Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

Università degli Studi Roma Tre

Editarsi è bello. E pure educativo

self-publishing

di Roberto Maragliano

Ho scritto recentemente, in questo blog, di media education e dei suoi limiti, il più macroscopico dei quali è, secondo me, la rinuncia a sottomettere ad analisi proprio il primo e più nobile dei mass media, vale a dire la stampa. E ho scritto anche di come, in quanto autore (ahimè) di lungo corso, ho maturato, praticato e vissuto il progressivo passaggio dalla carta al digitale. Ora provo a mettere assieme i due discorsi e propongo un racconto/ragionamento ancora una volta personale ma anche politico: tale, spero, da funzionare come riferimento per chi, dall’interno delle scuole (e perché no? pure delle università), intenda cimentarsi nella produzione di saggi, racconti o materiali didattici e non abbia pregiudizi negativi nei confronti del digitale, al contrario lo intenda come un’opportunità. Per male che vada, prendete questo brogliaccio come abbozzo di lezione (o di ciclo di lezioni) sul tema editoria.

Intanto, secondo lo spirito di un’auspicabile (ma ancora da maturare) media education ‘corretta’, andrebbe preliminarmente chiarito che editare un testo in forma di libro, non importa se su carta o in digitale, comporta la necessità di sovraintendere ad una serie di fasi.
In un elenco rozzo e provvisorio, certamente lacunoso, sono:
1. scrittura del testo;
2. allestimento del testo per la pubblicazione in libro;
3. distribuzione del libro;
4. promozione del libro;
5. impiego dei ricavi.

Verrà utile, poi, chiedersi chi sovraintenda alle singole fasi.
Di nuovo, procedo per schemi.
Si pensi al libro cartaceo:
– su 1. c’è l’autore (ma non sempre lui soltanto);
– su 2. c’è l’editore (con la sua direzione e la sua redazione, almeno per come le cose funzionavano fino a qualche tempo fa);
– su 3. c’è il distributore che l’editore incarica del compito di far arrivare le copie del libro nei luoghi di vendita;
– su 4. c’è l’editore che (talora in accordo con l’autore talora no) agisce in modo far sapere ai possibili acquirenti che esiste quel libro;
– su 5. c’è l’editore che provvede (se il libro vende) a recuperare le spese di investimento, remunerare l’autore (se con lui c’è stato un patto economico) e fare investimenti con gli eventuali guadagni.

Ora comincia il bello.
Sorge infatti il dubbio se il secondo elenco, quello delle attribuzioni, mantenga di validità anche in ambito digitale o invece la perda.
Non è per cavarmela liscia, ma la mia risposta è duplice: sì e no.
Mi spiego. Sarà sì se c’è un editore digitale. Ma attenzione: in ogni caso cambiano i componenti interni delle singole fasi. Così, tanto per limitarmi agli esempi più evidenti, la funzione autoriale tende ad ampliarsi, facendo perlopiù subentrare all’autore singolo un autore collettivo, mentre le funzioni di allestimento e distribuzione decisamente si alleggeriscono. Il tutto senza che si intacchino ruoli e prerogative. Questo per il sì.
E che dire a giustificazione del no? Può essere che, in forza del digitale, il termine intermedio della triade (autore/editore/distributore) scompaia e la partita se la giochino solo tra due, autore e distributore.
È questo il caso del self publishing. Lì l’autore gestisce le fasi 1., 2. (in parte o tutta) e 4. Detto in altro modo, il suo compito non si ferma alla stesura del testo ma si estende su altri due momenti: quello dell’allestimento del testo in libro e quello della promozione del prodotto. In questo e per questo si fa editore di se stesso. Self publisher, appunto.  Le altre tre fasi sono gestite dal distributore che: può contribuire all’allestimento, assicura che il libro digitale sia reperibile nei luoghi di vendita online, fa da intermediario economico tra acquirente e autore. Ovviamente cambiano i ruoli ma anche i relativi contenuti: così, inevitabilmente, non dovendo affrontare parte delle spese di allestimento e di distribuzione (non occorre carta, non occorrono mezzi di trasporto, non occorrono locali di stoccaggio e vendita) i prezzi dei libri digitali possono essere anche di molto inferiori a quelli dei libri fisici, e, paradossalmente, i ricavi per l’autore anche risultare di molto superiori. Allo stato attuale, la percentuale standard per un autore cartaceo, quando c’è, gira attorno al 10% del prezzo di copertina, mentre per un autore digitale self publisher, sempre che venda, può viaggiare attorno al 60%.

adottare

Così è andata col mio Adottare l’e-learning a scuola, versione 2013. Come è stato per l’altro titolo della collana #graffi, mi sono servito della piattaforma di self publishing digitale Narcissus.me. Il costo di investimento cui ho dovuto far fronte è di € 4,00 (sì, avete letto bene: quattro euro), corrispondente all’acquisto del codice ISBN. Questo perché il gruppo LTA (in particolare Andrea) ha provveduto a copertina e impaginazione (per quanto riguarda le immagini e i diritti di riproduzione, beh invito a scoprire voi stessi la soluzione che s’è trovata). Se invece avessi voluto ricorrere ai servizi del distributore di cui ho detto, l’allestimento del tutto mi sarebbe costato attorno ai 120,00 € (sì, avete letto bene: centoventi euro). Siamo lontanissimi dunque dalle migliaia di euro che taluni tipografi camuffati da editori chiedono ai malcapitati autori universitari e pure lontanissimi dai vertiginosi aumento dei costi di produzione lamentati da editori scolastici per via del passaggio al digitale. Non solo: poche ore dopo il varo del “contratto”,  il proprio eBook è presente in tutte le librerie online e da quel momento è possibile accedere al proprio pannello di controllo personale e verificare giorno per giorno il numero delle vendite che lo riguardano.

Sarebbe dunque bello, e pedagogicamente importante (anche per la crescita della media education), che qualche docente scolastico volesse tentare questa stessa esperienza, facendosi sostenere, per ideazione, allestimento e promozione dell’eBook, dai suoi stessi allievi o comunque informandoli e coinvolgendoli in tutte le fasi di cui ho detto.
Editarsi è bello. Sarà pure pure narcissico (per dirla con Gadda), ma dà forza alle idee e fiducia nella possibilità di farle circolare. Non è poco, oggigiorno.
Se dunque c’è chi decide di mettersi alla prova, sappia che a sostenerlo troverà pure noi.

Immagine di Francesca Carabini

Informazioni su Roberto Maragliano

Il Piccolo dizionario delle tecnologie audiovisive, scritto assieme a Benedetto Vertecchi, è del 1974. Da allora non ho smesso di occuparmi di quelle cose. Da persona che sta dentro il rapporto tra formazione e media, non sono le tecnologie che mi preoccupano, ma gli atteggiamenti superficiali di tanti nei confronti delle tecnologie.

Un commento su “Editarsi è bello. E pure educativo

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