Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Università degli Studi Roma Tre

Alla ricerca del padre perduto

Hector_Astyanax_MN_Jattadi Ornella Martini

Come se una nuova consapevolezza fosse giunta a maturazione tutta insieme, stanno arrivando da parte di uomini diversi testimonianze sulla paternità: in questo post provo a ragionare intorno ad alcuni contributi.
Il tema è quello del PADRE che non c’è più e del bisogno di averne (almeno uno) e della ricerca da parte dei padri di un qualche modo di esserlo che non sia un puro e semplice, per me stucchevole, per non dire stomachevole, ricalco della MADRE MADRONA.

Il problema grande, grandissimo, è che il PADRE non c’è più da tanto, e il nostro tempo fatica ad aiutare gli uomini (al momento mi concentro su una sola corrispondenza tra genere e figura) a cercare e trovare modi nuovi d’incarnare la figura simbolica e quotidiana di padre.
Seguendo la riflessione storica, antropologica in chiave psicanalitica di Luigi Zoja, la nostra società metropolitana  e complessa non ha più Padre perché lo ha perso da quando il modello di vita contadino, con un padre sempre presente, fonte di regole ma anche di esperienza esistenziale, è stato progressivamente sostituito da un modello di vita urbano, con un padre sempre più assente (a lavorare in città come operaio), impossibilitato e via via incapace sia di dettare regole e legge della famiglia sia di far da modello per la vita dei figli. In questa riflessione, il ruolo paterno è essenzialmente di natura culturale, mentre quello materno sarebbe essenzialmente “naturale” (anche se, penso, la molteplicità di forme e modi attraverso i quali è attualmente possibile vivere la maternità rende ormai necessario discutere dell’attributo “naturale”). L’assenza del padre fa ricadere sulla madre entrambi i ruoli, fino a quando l’irrompere della presenza femminile nella dimensione pubblica e, per conseguenza, la crisi del modello unico di organizzazione dei ruoli travolgono la famiglia, la fanno scoppiare. Questi, in estrema sintesi (da discutere e da testimoniare), i tratti essenziali che delineano il tema del padre che emerge attualmente.

La crisi della famiglia nella società complessa mette i padri a dura prova ma, al tempo stesso, offre loro l’opportunità di ridefinire un ruolo educativo e identitario autonomo, fuori dal controllo della MADRE. Da un lato, quindi, è aperta la ricerca di tanti uomini su se stessi, prodotta nel tempo dal mutamento della propria identità proprio per effetto e della crisi del ruolo paterno e dell’interazione con una figura femminile profondamente cambiata, fonte di aggressività e problematicità; dall’altro, ma è soltanto l’altra estremità della stessa matassa, tanti uomini, finalmente in modo consapevole, cercano di sperimentare modi diversi e originali, a volte improvvisati ma ironici e partecipi, di essere padri, senza per forza scimmiottare il fantasma interiorizzato di madre nutriente e nutrivora. Condizione necessaria per provare e, forse, riuscire è far fuori la madre. Provo a spiegarmi, per farlo, colgo l’occasione offerta, attualmente, da almeno due stimoli, divertenti e profondi allo stesso tempo: l’albo a fumetti di Guy Delisle, Diario del cattivo papà, 01 (Le Guide du Mauvais Père) e un film, Cattivissimo Me 2 (Despicable Me 2), già richiamati in un post precedente.

Nel caso Diario del cattivo papà, 01, la madre non c’è perché è via per lavoro per lunghi periodi di tempo: la moglie di Delisle, infatti, lavora per Medici senza frontiere; lui l’ha seguita per il mondo, anche con i bambini, fino a quando le esigenze scolastiche e sociali di questi ultimi non sono divenute così urgenti da scegliere di fermarsi. Per lui, che sostiene di aver sempre disegnato quello che la sua vita gli offriva, non è stato traumatico cambiare storie da raccontare, e ora si ritrova ad animare pubbliche discussioni su questioni educative e ruolo paterno.
In Cattivissimo Me 2 la madre non c’è perché è morta, e un SuperBad come Gru si ritrova a fare, in prova, il padre a tre orfanelle, fino a diventare un SuperDad.
In entrambi i casi, il padre se la deve vedere con i figli, cercando e trovando da solo le parole per dirlo, i modi per farlo: con una “buona dose di autoironia” attinge al suo immaginario alla ricerca di possibili soluzioni, per lo più “cattive”, cioè inconsuete e un po’ scorrette, e proprio per questo divertenti, reali, umanissime. È un padre inesperto, a volte distratto e inconsapevole, ma volenteroso e creativo. È un padre pasticcione, a volte pigro e superficiale, ma giocoso e concreto. È un padre tutto sommato responsabile, leggero e ironico, che non si limita a seguire la MADRE, che tutto sa dispone e provvede, come un cagnolino servile (della serie, riempi il biberon, cambia con me il pannolino, fai scaldare la pappetta, carica e scarica l’auto di tutto l’inutile orpellame che immaginiamo necessario per la sopravvivenza del pupo sovrano, e così via), ma è un padre che sbaglia e impara, conquista con simpatia i suoi figli, è rispettato pur essendo un “cattivo” padre. È un padre simpatico, che racconta storie per aiutare e aiutarsi ad affrontare l’impegno di crescere.

 EttoreAndromacaDeChirico“Così disse Ettore glorioso e verso il figlio tese le braccia. Ma si piegò il bambino contro il petto della bella nutrice, gridando impaurito alla vista del padre, atterrito dal bronzo, dal pennacchio dell’elmo che sulla cima vedeva ondeggiare, tremendo. Sorrisero entrambi il padre e la madre; ed Ettore glorioso si tolse dal capo l’elmo splendente deponendolo a terra; poi prese tra le braccia il figlio, lo baciò e a Zeus e agli altri dei rivolse questa preghiera:
<<Zeus, e voi divinità del cielo, fate che questo mio figlio sia come me, che si distingua fra i Teucri per forza e valore, che regni sovrano su Ilio. E vedendolo tornare dalla battaglia un giorno qualcuno dirà: ‘E’ molto più forte del padre’. Lui tornerà portando le soglie insanguinate dei nemici uccisi e la madre ne sarà lieta in cuore>>.
Così disse e mise il figlio tra le braccia della sua sposa che lo accolse sul petto odoroso, e sorrideva, piangendo; ebbe pietà di lei l’eroe che, accarezzandola, disse:” …

dall’Iliade, a cura di Maria Grazia Ciani

Informazioni su ornellamartini

Vivo e lavoro tra città e campagna: Roma e Rieti. Insegno all'Università e cucino al Fienile di Orazio. Lavoro la creta, leggo, organizzo attività educative all'insegna dell'emozione per bambini e ragazzi. Adoro stare là da noi in campagna, ascoltare l'Opera, chiacchierare con mio marito e mia figlia. E poi mi piace fare e comprare bigiotteria creativa, camminare, andare a cavallo e tante altre cose che non c'è bisogno di dire tutte qui.

Un commento su “Alla ricerca del padre perduto

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Questa voce è stata pubblicata il 19 dicembre 2013 da in Uncategorized con tag , , , , , , .

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