Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Università degli Studi Roma Tre

Occhiali multifocali per leggere meglio

di Antonietta Casano

Qualche giorno fa, su Facebook, Roberto Bondi raccontava i suoi regali di Natale, un Kobo e gli occhiali per leggere da vicino. Gli occhiali gli servono se non usa il kobo ma il reader rende il libro un altro oggetto. La prima volta che si passa al libro elettronico standard (parlo per esperienza personale) si ha la netta sensazione di trovarsi davanti un oggetto diverso. Brevemente: non tocchi lo spessore del volume ma guardi la barra di avanzamento in percentuale, il numero delle pagine varia al variare della grandezza del carattere, dell’orientamento pagina. La formattazione globale di paragrafi e capitoli si perde, lo sfogliare veloce è assente. Nel reader tradizionale, niente immagini a colori…ma posso scaricare un assaggio del libro prima di acquistarlo e posso portarmi in autobus l’intera libreria senza peso.

Anch’io ricevo e faccio doni da leggere. Ricevo per Natale un libro cartaceo che sembra un ipertesto e lo leggo mentre rifletto sulle osservazioni di Roberto. Il mio libro è la poesia di Paul Éluard Libertàrealizzato come libro pop up con figurine intagliate che modificano la dimensione dell’unica pagina che si svela piega dopo piega. Poi, una volta aperta tutta si inizia la lettura al contrario e la svolta è anche quella del contenuto, si parla dell’autore, della libertà…

Mentre leggo penso che ci sono tantissimi oggetti simili e che la lettura tradizionale spesso non è una lettura normale. Questi ibridi hanno un ruolo importante nell’educazione libraria, suscitano stupore, spingono alla scoperta, sono tattili quanto basta per catturare altri sensi oltre la vista. Non credo sia un caso che molti dei libri della prima infanzia abbiano queste caratteristiche.

Come insegnante ho notato che i ragazzi amano produrre libri. Nella produzione, anche i lettori più deboli dimostrano di avere interiorizzato le peculiarità dell’oggetto-libro. Se vengono appena guidati da un’infarinatura teorica, sono in grado di elaborare prodotti coerenti con la realtà editoriale (questa è un’ulteriore prova che gli alunni riescono meglio su produzioni di scrittura autentica). Per esempio, quando i miei allievi hanno lavorato sulla rielaborazione di una copertina, sia chi ha lavorato con il computer sia chi ha prodotto tutto a mano, ha creato un oggetto reale.

Anche la produzione dei contenuti dimostra che i ragazzi sanno passare con leggerezza da una modalità ad un’altra. Se, quando abbiamo costruito fiabe sul fiume, hanno pescato a piene mani nei materiali più disparati e i libri sono diventati oggetti tridimensionali; quando hanno raccolto invece dei racconti, hanno impaginato un libro nel più tradizionale formato PDF, o ancora di più in uno sfogliabile e interattivo didapages o simile.

E la lettura è anche dell’altro. È la voce che legge mentre qualcuno ascolta. La lettura vicariale è occhi e voce di un altro che trasmette viva l’emozione di un testo: l’insegnante che legge ogni giorno per cinque minuti permette a tutti, anche ai lettori deboli, di leggere 6/7 libri interi in un anno scolastico. Audiolibri e podcast possono fare il resto quando la prof lettrice non ci sarà più ogni mattina. Anche l’ascolto è un tipo di lettura. E anche in questo caso, mezzi tradizionali e nuovi si rincorrono e si duplicano con le loro specificità. E altri libroidi fanno la loro apparizione e complicano il panorama.

Leggevo l’altro giorno le recensioni di Roberto Maragliano su due applibri (a cui potrei aggiungere una terza per l’area artistica), se così si possono chiamare, e mentre leggevo mi sorprendevo a pensare che cerco spesso le recensioni delle app proprio come quelle di libri e film. Molte app sono oggetti libreschi ‘tattilmente virtuali’. Utilizzano materiali diversi, richiedono un lector in fabula attivo e creativo che smonti e ricrei, comprenda testi di vario genere e grammatiche differenti. Non mi sembra, da prof, che questo impoverisca la capacità di leggere e comprendere, anzi. Certo bisogna proporre testi “buoni” e guidare i ragazzi alla scoperta della loro “bontà” e testi “cattivi” per scoprire perché sono illusori e menzogneri… Ma questo è un discorso vecchio… Nel mio commento al testo di Roberto Bondi scrivevo che abbiamo bisogno di occhiali con le lenti multifocali che ci permettano di esplorare il testo a tutte le distanze reali o virtuali che siano.

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Un commento su “Occhiali multifocali per leggere meglio

  1. Roberto Bondi
    8 gennaio 2014

    grazie @nt!
    digitale e non digitale (qual è la def migliore per il ” non” ? oggi non mi viene di meglio…) si compenetrano, sono indistricabili negli oggetti, nelle pratiche, nel… mondo. Contaminazioni. Ibridazioni.
    ..e l’assurdo di chi si arrocca intorno alla sacralità dell’oggetto e della pratica consolidata, pretendendo di lasciar fuori a forza un elemento digitale che è già in casa, specie quando c’è di mezzo l’edu, la scuola, la cultura.
    Mi piace l’idea del “libroide” ( che forse non a caso il correttore automatico del tablet mi converte in “libro idee”), categoria nella quale si collocano svariati oggetti dalle app ai libri digitali a molti libri cartacei. Nel mondo (e nel modo) dei libroidi è bello essere ben accolti, accompagnati, guidati, coccolati. Quello che buonperloro capita agli alunni di @nt!
    E poi non è mai ridondante ricordare come in classe il lavoro vale e moltiplica la sua efficacia quando il compito è “autentico”. Che è in fondo il leit motiv di quanto stiamo tentando di realizzare a scuola, prendendo spunto dall’ introduzione in classe di device digitali. Alla prox

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Questa voce è stata pubblicata il 7 gennaio 2014 da in Uncategorized con tag , , , , , , , , .
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