Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Università degli Studi Roma Tre

Un anno di letture digitali

di Roberto Maragliano

Queste sono le recensioni che terminate le mie letture digitali ho man mano depositato nell’ambiente Amazon, durante l’anno che sta volgendo al termine.
Prendetele come bizzarre e talora bizzose espressioni di un gusto personale.
E, se vi va, seguitele.
Anche in negativo.

Orhan Pamuk, Il Museo dell’innocenza, Einaudi
Ossessione amorosa, ma anche ossessione per il tempo che passa e consuma le cose. Tre storie di intrecciano: quella di un amore impossibile, quella di una città (Istanbul) e una civiltà destinate a scomparire, quella degli oggetti in cui restano impressi i soggetti e i loro mondi. Quest’ultima è la storia principale, orienta a dar vita ad un museo reale di cose reali raccolte ovunque, a testimonianza di una vicenda immaginaria. Un monumento alla componente maniacale che rischia frequentemente di segnare e uniformare a sé le relazioni tra gli umani e tra questi e i loro spazi di vita. Una lettura inquietante ma vitale.

Carlo Freccero, Televisione, Bollati Boringhieri
Quello di Freccero è un punto di vista inquietante sulla televisione, perché fa saltare molti luoghi comuni. La questione sollevata non è tecnica ma politica. Non capire, non voler capire cosa è stata ed è la televisione equivale a chiudere gli occhi sulla società e le sue trasformazioni. Salvo sorprendersi ad ogni passaggio inaspettato, come da tempo sono i risultati elettorali nel nostro paese.

Emanuela E. Abbadessa, Capo Scirocco, Rizzoli
Gli ingredienti perché appaia di maniera ci sono tutti. Verdi e Wagner, la Sicilia assolata, la ricca vedova, il tenorino povero e bello, la giovane pianista, la chiesa onnipresente. Ma il racconto fluisce bene, è ben scritto. Suona e profuma delicatamente. Certo, ben più erotico delle variopinte sfumature.

Ludovica Damiano e Luca Dotti, ed., Audrey in Rome, Harper Design
Com’erano belle. Lei e la città. Almeno ci restano le foto. Alcune di queste valgono come e più di un film.

J.K. Rowling, Il seggio vacante, Salani
Mai faticato così tanto a terminare un romanzo. Non è proprio roba per me, evidentemente. Fino a che c’erano da fissare le figure e i ruoli l’ho trovato accettabile. Poi man mano che si scoprivano le carte m’è piombato addosso un invincibile senso di noia.

Fabrizio Casu, Di sesso, d’amore e d’altre sconcezze, Blonk
Attenuati i confini fra sesso e amore, tra maschile e femminile, tra pubblico e privato, tutto si mescola. Casu lo sa bene e conduce con sapienza e ironia la sua moderna sarabanda, inaspettatamente piacevole e seria. Certo non per educande, comunque una lettura educativa.

Michel Serres, Non è un mondo per vecchi. Perché i ragazzi rivoluzionano il sapere, Bollati Boringhieri
Come un arzillo filosofo più che ottantenne aiuta a vedere il presente, annullando con felice (in)coscienza la scienza di tanti sedicenti intellettuali, terrorizzati da tutto quanto non corrisponde alle loro miserie concettuali. Una lettura obbligatoria per chiunque abbia a che fare con l’educazione, docenti ministri giornalisti. Soprattutto quelli nostrani.

Richard Ford, Canada, Feltrinelli
C’è chi ci mette tanto, nel suo racconto. Tanto di storie e tanto di lingua. Qui siamo al limite opposto, una narrazione assolutamente lineare in una lingua assolutamente piana. Eppure ti prende, ti resta addosso e quando termina ti dispiace. E molto. Ti consola potertelo proiettare dentro come un film.

Marshall McLuhan, Intervista a Plyboy, Franco Angeli
Queste riflessioni di McLuhan vengono dal 1969. Sono passati quasi 9 quinquenni e non hanno perso di attualità, anzi. Applicate alla vicenda italiana fanno venire il sospetto che Berlusconi ne fosse cosciente, sia pure con la pancia, e gli strateghi della sinistra ancora resistano a prenderne atto. Speriamo dunque nel prossimo quinquennio. Comunque McLu è un grande e le sue freddure (nell’accezione sua, ovviamente) si (ri)leggono sempre con piacere e ammirazione. E sconforto.

Georges Simenon, L’angioletto, Adelphi
Come talvolta capita con il Simenon romanziere, leggi e ti sembra banale. Poi ci ripensi, le cose lette acquistano colore e profondità. Così per questo racconto. Non succede nulla e quel poco che succede ha pochissimo senso drammatico. Eppure quando lo finisci ti dispiace.

Antonio Scurati, Il padre infedele, Bompiani
Sembrerebbe, quello del maschio in crisi, diventare un luogo comune, una via facilmente battuta da chiunque voglia far leva sul rimpianto non confessato del tempo che fu. Sembrerebbe e di fatto lo è. Ma non è questo il caso del veloce e a suo modo coraggioso racconto di Scurati, che sa scovare pieghe e parole giuste, almeno a mio avviso, per rendere il vagare dei sentimenti di un uomo normale che vive, o meglio è vissuto da una normale vita d’oggi, con crisi di coppia e difficoltà a darsi un profilo di padre.

Luca Scarilini, a cura di, Alfabeto Poli, Einaudi
Pensate e dite quel che volete, ma a mio avviso Paolo Poli segna, con Carmelo Bene, la punta più alta del teatro italiano del secondo Novecento, o almeno della sua componente immaginifico/avanguardista. Qui è riportata, in ordine alfabetico, la summa della sua tanto irriverente quanto profonda filosofia.

Michele Serra, Gli sdraiati, Feltrinelli
Non avendo mai pensato temi di questo genere, o avendoli trattati malamente, la cultura sedicente progressista si trova colpevolmente disarmata e cinicamente disposta a riprodurre i più biechi luoghi comuni del conservatorismo pedagogico e antropologico. Puro dalemismo in acquosa salsa letteraria.

 

 

Informazioni su Roberto Maragliano

Il Piccolo dizionario delle tecnologie audiovisive, scritto assieme a Benedetto Vertecchi, è del 1974. Da allora non ho smesso di occuparmi di quelle cose. Da persona che sta dentro il rapporto tra formazione e media, non sono le tecnologie che mi preoccupano, ma gli atteggiamenti superficiali di tanti nei confronti delle tecnologie.

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Questa voce è stata pubblicata il 21 dicembre 2013 da in Uncategorized con tag .

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