleopatra/Liz Taylor della mitica recensione di Alberto Arbasino.
Da ultimo, mi spiace soltanto una cosa, che questo libro non sia disponibile in versione digitale. Chi come me da qualche tempo si è abituato alle comodità dell’e-book fa difficoltà a rinunciare a: la possibilità di avere sempre a portata di mano un volumone di settecento pagine e dunque di distribuirne la lettura su più device sfruttando al meglio i tempi morti, la comodità di annotare il testo senza limiti di spazio e senza rischiare di perdere i propri commenti, il bello di compiere ricerche mirate e personalizzate su tutto il saggio al di là dei vincoli imposti dall’indice analitico (che qui comunque non compare). Quanto bisognerà ancora aspettare perché le famiglie davvero novecentesche degli editori nostrani capiscano che il mondo tutto sta cambiando, e che penalizzare chi legge per ricerca o studio significa penalizzare se stessi e le proprie possibilità di sviluppo? La risposta e la discussione relativa restano aperte.

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Informazioni su Roberto Maragliano

Il Piccolo dizionario delle tecnologie audiovisive, scritto assieme a Benedetto Vertecchi, è del 1974. Da allora non ho smesso di occuparmi di quelle cose. Da persona che sta dentro il rapporto tra formazione e media, non sono le tecnologie che mi preoccupano, ma gli atteggiamenti superficiali di tanti nei confronti delle tecnologie.

3 commenti su “Racconti di famiglia

  1. Maria Antonella Galanti
    10 gennaio 2014

    Appena metto piede in una libreria lo compro. Magari domani… 🙂

  2. Pingback: Tifare per il romanzo | Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

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Questa voce è stata pubblicata il 10 gennaio 2014 da in Uncategorized con tag , , , , , , , , , .
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